Sanità in Veneto, mala tempora currunt

Non voglio parlare di qualche spiacevole episodio di malasanità come ogni tanto si verifica, con ferri chirurgici dimenticati nell’addome di un paziente, o reni sani asportati per sbaglio al posto del controlaterale malato.

Però la notizia è ugualmente di quelle che, quando capita di leggerle, ti inducono a stropicciare gli occhi e a riguardarne il testo con la massima attenzione, nella convinzione di aver frainteso il contenuto, o di poter individuare un refuso tipografico che possa capovolgere il senso del comunicato: recentemente dalla Regione Veneto sono state emanate precise raccomandazioni circa l’impiego di strumentario di sezione e coagulazione (bisturi a ultrasuoni e radiofrequenza), indicando i casi in cui può essere utilizzato uno strumento piuttosto che un altro, e quelli in cui tali strumenti non devono essere impiegati.

Traduco in termini ancora più semplici il concetto, perché possa essere meglio comprensibile nella sua assoluta incredibilità: i medici specializzati in chirurgia che esercitano nelle strutture sanitarie di questa regione saranno costretti d’ora in avanti ad utilizzare non la strumentazione che ritengono in scienza e coscienza  più adatta alle circostanze operatorie, bensì forzatamente soltanto quella che, per decreto, viene indicata loro da una delibera degli amministratori.

Eppure, lo scorso 4 maggio, proprio il Veneto ha ricevuto il Premio Innovazione Digitale in Sanità promosso dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, ed è stato incoronato nella categoria ‘Servizi regionali’ per un brillante progetto che concerne il sistema informativo per il Servizio Sanitario Regionale. Esso, basato sulla piattaforma di Enterprise Service Bus (ESB) denominata HealthShare, consente infatti di indicizzare tutti i documenti prodotti dagli attori territoriali, gestendo i problemi di sicurezza e privacy, i sistemi di codifica e le differenti terminologie utilizzate.

Ma non solo: sempre nella stessa Regione è stata da poco resa disponibile a tutti i cittadini residenti, una app per una migliore informazione ed organizzazione personale delle vaccinazioni, cosa evidentemente molto lodevole vista la preoccupante tendenza locale ad un calo della copertura vaccinale, dovuta spesso a notizie prive di fondamento, ma di grande impatto emotivo, e che spingono i più titubanti ad evitare questa fondamentale metodica di prevenzione.

Insomma, dopo due simili “fiori all’occhiello”, che forse hanno dato alla testa di qualcuno tra gli occupanti delle poltrone che governano la sanità nel Veneto, questa decisione di interferire così pesantemente dal punto di vista tecnico-strumentale con l’operare dei chirurghi, non mi pare possa proprio essere definita altrettanto illuminata.

E’ del tutto evidente, infatti, che questo diktat andrà a ripercuotersi negativamente soprattutto a danno dei pazienti: come potrà affrontare con tranquillità un intervento un malato che finisca sotto i ferri, sapendo che chi lo opera, per quanto esperto nella propria disciplina, viene costretto dagli amministratori ad utilizzare attrezzi del mestiere meno performanti, e per giunta con cui magari ha poca confidenza?

E’ giusto che in una tra le regioni più ricche di una delle Nazioni con un sistema sanitario che viene universalmente considerato tra i migliori in assoluto, un chirurgo debba essere “limitato” dai burocrati nella scelta dei propri strumenti?

Questo può essere accettabile se si opera in un ospedale da campo in zone di guerra, o in un Paese del Terzo Mondo, perché sono situazioni estreme in cui il medico cerca di fare comunque del proprio meglio con le poche risorse a disposizione, e certo non rischia da parte del malato o della sua famiglia una denuncia per lesioni e una causa per risarcimento danni.

Quest’ultima evenienza, viceversa, dalle nostre parti è invece tutt’altro che infrequente, e quindi la probabilità di dover indennizzare pazienti “insoddisfatti” per le conseguenze di aver utilizzato strumentazioni che non sono all’avanguardia potrebbe rivelarsi persino sconveniente sotto il profilo finanziario, al netto del risparmio che la rinuncia a tecnologie migliori può garantire.

Ma poi, le sacche di spreco in Sanità sono ben altre, e vi si potrebbero recuperare fondi senza correre il rischio di mettere a repentaglio la salute della gente con provvedimenti così poco etici.

E come potranno sentirsi i chirurghi veneti, nel subìre questi condizionamenti imposti dall’alto che possono compromettere la qualità del loro lavoro?

Ve lo dico io: come un pilota di Formula Uno, se la sua scuderia gli comunicasse che d’ora in poi dovrà correre anche sotto la pioggia con le gomme da asciutto, e magari rigenerate, perché costano meno.

Insomma, come diceva Cicerone: Mala tempora currunt, sed peiora parantur.

Vale a dire: siamo attraversando un brutto momento, ma se ne prospettano di peggiori… speriamo di poterci risparmiare almeno questi ultimi.

Concludendo, lo ammetto: mi darebbe un fastidio incredibile se uno degli amministratori della Sanità del Veneto in caso di bisogno dovesse venire a farsi operare qui da noi in Lombardia.

Carlo Napolitano


Carlo Napolitano
, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina  2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.

Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:
2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.
2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga
2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

 

 

 

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