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Sport & Work n.58 – Neet Generation, essere giovani è crederci potentemente

Tra popoli sfortunati, cittadinanze incerte ed etnie sottostimate non ci siamo noi in prima linea, non ci saranno i nostri figli.

Quei bambini sbarcati alla fine..saranno la gioventù’ di domani ed insieme a loro si farà’ il punto, ci saranno conseguenze a catena con nuove responsabilità’ e si inventeranno altre regole e nuovi diritti al posto di quelli dimenticati.

I giovani sono giovani, ovunque tutti uguali, una costola del mondo da una parte e un target per app dall’altra ma un grande valore e un capitale umano, il fascino di un potenziale che nessun missile potrà mai raggiungere

Una volta si parlava di futuro. Ora meglio tacere per discrezione. Meglio parlare di globalizzazione e del sentire universale

Cerchiamo la coesione anche se non ce n’è’ ed è’ troppo ampia la forbice delle disuguaglianze ampia anche quelladelle differenze nel sociale. Troppi abbandoni scolastici ed emorragia di studenti universitari, ragazzi ai margini, altro che benessere equo e solidale, se non è’ un progetto sono solo tre parole in fila.

Essere giovani è’ un cheeseburger democratico che non fa distinzioni tra ricconi e riccastri tra bianchi e neri, tra poveri e più poveri, tra “carne da gommone” e filetto scelto.
I giovani corrono e concorrono e si allenano a vivere. Punto.
Sono una sfumatura di gioia nel quotidiano e la vera unità’ di misura tra le generazioni.

A volte sono atipici..ma li riconosciamo creativi sensibili ai diritti umani e allo sviluppo globale.
E cooperano abbastanza con i loro pari di altri continenti nei progetti di educazione.

Non è lontana l’Europa della Nannini che cantava i giovani polacchi e dell’Est che dopo il crollo del muro viaggiavano solitari e senza meta.
Ragazzi da “bistrot“ con il cuore fuori strada” nomadi senza bandiera e precari, la sfida di una vita scampata all’incubo di una guerra e molta devozione nel cuore solo per aver fatto un salto di libertà’.

La canzone del ragazzo italiano scampato invece all’università’ è’ un rap propiziatorio per garantirsi almeno un “apecena” a settimana, un halloween da celebrare e un’agenda di stimoli da annegare nella birra.

Un tatuaggio dopo l’altro per marcare la differenza con chi li precede per emulazione e desiderio di sintonia con i coetanei nordici più’ gratificati in banda larga e tecnologia.
Nella media, inconsapevolezza e un pizzico di autocommiserazione, poco spazio dentro una discreta indipendenza e la vaga sensazione, non molto giovanile, di avere il meglio alle spalle.

Non viaggiano e non espatriano quelli che non amano portare a spasso ambizioni di poco fascino ne’ quelli dalle troppo scarse risorse economiche.
E questo è un limite perché se la fame vien mangiando…le opportunità’ arrivano vivendo.

Il ragazzo italiano tipo è sempre in bilico tra cautela e saggezza, così rischia di spegnersi progressivamente legato alla famiglia, ai nonni o al territorio in odore di esproprio.

Di bamboccioni benestanti ne son rimasti pochi, la crisi se li è portati via, chissà dove.
In un paese che sembrava pacificato da buoni equilibri ed allegria, ecco emergere nuove poli di difficoltà economiche e sociali e warning statistici.

Ritornano i giovani irrisolti e senza sogni che indossano l’abito adolescenziale dell’insoddisfazione e della non crescita.
E mai pietà fu più pietosa…diffusamente critica la condizione dei molti giovani alle corde in questo momento. Un diritto all’emancipazione tecnicamente negato, una soluzione sospesa a tempo indeterminato ed una trascuratezza tanto intima quanto organizzativa e sociale.

Quanti sono in grado di confrontarsi con la caparbietà di essere giovani nel mondo nonostante la UE si impegni con studi e progetti a risolverci il problema?

