Blog

foto romeo ciminello

Sport & Work n.57 – La polemica politica intacca il valore etico dello sport ovvero GRATTA E.. VINCI.. UNA…..PENNETTA!!!!

Eccoci di ritorno dalle ferie estive per ricominciare il tran tran di un nuovo anno che sarà denso di sviluppi per il nostro Paese e anche per le attività sportive che lo coinvolgeranno soprattutto i giochi della XXXI olimpiade che si svolgeranno a Rio de Janeiro nel 2016.

La mia riflessione si focalizza sui fatti che hanno caratterizzato la pagina sportiva della prima metà di questo mese, e soprattutto sulle vittorie agli Open Usa di Tennis delle due italiane Roberta Vinci e Flavia Pennetta e la vittoria di quest’ultima della gara finale.

Per chiunque abbia assistito alle gare ritengo che lo spettacolo sia stato quanto di più emozionante ci si potesse aspettare soprattutto perché come sappiamo le capacità sportive degli atleti italiani non sono messe in discussione dagli avversari quanto più dalla loro autonoma incapacità di crederci. E questa volta invece non è successo!

Questa volta invece, il sogno si è avverato perché le due atlete ci hanno profondamente creduto ed hanno giocato come componenti di una squadra: l’Italia.

Una squadra che era in grado di fare risultato e che grazie all’impegno di ciascuno l’ha realizzato. Così abbiamo visto Roberta Vinci annullare la sindrome di onnipotenza della Williams e nella finale l’incontro tra Roberta e Flavia, manifestarsi esattamente come lo sport deve essere: bellezza di partecipazione dove la vittoria del migliore non è assolutamente invidiata dal perdente che invece al contrario ne gioisce sinceramente perché si sente parte concreta di quella vittoria.

Ecco quello che vorrei sottolineare in questa manifestazione. I valori che sono stati espressi dalle due atlete sono veramente un patrimonio tutto italiano che abbiamo il dovere di valutare, trasmettere e far comprendere agli altri.

Lo sport è agonismo e non antagonismo, è voglia di vincere, ma non di annullare l’avversario, è voglia di competere vale a dire di giocare insieme. Tutto questo è stato dimostrato in maniera chiara dalle due atlete che hanno saputo scambiare i colpi più insidiosi scaturiti dalla propria abilità, non per voler battere l’avversario, ma per scegliere la perfezione di gioco.

Ecco il vero segreto dello sport e nel dire questo il mio ricordo va al campione di box di tutti i tempi qual è stato Cassius Clay alias Mohammed Ali. Nei suoi incontri infatti la sua perfezione pugilistica non aveva bisogno di cattiveria o di aggressività che gli altri pugili mettevano nelle loro scaramucce. Cassius Clay aveva capito che la bellezza della nobile arte era tutta intrisa di abilità proveniente non dalla necessità di vincere “stendendo” l’avversario, bensì dal fatto di dimostrare che la prestanza fisica dell’atleta che si è allenato con cura e che possiede tutti i numeri per poter vincere è un presupposto effettivo della vittoria finale.

Ecco allora che l’emozione dell’incontro si concretizza nella ricerca della perfezione dei colpi, nella ricercatezza dello stile, nella lealtà del gioco e soprattutto nell’autostima che ciascuno ha nelle proprie possibilità.

Il match che si è svolto agli Open Usa è stato veramente emblematico di ciò che la parola sport non significhi tanto per coloro che la praticano, quanto per coloro che come spettatori fan, tifosi e simpatizzanti la vivono con sentimento. Si quello che guida lo sport è il sentimento e non la sete di vittoria. Quel sentimento che avvolge il profondo dell’animo di ciascun partecipante e che lo rende un tutt’uno con l’atleta impegnato nel gioco e fa sì che lo spettatore vi partecipi con il proprio cuore di appassionato.

