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foto Cesar Balaban

Storie e personaggi: Storia di un Armeno di Aleppo

(dal secondo libro “Un’altra patria)

1- LA NAVE ITALIANA

La nave italiana, ormeggiata nel porto di Beirut, era lussuosa; contribuiva con la sua illuminazione al fascino del tramonto. Era il 15 ottobre del 1969: una serata tiepida e piacevole nonostante la stagione autunnale.

Arad, stanco dal viaggio in auto da Aleppo sino a Beirut, salì sulla nave, senza esitazione. In quel momento stava deviando dalla strada maestra della sua vita per intraprendere un percorso sconosciuto.
La sua cabina era discreta, ma molto meno lussuosa di quelle ai piani superiori. <<È giusto che sia così>> – pensò Arad – <<sono semplicemente uno studente>>. La cabina era in comune con altri due giovani turisti inglesi. Cercò di instaurare un dialogo con loro, ma si rese conto che erano piuttosto snob nei suoi confronti. Fu la prima delusione, lui ammirava gli Inglesi, era affascinato dalla storia recente della Grande Bretagna, li considerava gli eredi dei Romani.nave crociera al porto

La sala-ristorante era pomposa, predominava il colore giallo-oro delle tovaglie e dei tendaggi. Spiccavano inoltre vari mobili di legno lucido. Arad non era a suo agio, non tanto per il lusso ostentato che faceva già parte della sua esperienza del passato, ma piuttosto per l’indifferenza degli altri. Era abituato a essere ben considerato, ma in quel ristorante anche i camerieri lo ignoravano; evidentemente gli ultimi cinque anni di socialismo e di politica antioccidentale della Siria trasparivano dal suo aspetto, dall’abbigliamento, dalle scarpe, dagli occhiali, dalla pettinatura.
Nella stessa sala c’era un giovane dagli Emirati Arabi che, nonostante il suo vestito folkloristico e il suo “primitivo” stare a tavola, attirava rispetto e attenzione da parte dei camerieri italiani. I due giovani inglesi invece si prendevano gioco del figlio dello sceicco, chiedendo a tratti anche la complicità di Arad. Tale fatto lo lusingava, vedendo che gli inglesi, a differenza degli Italiani, lo consideravano a un livello superiore rispetto al ricco figlio di uno sceicco.
Arad ostentava indifferenza, ma era un pesce fuor d’acqua. C’erano troppe cose nuove e inspiegabili. Il menu e la bevanda erano da decidere subito; il tutto era scritto in italiano con qualche parola in francese qui e là. Era abituato ai ristoranti, dove il cameriere portava, senza chiedere, una decina di antipasti e sostituiva i piatti vuoti con altri pieni e dove l’acqua fresca faceva sempre parte del coperto. In Siria non esisteva la tradizione di scegliere il vino: gli uomini armeni bevevano l’arak (bevanda alcolica all’anice e secca, chiamata anche ouzo e raki) e le donne la birra, e il dolce si mangiava al di fuori dei pasti, non subito dopo. Sono tradizioni diverse – pensò Arad; tuttavia, non riusciva a spiegarsi la quantità di sale che tutti versavano a cucchiaiate sui maccheroni e sul riso! Solo alla fine del viaggio si rese conto che si trattava di una strana forma di formaggio in polvere.
Arad in quel viaggio non riuscì a bere una birra poiché ogni volta che il cameriere gli chiedeva: “e da bere” lui rispondeva “si” interpretando la parola bere come beer in inglese.
Evidentemente il cameriere lo considerava un po’ tonto e non gli portava la birra.

Il primo approdo fu Siracusa e fu per lui una mezza delusione. Si era immaginato di vedere i discendenti del grande matematico Archimede, invece la gente era assolutamente normale, occupata con le banali faccende di ogni giorno; tuttavia questa prima città europea che avvistava gli sembrò pulita e molto ordinata in confronto alle città in Medio Oriente.

La seconda destinazione era Napoli, dove doveva sbarcare e poi proseguire in treno verso Bologna. Napoli somigliava molto a Beirut, con un pizzico d’invadenza maggiore: ovunque c’era gente che consigliava con insistenza i nomi di ristoranti e alberghi e perfino come procurarsi una prostituta.

Nei quattro giorni trascorsi sulla nave, durante un torneo di “braccio di ferro” aveva conosciuto un marinaio genovese, che gli consigliò di proseguire con la nave sino a Genova. <<È più comodo proseguire da Genova a Bologna, anziché da Napoli a Bologna>> affermò il marinaio. Così Arad pagò il supplemento del biglietto, che era ben settemila lire ( l’equivalente di 100 tazzine di caffè che costava allora 70 lire), e proseguì sino a Genova.

Era l’ottobre 1969, con due valigie ai suoi fianchi, Arad era fermo nella hall della stazione di Bologna, molto stanco del viaggio in treno non aveva trovato posti a sedere. In quel momento, se qualcuno gli avesse organizzato il rientro a casa, Arad sarebbe tornato senza esitazioni.

Cesar Balaban

Cesar Balaban, nativo di Aleppo ( Siria) da una famiglia di origine armena sopravvissuta al genocidio del 1915. Cresciuto tra culture diverse, armena per la famiglia, araba per nascita e quella americana per la scuola frequentata, si è trasferito in Italia nel 1969 con l’intento di andare negli Stati Uniti. Decide di fermarsi e frequentare gli studi di medicina a Parma e Milano, diventando chirurgo, professione esercitata negli ospedali pubblici fino al 2009. Essendo sposato con una italiana, dopo questo lungo periodo di permanenza ,considera l’Italia la sua quarta radice culturale.

 

 

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