Storia: 1924-1928 la fascistizzazione della stampa

A solo trenta giorni dalla marcia su Roma, Mussolini, Presidente del Consiglio, non esita ed esprimere il proprio pensiero sui mezzi che intende utilizzare.  Replicando ai senatori il 27 novembre 1922 egli afferma: “Non ho feticci, e, quando si tratta degli interessi della Nazione, non ho nemmeno il feticcio della libertà. Ecco perché, quando mi si è parlato della libertà di stampa, io, che son giornalista, ho detto che la libertà non è solo un diritto ma anche un dovere,  e quello che è successo in certi giornali romani mi dimostra esattamente che qualche volta si dimentica che la libertà è un dovere; ragione per cui il Governo ha diritto di intervenire; se non lo facesse, sarebbe insufficiente la prima volta ed in seguito sarebbe suicida”.

In tale quadro si opera su tre direttrici: stroncare con la violenza materiale o giuridica le testate avversarie; addomesticare editori e giornalisti con favori e lusinghe per  averli fiancheggiatori; promuovere la nascita di giornali fascisti.

Tra il 1922 ed il 1924 sedi di giornali vengono devastate e redattori bastonati o minacciati: a Torino la sede de L’Ordine Nuovo, a Milano il giornale L’Avanti, a Brescia la sede de La Giustizia, sempre a Milano gli squadristi compiono la prima irruzione della sede de L’Unità.

L’8 luglio 1923 il quotidiano “il Popolo d’Italia”, proprietario Mussolini, sotto il titolo “Senatore Albertini, a noi!” ospita un invito perentorio. “Senatore, vi sopportiamo da troppo tempo, e vi diciamo apertamente che basta! Senatore Albertini, ci sono tanti fascisti (tanti, tanti, tanti, noti, notissimi ed ignoti) in molte città d’Italia, che solo domandano per iscritto – assumendo in pieno l’onore e la responsabilità del  gesto –  di essere prescelti a radere al suolo la vostra indegna baracca (Il Corriere della Sera). Se questo non è avvenuto, potete immaginare chi dovete ringraziare”.

Mussolini ritiene di aver pazientato abbastanza  con la libera stampa e sottopone come Presidente del Consiglio alla firma del Re il decreto legge 15 luglio 1923 n. 3288 che detta norme sulla gerenza e vigilanza dei giornali e delle pubblicazioni periodiche. In forza di esso – in pieno contrasto con lo Statuto Albertino e con il successivo editto sulle libertà di stampa-  il Prefetto viene abilitato a concedere o a negare il riconoscimento del gerente responsabile  di un giornale (l’attuale direttore responsabile), e pertanto ad autorizzarne o meno la pubblicazione. Tutti i giornali eventualmente pubblicati in contrasto con le disposizioni del decreto legge saranno sequestrati.

Il  Giugno 1924 vede il rapimento e l’assassinio del deputato Giacomo Matteotti e l’opposizione al fascismo riprende fiato. La stampa accusa uomini e ideologie. Il regime vacilla.

Mussolini allora estrae dal cassetto il decreto legge liberticida 15 luglio 1923 n. 3288 sulla gerenza e vigilanza dei giornali, che aveva tenuto in sospeso, e lo pubblica sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia 8 luglio 1924 n. 159. Il provvedimento ha efficacia immediata. A distanza di ore viene seguito dal decreto legge 10 luglio 1924 n. 1081 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia 11 luglio 1924 n. 162) che dispone norme particolari urgenti atte ad applicare senza indugio il decreto precedente.

La stampa è ormai definitivamente in balìa del potere esecutivo.

La classe giornalistica tenta, come può, di opporsi. Poiché i decreti liberticidi prevedono che la diffida prefettizia contro il gerente di un giornale sia pronunciata dopo aver udito il parere di una Commissione di fui faccia parte “un rappresentante  della locale Associazione della Stampa”, il Comitato direttivo della Federazione nazionale stampa italiana, convocato d’urgenza, promuove al proprio interno un referendum sulla partecipazione o meno dei delegati delle Associazioni stampa nella Commissione . L’esito del referendum è consolante: 32 no, 7 sì, 5 sì con motivata riserva, 1 astenuto, 2 mancate risposte. Il 12 luglio 1924 con una circolare del Comitato direttivo della FNSI alle Associazioni federate, si invitano le stesse a regolarsi di conseguenza.

