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Stress da lavoro e da vita quotidiana, ma vogliamo veramente vivere così?

I BUCHI DI MEMORIA SONO UNA DISGRAZIA E I TARLI DELLA MENTE ANCORA PEGGIO

I media riportano in questi giorni una serie di fatti incresciosi, terribili e incomprensibili.

Che lo stress da lavoro e da vita a cavallo tra casa e ufficio, con figli, stia creando disagi che talvolta possono innescare “dimenticanze” tragiche è purtroppo un dato di fatto che si osserva sempre più spesso, anche se sono rari quelli fatali che arrivano alla cronaca con le sue tracimazioni e diffusioni nefaste, senza pudore e senza pietà.

Chi lavora nel campo della percezione, della mente, del comportamento umano, ben capisce le distorsioni che possono accadere ad una persona, sia sul lavoro, sia in casa, sia sulla strada.

Il grado di attenzione, di presenza, di consapevolezza di dove sei e cosa stai facendo è calato e non di poco.

Le cause vengono fatte risalire agli eccessi di ansia, allo stress continuo della pressione lavorativa e sociale, al clima malsano che stiamo tutti vivendo, in parte condizionati dalla continua stimolazione negativa che arriva dal contesto pubblico e dai media che enfatizzano ogni evento (la notizia è un prodotto, anche se di rapida obsolescenza, subito seguita da altra più incisiva e sempre negativa).

L’infortunistica si sa che oggi dipende molto più dal comportamento umano che da fattori tecnici specifici e in qualche modo anche eventi come quello della dimenticanza della bimba in macchina (fatto non isolato) rientra in questo campo, dove tutti dovremmo reimparare a focalizzare l’attenzione sulle cose che contano (le vere priorità) anziché lasciarci distrarre dagli stressori quotidiani.

Tuttavia il quadro di riferimento generale è che questa sorta di oblio, di buco di memoria, sembra alquanto più diffuso di quanto non faccia apparire la notizia giornalistica.

Infatti, se si guarda per un attimo a come vengono gestite le crisi famigliari e a quanti casi di violenza riempiono la cronaca (e sono solo la punta dell’iceberg), ci si rende conto che il disagio à molto alto e la fragilità individuale e sociale molto acuta.

L’aggressività che si ritrova in ogni dove è un ulteriore dato che conferma una patologia sociale di un certo rilievo, peraltro rinforzata da quei comportamenti fuori norma ed extra umani che le faide religiose (o politiche? O egoistiche?) stanno alimentando, creando tensione, propensione al panico, insicurezza, ambiguità, ansia. Tutti fattori che certamente inibiscono lo sviluppo di una società sana, matura, equilibrata.

Allargando l’orizzonte si nota che a livello politico le forze sociali sono in continua lotta fra di loro, senza minimamente considerare il bene collettivo (l’Italia è in ripresa, ma meno degli altri Paesi europei; il PIL cresce, ma meno degli altri; il debito pubblico cresce e più degli altri) e senza tracciare una benché minima rotta di sviluppo economico e sociale.

Anche questa variabile, apparentemente lontana dal disagio sociale crescente, ha un’influenza, destabilizzando sempre più e impedendo una visione positiva verso il futuro, fenomeno che riduce l’energia propulsiva di chi ha voglia di combattere e di contribuire ad una crescita che è sempre meno fruttuosa per il singolo e sempre più necessaria per la collettività (di cui il singolo è comunque parte).

Si ha proprio la sensazione che manchi respiro, che ci sia carenza di valori, che si viva per il qui e ora anziché per il domani che è dove tutti vivremo (meglio o peggio).

La tensione sociale è pervasiva, si manifesta ad ogni livello, a partire da chi ha ruoli politici o di governance (frequentemente senza alcuna etica o responsabilità sociale), lo dimostrano i continui risvolti delle indagini sulla concussione e sugli interessi privati in atti pubblici e come dice più o meno il PM Davigo “I politici rubano ora come allora, solo che oggi non se ne vergognano neppure”.

Il dramma è che questa entropia senza fine genera disgregazione sociale e ha un costo che sta diventando sempre più alto, per cui chi vuole lavorare bene fa sempre più fatica e paga le conseguenze in termine di stress e di anomia sociale: forse è per questo o anche per questo che “i buchi di memoria” appaiono sempre più gravi.

Meditiamo gente, meditiamo.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo

CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl

Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)

Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)

Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)

Trainer e Coach

Esperto di BBS (Behavior Based Safety)

Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon

Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)

Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro

Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia

Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)

Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore

Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

 

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