La famiglia italiana torna in campo mutata geneticamente e un pò vampirizzata. Lo fa da protagonista attraverso monologhi sempre più incomprensibili ma non lascerà i neet in pasto alla Rete ne’ senza welfare domestico.

Essere neet non è un ‘invenzione della ricerca statistica ma un fenomeno reale.
Se non è’ allungamento della giovinezza di sicuro è’ preoccupante ritardo.

L’acronimo nasce nei paesi anglosassoni dove occupazione e benessere da sempre corrono di più e dove ogni fenomeno indipendentemente dai numeri, incontra una sua dignità.

In Italia, dati 2015, i neet sfondano il 24% del 40% relativo alla disoccupazione generale con imbarazzante scostamento sul tasso medio di neet di altri paesi EU28.

Non ribelli, come buon senso vorrebbe, ma due milioni d giovani a guardare stelle che non brillano più.
Da 15 a 29 anni rigorosamente senza educazione ne’ impiego ne’ impegno in training alcuno.

Troppi ragazzi in difficoltà, amori di mamma appena iscritti all’università e già pentiti.
Lontani da se stessi e alieni dal modello nordico europeo.

Interdetti davanti a tanta “ineccepibilita’’ in tema di educazione che poi produce stravaganti azioni contro la diversità culturale stragi di boy scout , muri infiniti e sgambetti ai migranti.

Increduli perchè chi sconta la pena per la strage di Utoya lo fa nel privilegio di una cella indipendente e da studente (forse oggi già docente ) della facoltà di scienze politiche.
E mai scelta fu più pertinente l’intelligenza in Norvegia non si abbandona neanche se criminale.

Dai college e dalle chiese sparano i ragazzi americani e sparano davvero.
Cosi’ autoreferenziali nel farsi carico con le armi e con il panico delle loro lotte d’integrazione…
maestri di inclusione sì ,ma con qualche riluttanza.

Sotto la polvere del mondo tanta povertà’ mentale permanente e diffuso sottosviluppo.
Pronipoti di navigatori i nostri neet italiani sono solo consapevoli giovani da casa fino a tardissima età,
In una manciata di secoli ci caratterizzano le poche cognizioni e la scarsità’ degli orientamenti.

A casa tra una Nike e una pantofola i neet non sono altro che figli dei mutui,figli con il debito o magari già nipoti di un calcolo pensionistico sbagliato.
In eredita’ dipendenze senza fine, partite iva e i minuetti moderni della politica fatta di gesti sessisti e lancio di oggetti.

Il nostro tasso “finito” per la disoccupazione è vicino a quello degli altri paesi europei ma la sua composizione all’interno è diversa perchè include una inattività totale giovanile senza precedenti.

Le ragioni sono molteplici, ci sono mollezze individuali se volete ma soprattutto mancano solidi investimenti in politiche sociali attive.
Politiche di attualità’ di sensibilità’ di logica e di risultati.

Intanto nella guerra giornaliera per il lavoro e nel lavoro stesso, il quadro è davvero cambiato.
Evoluzione bizzarra è poco, jobs act o no, è evidente che rimane tanta indeterminatezza e non saranno certo i neet , fascia debole, a sapersi inventare un lavoro perchè è’ un arte che non conoscono.

Conoscono benissimo il silenzio e un amaro rincrescimento, la consapevolezza di essere instabili con poche risorse e senza troppe motivazioni.
Non più’ tanto maschilismi nel lavoro o ingiustizie di genere ma qualche incubo d’identità’.

Rimarchevole la variabile gay che in settori specifici domina o incalza in un corpo a corpo vero, a volte persino sleale.
Nell’aria un’offensiva soft che sega almeno un paio di generazioni di giovani più che inibiti nella propria capacità progettuale.