Con frequenza terrorizzante gli squadristi bastonano uomini, bruciano le redazioni, devastano le tipografie. Mentre l’autorità ufficiale con “calcolo” sequestra le tirature minando alla base la vita economica delle aziende editrici. Dal 1° aprile al 31 dicembre 1924 l’Avanti subisce 36 sequestri, e sono documentate 172 aggressioni, 46 devastazioni, 35 ferimenti e 16 omicidi in altre testate. La sconsolante lettura dei quotidiani di quei giorni presenta un titolo tristemente ricorrente: “Sequestri di giornali”.

Il 31 dicembre 1924 vengono sequestrati: a Milano il Corriere della Sera e quasi tutti i giornali di opposizione, a Torino la Stampa e il Momento, a Roma il Sereno, Il Piccolo, il Mondo, La voce Repubblicana, il Giornale d’Italia, a Napoli il Giorno, a Genova il Cittadino e il Lavoro, a Firenze Il Nuovo Giornale, a Verona L’Adige e il Corriere del Mattino.

Per contrastare (ed esautorare) la Federazione nazionale della stampa italiana, schierata in difesa della libertà, il fascismo organizza i propri giornalisti, invitandoli a congresso a Milano nel giugno del 1925. Mussolini interviene al congresso dicendo:” …una misteriosa divinità che si chiama opinione pubblica, e della quale ci strainfischiamo, sono sicuro che i giornalisti avversari ed eziando, i fiancheggiatori, troveranno  che un Congresso che non parla, un Congresso di soldati, di non politici è una specie di abominazione. Noi siamo ancora per fortuna un esercito”. Un esercito che purtroppo, travolge ad una ad una le superstiti isolate sentinelle della libera stampa.

Il 29 settembre 1925 la pubblicazione della Stampa di Alfredo Frassati, viene sospesa per decreto del Prefetto D’Adamo . Ritornato nelle edicole il 3 novembre con la nuova condirezione di Gino Pestelli e Gigi Michelotti il popolare quotidiano torinese deve abbandonare le vecchie posizioni antifasciste. Dopo l’attentato a Mussolini di Bologna il quotidiano viene nuovamente sospeso il 31 ottobre 1926 e ricomparirà solo il 29 novembre sotto la direzione del fascista Andrea Torre. Il pacchetto azionario della società editrice è ormai controllato dalla Fiat.

Il 28 novembre 1925 crolla la resistenza dei fratelli Albertini, costretti dagli attacchi di Roberto Farinacci e dei suoi pretoriani a cedere ai fratelli Crespi la propria partecipazione azionaria. Il giorno dopo sul Corriere della Sera, in testa alla prima pagina, si legge l’articolo di fondo “Commiato” di Luigi ed Alberto Albertini che resta uno dei documenti più nobili del giornalismo italiano, tallonato e soffocato dalle minacce e dalla violenza.

Il 5 gennaio 1926 la Gazzetta Ufficiale pubblica la legge 31 dicembre 1925 n. 2307 con la quale vengono perfezionati e integrati i precedenti decreti legge sulla gerenza e vigilanza dei giornali e dei periodici. Con essa (completata con il successivo regolamento 4 marzo 1926 n. 371) si stabilisce che “ogni giornale o altra pubblicazione periodica deve avere un direttore responsabile, che deve essere iscritto nell’albo professionale dei giornalisti”.

Con tre decreti varati nel 1927 e nel 1928 il fascismo perfeziona gli strumenti legislativi del controllo sulla stampa. Già nel 1922 le tre Unioni regionali editori di giornali  si erano fuse dando vita all’Unione nazionale che nel 1926 si trasformerà in Associazione nazionale fascista editori di giornali. Questa associazione con regio decreto 10 febbraio 1927 n. 183 verrà giuridicamente riconosciuta come Associazione unitaria di carattere nazionale e come tale abilitata a rappresentare l’intera categoria e a stipulare i contratti di lavoro con i dipendenti.

