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Sport & Work n.97 – 12/2017 – anno 4 La priorità della vita nelle generazioni passate

Caverne, palafitte, nuraghe assistono all’incendio della  Grenfeel Tower di Londra e giudicano la nostra civiltà!

Attonite assistono all’incendio della Greentower in una simbolica dimensione non spaziale, ma ideale e di confronto di valori.

Comunicano incredule  fra loro le opere umane che fin dai primordi hanno avuto il compito di difendere l’uomo dalle belve e dagli agenti naturali che ne minacciavano l’esistenza.

Il loro linguaggio muto vale più di mille parole, molto  più dei balbettii di scuse e di rammarico dei responsabili dell’incuria imperdonabile da parte di chi avrebbe dovuto prevenire  la strage. Assomiglia al linguaggio muto degli animali feriti.

Tentiamo di immaginare i loro pensieri visitando con modestia quelle abitazioni.

Se entriamo nelle caverne che protessero i nostri progenitori e la loro prole, vediamo spesso  graffiti che riproducono scene di caccia, animali che, oltre ad abbellire quelle cavità non certo confortevoli, davano un senso all’esistenza breve e faticosa di quelle creature, ai nostri antenati.

Le palafitte testimoniano di altre forme di protezione, quando la vita era senz’altro difesa con buona volontà e grande ingegno.

E immensa è la  meraviglia che ci prende quando visitiamo i Nuraghe sardi, ancora intatti da millenni, capolavori di architettura e ingegneria, dove, senza condizionatori di marca, erano le pietre sovrapposte in equilibrio a generare la temperatura fresca nelle torride estati.

In breve queste e altre dimore ci dimostrano la cura per la VITA e l’impegno che erano al primo posto per le società primitive.

In un’epoca che si vanta di costruire grattacieli, aerei e navi grandi come palazzi, nell’epoca dei viaggi spaziali, una torre di ventiquattro piani, a Londra, A Kensington, un quartiere di prestigio,  viene lasciata senza protezione, anzi con rivestimenti in plastica economici, pericolosissimi e non a norma. Si è deciso di risparmiare 2 sterline a metro quadro in un restauro completato un anno fa.

Da tre anni gli abitanti protestavano per la mancanza di un adeguato allarme anti incendio.

Quello che fa disperare è l’indifferenza di chi è preposto alla sicurezza del popolo, di chi specula sulla povertà, sul bisogno di lavoratori che si fidano.

Come lontani sembrano i tempi di “ home , sweet home”, quando gli Inglesi e i loro ospiti abitavano nelle villette unifamiliari contornate dal giardinetto modesto!

Mi ricordo di aver soggiornato in Inghilterra per un corso della lingua in una di queste dimore, non brillanti per la pulizia, ma non certo pericolose prigioni in cui morire per il divampare di un incendio. Erano casette dotate di piano terra e un piano alto per le camere da letto…ci si poteva salvare scendendo una sola rampa di scale.

Se vogliamo costruire dimore che toccano il cielo, dobbiamo munirle di difese adeguate: sembra ovvio ma per i responsabili della Grenfeel di Londra non è stato così!

E ora che vadano a dirlo ai genitori e ai parenti delle vittime morte in quel rogo!

 

Luciana Brusa

 Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato tre romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ), ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ) e “Il peso nel ventre” con prefazione di Anna Marani Cortese ed. Sport & Work (2016). Dal 2013 collabora al giornale Sport & Work.

   

 

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