E’ stato bello vedere nel match, il clima di competizione sportiva in una configurazione amicale di notevole livello. E’ stato come ritrovarsi in un ambiente dove ogni ricerca del punto non era una aggressione del clima di pace esistente, ma solo uno sforzo a fare meglio, ad osare di più a cercare di raggiungere la vetta sapendo che l’astuzia dell’altro, l’abilità dell’altro è un incitamento a fare meglio e certamente l’errore dell’altro non è una soddisfazione; ma una cosa che pur se a proprio favore, non dà gioia perché il clima di pace e di amicizia non permette l’esistenza dell’invidia, non alberga il sentimento di gelosia, ma una voglia entusiasta di concorrere, al meglio, al raggiungimento della vetta ognuno secondo le proprie possibilità.

Ecco l’insegnamento che ho detratto da quel meraviglioso incontro dove inoltre si respirava una rivincita dello spirito italiano su quel mondo fatto di antagonismo, di soldi e di disprezzo dell’avversario annientato sul campo. Sì, anche se alcuni possono non essere d’accordo, la mia esperienza nello sport, specialmente quello individuale, così come dettatoci dagli stereotipi statunitensi, è stato sempre di dimostrare che chi arriva primo ha il diritto/dovere di sentirsi superiore all’avversario, senza dovergli nulla, senza doverlo ringraziare per la possibilità ricevuta di giocare al meglio delle proprie possibilità.

Infatti ciò che conta è la busta, è il denaro che sta dietro la competizione e non certo il grande carico di valori che la vittoria porta con se. Dopo gli open, dopo gli abbracci tra Roberta e Flavia, dopo i sorrisi allegri ed il clima disteso che ci hanno comunicato con il loro entusiasmo, dobbiamo tornare a guardare allo sport non più in termini di vittoria, guadagno, scommesse, gadget e pubblicità com’è ormai d’uso.

Dobbiamo invece ritrovare quella schiettezza di valori che permette all’uomo di raggiungere la sua autenticità sulla base del sacrificio effettuato per ottenere la vittoria grazie però anche al sacrificio di qualcun altro che si è sobbarcato del medesimo percorso mettendo in campo abilità, bravura, astuzia, intelligenza, scaltrezza; ma anche e soprattutto tanta e tanta umiltà, abnegazione e volontà di cimentarsi con se stesso per dimostrare, al proprio orgoglio di essere umano, di aver compreso appieno la lezione dello sport e soprattutto il valore del proprio concorrente che non si guarda come avversario, ma come partecipante al gioco.

Questo segreto è il fulcro su cui fa leva l’etica dello sport.
Purtroppo tutti questi discorsi, anche se altamente edificanti, non sono sentiti da molti, non sono stati riportati dai giornali, anzi, i molti che si sono interessati a questo incontro, invece di approfondire il pensiero su questi valori, si sono lasciati prendere dalla presenza al match del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e da questo episodio scatenare una polemica sulla sua lecita o meno lecita partecipazione, ma non tanto su questo, quanto più sul fatto che sia stato più o meno giusto che avesse usufruito di un volo di stato per essere presente al Match. Era o non era suo diritto??

Io non voglio entrare in polemica con nessuno, vorrei in questa sede riportare soltanto il senso etico di tutto quanto è accaduto, facendo attenzione a ciò che sono stati i fatti, a ciò che invece sono le singole aspettative di ciascuno di noi e a ciò che a mio avviso, sarebbe stato opportuno fare da parte del Presidente del Consiglio.

Qui io credo che andando per gradi vada ristabilito il senso della partecipazione delle autorità di un paese ad una manifestazione sportiva. Ciò che va immediatamente preso in considerazione è l’importanza della manifestazione sportiva, se questa è di carattere mondiale, allora la rappresentanza non solo è dovuta, ma è sacro santa.

Nel caso degli open Usa possiamo dire che la manifestazione è a livello mondiale perché lo Slam oltre a quest’ultima, si compone di altri tre tornei annuali da inserire tra le più grandi manifestazioni mondiali: Australia Open, Open di Francia e Wimbledon che compongono il grande Slam che rappresenta la vittoria massima a cui certamente aspira un tennista e che ne fa anche il vanto del proprio Paese.