Con regio decreto 7 aprile 1927 n. 651 viene riconosciuto giuridicamente il Sindacato nazionale fascista dei giornalisti con rappresentanza esclusiva di tutta la categoria. Nel suo atto costitutivo al punto 1 si legge. “ il Sindacato non è soltanto un’organizzazione sindacale di tutela dei diritti professionali dei giornalisti italiani, ma è anche lo strumento squisitamente politico agli ordini del duce e del partito fascista” .

Mentre con regio decreto 26 febbraio 1928 n. 384 viene istituito l’Albo professionale dei giornalisti, eccone alcuni passi: “Art. 1 – Per esercitare la professione di giornalista nei periodici del regno e delle colonie  è necessaria l’iscrizione nell’albo professionale” . “art. 5 …. In nessun caso possono essere iscritti e , qualora vi si trovino iscritti, devono essere cancellati, coloro che abbiano svolto una pubblica attività in contraddizione con gli interessi della Nazione…” . Mussolini intervenendo alla Camera il giorno dell’Ascensione il 26 maggio 1927 tra le altre cose dice. “….l’opposizione non è necessaria al funzionamento di un  sano regime politico. L’opposizione è stolta, superflua in un regime totalitario come è il regime fascista (…..) Quindi,  nessuno speri che, dopo questo discorso, si vedranno dei giornali  antifascisti, no”.

Il segretario del Sindacato nazionale fascista dei giornalisti, Ermanno Amicucci, il 10 ottobre 1928, quando Mussolini parla ai direttori di settanta quotidiani fascisti a palazzo Chigi , (celebre poi, nel 1944,  come direttore de la Stampa per aver scritto il famoso articolo di fondo: “Se ci sei batti Un colpo”, indirizzato al governo nazifascista di Salò), ribadisce allora:” Come l’eccellenza vostra ha detto in nessun paese del mondo la stampa è oggi veramente libera e indipendente come in Italia (…) il giornalismo quindi aderisce spontaneamente e intimamente al regime”.

Termina così la libertà di stampa, la voce del popolo attribuiva  allo stesso Mussolini, che pure non è mai stato  molto spiritoso, una barzelletta la quale diceva che ormai si poteva benissimo abolire tutta la stampa politica, lasciando agli italiani un unico giornale intitolato: “La voce del padrone”.

Franco Mauroner

*Fonti: giornali di proprietà dell’autore – Storia del Giornalismo Italiano di Ugo Bellocchi  vol. VIII 1979 – Gazzette Ufficiali –  Atti del Parlamento Italiano

 

Franco Mauroner, funzionario pubblico, ritirato dal lavoro, è stato responsabile della comunicazione istituzionale e trasparenza del Comune di Trezzano Sul Naviglio. Dal 2007 al maggio 2012 segretario particolare del Sindaco di Abbiategrasso e per il Comune di Trezzano Sul Naviglio in oltre un trentennio ha ricoperto le funzioni di funzionario dell’area sociale, dell’area culturale e dell’area informatica. Ha collaborato con Anci, Ancitel, Upi, Uncem; inoltre è stato consulente per Anci risponde ed Anciform, Legautonomie, Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano, Associazione dei Comuni del Lodigiano, DTC PAL del Canavese, Consiel Enti Locali. Svolge attività di docenza e consulenza nella Pubblica Amministrazione in materia di applicazione della legge sulla trasparenza, del codice privacy, di diritto all’accesso, di comunicazione istituzionale.

Ha pubblicato alcuni volumi e numerose pratiche per la pubblica amministrazione e ad oggi pubblica articoli e saggi su varie testate (Comuni in rete, Pa-Web, Il Sole 24 ore, Strategie Amministrative, Italia Oggi, Ascolodi, Ordine e Libertà).

Ha anche per il 2017 l’attestazione professionale di “comunicatore pubblico”, cioè responsabile della comunicazione istituzionale, inoltre è stato nominato componente la delegazione Lombardia dell’Associazione Comunicazione Pubblica.

 

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