Come ha dimostrato l’Expo di Milano di lavoro ce ne potrebbe essere tanto ma di fatto non può realizzarsi se non attraverso una significativa o totale rivoluzione culturale per la sostenibilità’ che farebbe ripartire l’italia che è’ rimasta indietro.
Il nostro paese che va in controtendenza è’ proprio difficile da immaginare.
Piovono troppi fatti, che ci separano dalle soluzioni.
L’accoglienza è priorità’ ma si capisce che è la compassione da sola a chiamare il principio europeo di sussidiarietà della Ue e non il diritto.

Afono è il richiamo della politica europea verso il lavoro giovanile, c’è monitoraggio ma poca pianificazione.
Con la chiara deduzione che l’assenza di strategia dell’unione o il suo semplice ritardo, non solo non aiuta il cambiamento atteso, ma legittima molti dissidi al suo interno e fuori, infliggendo a tutti qualcosa, immigrazione incontenibile e solidarietà sommaria.

Essere giovani è oltre il denaro che si ha in tasca, è percepire tutto e pensare in grande.
E’ crederci potentemente con ispirazione quasi divina.

Essere giovani è anche sorridere e sbellicarsi, appassionarsi davanti alle trasformazioni culturali e mediatiche che ci portano dal barone rampante al manager e dal manager al manager rampante.
Non quello in carriera ma quello ormai arrivato all’apice eppur costretto ad arrampicarsi ancora perchè inseguito dai dipendenti….

Imparate ragazzi da queste metafore! Imparate la responsabilità e l’integrità e non smettete mai di crederci con coraggio..
“Forever young” cantava teneramente Bob Dylan a suo figlio che negli anni ‘80 già’ presentava tracce di neettismo….
Cantava pregando “may you stay forever young..” come un padre che augura a suo figlio di crescere sano retto e appassionato.

Sappiate che i neet esistono trasversalmente da tempi non sospetti.
Neet che fa rima con Beat e l’assonanza dei termini sposa anche il contenuto.
Stralunati senza età’ e senza lavoro, alcuni si definivano figli dei fiori
Capelloni scappati di casa convinti curiosi ed ecologisti più dei no tav.
Pacifisti scampati al boom economico e al Vietnam colmi di grandi ideali di libertà soprattutto sessuali, makers della coppia aperta ..e dello sballo tanto per.

A 40 anni molti di loro erano nella medesima condizione dei neet di oggi.
Possiamo raccontare che trovarono lavori artistici ed intellettuali nella moda come nella fotografia ma soprattutto nella musica. Molti ebbero successo.
Non fu certo inutile apologia della giovinezza la loro ne’ disumanità.

Posto che in certi luoghi e a determinate condizioni essere giovani non è mai stato facile , nessuno ha divulgato le difficoltà giovanili meglio di loro. E nessuno ha fatto più conquiste usando al massimo una chitarra.

Per questo resiste anche il mito di “Gioventù’ Bruciata” al suo sessantesimo anniversario.
E molti altri miti sono nati intorno a quelle stesse storie americane di esibizionismi, dipendenze, solitudini, piccole e grandi sofferenze di ogni generazione per crescere.

Lui quel James Dean, t-shirt bianca e mille paranoie nel film e nella vita, voi vintage… la preoccupazione di campare intanto e poi di crescere in esperienza per poter lavorare.
Ansia a cui dovrete cambiare il segno, trasformando l’attesa in coltivazione e la pistola in zappa.

Con quella zappa provate a spaccare il mondo ciascuno dal proprio settore, che sia nello sport nel volontariato o nell’associazionismo, ma non restate con le mani in mano perchè quello sì sarebbe un danno grave, verso voi stessi.

Se poi qualcuno se la sentisse di fare il politico… dopotutto è sufficiente mantenere i piedi nella terra avere ideali bonsai e non offrire grandiose soluzioni.

Esistono molti precedenti.
Little Ester

One Comment

    • lina tedesco

    brava little easter!

    leggete su wired.it un altro punto di vista

    “Perché le pensioni anticipate sono una fregatura per i giovani”

    13 Ottobre 2015

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