Quindi che ci dovesse essere una massima rappresentanza italiana era non solo scontato, ma addirittura un atto dovuto. A questo punto occorre chiarire che cosa significa alta rappresentanza italiana. Per il nostro Paese la rappresentanza, come in tutte le democrazie che si dicono tali, appartiene al Presidente della Repubblica Italiana che è l’unico costituzionalmente titolato a rappresentare l’Italia all’estero. Quindi Renzi non aveva alcun titolo per recarsi agli open, ma avrebbe dovuto spingere il Presidente Mattarella a recarvisi. Renzi è capo dell’Esecutivo e quindi il suo recarsi all’estero in veste ufficiale deve essere giustificato esclusivamente da risvolti operativi, come quello di prendere accordi, sottoscrivere impegni, attivare linee di credito, sostenere flussi di esportazione, intavolare rapporti di sviluppo in partenariato ecc.

Appurati questi presupposti, appare evidente che qualcuno era necessario che si recasse a New York, tanto più che era accaduto un avvenimento esclusivo ed inimmaginabile per il nostro Paese: non solo Roberta Vinci aveva eliminato Serena Williams, ma la finale si sarebbe svolta tra due italiane, in un Paese dove l’Italia ha una importanza fondamentale, non solo come immagine, ma anche come rapporti socio-economico-culturali.

Che cosa avrebbe dovuto fare Renzi? Innanzitutto sollecitare il Presidente, come abbiamo detto;in caso negativo sarebbe stato nelle sue prerogative costituzionali recarvisi, ma non nella veste di solo rappresentante, bensì nella veste di promotore di spunti di sviluppo socio-economico-culturali tra Italia e Stati Uniti. Tanto più che il Presidente del Consiglio non più tardi di quattro mesi fa è stato reduce da un giro negli Stati Uniti, a Washington D.C. il 16 e 17 aprile con importanti appuntamenti presso l’Università di Georgetown e con il presidente Barack Obama alla Casa Bianca.

Quindi se avesse avuto chiari i propri compiti, avrebbe senz’altro saputo come interpretarli suscitando degli incontri operativi a latere della manifestazione, che avrebbero ampiamente giustificato la sua presenza anche agli Open. Tra l’altro c’è un’altra cosa da sottolineare nel comportamento non ortodosso a livello politico, di Matteo Renzi e cioè che ha disdetto gli impegni che aveva assunto come l’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari il 12 di settembre che gli ha attirato le critiche di alcuni politici dell’opposizione come riportato dal Corriere. it: «Uno spot» «Se vuol guardare le partite di tennis o te le guardi in televisione o non fai il presidente del Consiglio», ha commentato il leader della Lega dal Monviso. «Pennetta e Vinci – ha detto ancora Salvini – sono due ragazze pugliesi. Renzi vada in Puglia a vedere in che condizioni è l’agricoltura, invece di andare a fare il fenomeno Oltreoceano a spese degli italiani». Critico anche il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta: «Renzi va a New York a vedere la partita Vinci-Pennetta. Renzi è uno che scommette win-win, va a farsi comunque lo spottone. Chiunque vinca sarà un successo. Viva Pennetta, viva Vinci, abbasso Renzi l’opportunista». Ed è arrivata pure la stoccata del senatore di Fi Maurizio Gasparri: «Che la finale Vinci-Pennetta a New York sia un grande momento per l’Italia è evidente – dice – Che il Presidente del Consiglio voli lì per l’ennesimo spot pubblicitario a spese del contribuente, disertando un impegno istituzionale al Sud, è tipico del personaggio». E la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, lo paragona al disturbatore tv: «E’ il Paolini dei successi altrui. Avrei voluto vedere in Renzi la stessa prontezza nell’andare in India dai maro’ Latorre e Girone o a Palagonia per incontrare la figlia dei coniugi Solano». (http://www.corriere.it/politica/15_settembre_12/tennis-renzi-vola-new-york-la-finale-pennetta-vinci-c5b7ef4e-5918-11e5-bbb0-00ab110201c3.shtml ) e la polemica rilevata dal medesimo giornale continua con «Brunetta e Gasparri penosi» «Per inseguire Salvini, Brunetta e Gasparri superano il ridicolo», afferma Alessia Rotta, responsabile Comunicazione del Pd, che ricorda che il premier ha anche la delega allo Sport. «Se Renzi non fosse andato a New York avrebbero strillato che il governo disertava l’appuntamento. Ora che è andato, polemizzano, come fanno ogni giorno su qualunque cosa. Penosi.

Nel giorno della festa per tutti gli italiani, certa destra alza polveroni inutili e polemiche: si commentano da soli». A difendere Renzi interviene anche il senatore del Pd Andrea Marcucci, presidente della commissione Istruzione a Palazzo Madama: «La polemica sulla partecipazione di Matteo Renzi alla finale degli US Open è da rancorosi. Si tratta di un avvenimento storico per il tennis italiano, è scontato che il presidente del consiglio assista ad una sfida che riempie di orgoglio tutto il Paese». Tutto questo senza considerare tutta l’altra polemica scatenata ancora dal Fatto quotidiano con Peter Gomez che sul suo giornale ed in tutti i talk show a cui ha potuto partecipare non ha fatto altro che rilevare (anche giustamente) che Renzi è andato a New York spendendo soldi pubblici senza ragione e lui che è stato un “rottamatore” continua a fare ciò che facevano i suoi predecessori.

Il morale della favola dunque è uno solo, l’asservimento dello sport alla politica, alla necessità di bucare il video sempre e comunque a torto o a ragione. In tale contesto verrebbe quasi da pensare che i giornalisti che si lamentano così pervicacemente rasentino quasi il paradosso di sembrare essere pagati per farlo proprio da chi essi accusano in termini politici, in questo caso Renzi, di comportamenti illeciti.

La polemica politica dunque rovina lo sport, rovina le aspirazioni anche più belle per dare spazio a pubblicità negative in maniera molto superficiale.

E’ un gioco gratta e vinci a perdita sicura. Perciò a mio avviso, l’accusa contro Renzi, non deve essere quella di aver speso soldi pubblici o di prendere un volo di stato per presenziare ad una manifestazione di sicuro ritorno, l’accusa deve essere invece ben più circostanziata in merito al fatto che ha sfruttato un avvenimento sportivo, senza dare nulla in cambio, non ha assolutamente pensato di incontrare i nostri connazionali per dare loro un input importante rappresentato dalla capacità di riscossa vera dell’Italia, non solo a parole, ma attraverso vere e proprie azioni socio economico culturali, come avrebbe dovuto essere.

Un capo di Governo che si reca negli Stati Uniti per una manifestazione di sicuro successo deve sapersi inventare l’apoteosi dello sport, dalle nostre scuole di tennis, alle fabbriche di racchette, di abbigliamento (in termini di export) per finire alla proposta di istituire centri culturali italiani dove lo sport sia giustamente considerato come manifestazione di un pensiero filosofico, sociale e culturale che in Italia trova i suoi spazi esistenziali più ampi rispetto a qualsiasi altra realtà del mondo.

La promozione degli ideali che lo sport, quello vero e non quello di semplice medagliere economico di stampo americano, deve trasmettere nel cuore delle persone che seguono gli avvenimenti è di suscitare emozioni nell’animo di chi si sente attratto dalla bellezza della perfezione e dalla virtù della lealtà.

Lo sport deve trasmettere il messaggio etico basato fin dai primordi della storia olimpica, sulla bellezza della partecipazione leale, che da sempre lo sport promuove, dimostrando che l’uomo può e deve mirare incessantemente ad un miglioramento continuo delle sue prestazioni, il cui limite è dato solo dalla sua determinazione!

Se Renzi lo avesse soltanto capito (dato che come ha detto Alessia Rotta “il premier ha anche la delega allo Sport) avrebbe non solo dato lustro allo sport per i suoi valori etici di umanità, ma avrebbe anche fatto il proprio dovere spendendo giustamente i soldi che gli italiani gli mettono a disposizione e nessuno lo avrebbe contestato. Ed evitato……la polemica del gratta e ………..Vinci ………….una………… Pennetta.

Romeo Ciminello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd ); docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

One Comment

    • Roberto Polito

    Articolo ben scritto ma si non si + evidenziato che la vincente del torneo avrebbe guadagnato 3 mln di euro e la perdente 1,5 mln di euro… un bel premio di consolazione per far rimanere il clima decisamente amicale.

    23 Settembre 2015

Leave your comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi