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Sport & Work n.52 – Speciale Calcio: scandalo FIFA

Scandalo FIFA – Un modello di corruzione internazionale nell’avvilente spettacolo del calcio

Le notizie relative allo scandalo FIFA sono come al solito riportate dai mass media esclusivamente sotto il profilo tecnico- comunicazionale che poco dice invece della reale natura dei fatti raccontati.

La riflessione che vorrei fare con i lettori riguarda dunque un altro angolo di visuale: quello dell’etica, non solo individuale ma soprattutto dell’etica sociale e relazionale che dalle notizie che leggo, lette e dalle considerazioni che ascolto, ascoltate, pochi mi sembra, siano in grado di valutare.

In effetti non viene rilevato nei giusti termini etici, il forte legame che esiste tra lo spettacolo che il sistema sportivo sta facendo girare intorno al calcio e il malaffare della politica, originati entrambi dal movente economico.

Allora comincerei subito ad analizzare la natura dei due fenomeni tentando di capire quali siano gli argomenti che li accomunano.

La relazione fondamentale è tra lo spettacolo, la politica e l’economia.
Ciò che accomuna queste tre attitudini umane appare evidente che sia il movente dell’affermazione e del predominio: lo spettacolo infatti ha bisogno sempre di un protagonista, la politica ha bisogno di un leader e l’economia, almeno quella attuale impostata sul capitalismo di sottrazione, deve esprimere un monopolio per la sua affermazione.

Fatta questa premessa, direi di non prendere in considerazione tanto i soli fatti relativi a Blatter e alla FIFA, già raccontati allo stremo, per altro da tante altre fonti, ma di soffermarci, entrando più a fondo nei particolari relativi al sistema, per indagare cosa cela ciascuno dei concetti rappresentati dalla vicenda.

Cominciamo dallo spettacolo.
Come possiamo ben immaginare, forse la prima forma di spettacolo conosciuta nel mondo prima ancora di quella del teatro è stata proprio la manifestazione sportiva.

La gara tra atleti che trovava nella bellezza della competizione l’attrazione verso le particolarità direi sia tecniche sia estetiche quali fondamenti della competizione, si trasfondeva in una visione ideale capace di identificare lo spirito di partecipazione dello spettatore con l’atleta stesso.

Ecco la vera attrazione dello spettacolo: l’immedesimazione di colui che non è quello che vorrebbe essere, ma che partecipando emotivamente lo diviene come parte della figura del protagonista.
In tale contesto ideale egli infatti si trasforma ipoteticamente in colui che vorrebbe essere!

Ecco dunque come si spiega l’accanimento sportivo del tifo negli stadi che a volte raggiunge anche toni esasperati. Lo sport quindi è innanzitutto spettacolo.

E’ fantasia, è bellezza, immaginazione e potenza, determinazione e costanza, inventiva…ecc.
Ma anche adrenalina, eccitazione, esplosione di entusiasmo, crogiolo di emozioni.
E perciò, non può che affascinare.

Continuando nel nostro discorso vorrei porre l’accento sul fatto che anche la politica, è spettacolo! Anch’essa con i suoi criteri di riferimento, fa sognare lo spettatore di un comizio o il partecipante ad un talk show televisivo, un mondo diverso, una possibilità diversa, oppure convincerlo che lo schierarsi con il leader può renderlo partecipe.

Partecipe di un sogno appartenente solo fino a quel momento solo ad un contesto irreale per non dire esclusivamente onirico.

Questo avviene perché il politico dà spettacolo, vale a dire che sa usare la parola, gli atteggiamenti e le immagini giuste per suscitare quelle emozioni che arrivano a convincere la persona che lo ascolta, lo guarda o considera i suoi atteggiamenti ritenendo di avere finalmente trovato chi lo possa realmente rappresentare.

Allora lo spettacolo serve per ammaliare, per creare quell’atmosfera di solidarietà ideale, senza entrare nel merito degli obiettivi, che riesce ad accomunare a volte ricchi e poveri, forti e deboli, fortunati e sfigati, tutti sulle ali delle parole usate nello spettacolo politico, al di là degli esiti.

Come nello sport, anche nella politica, lo spettatore ha bisogno di un vincitore di un“modello” o meglio di un mito a cui chiedere una cosa che è sempre la stessa e ricorrente, “facci sognare!”.

A conclusione del discorso non si può non sottolineare che anche l’economia e la finanza sono in realtà uno spettacolo.
Anche l’economia ha bisogno dei suoi “guru” dei suoi imbonitori, ha bisogno dell’arena in cui lo spettacolo si possa esprimere nel conflitto tra poveri e ricchi, tra imprenditori ed operai, tra banchieri e “non bancabili”.

Anche in economia non mancano le arene dove lo spettacolo fa trattenere il fiato anche a coloro che non ne sono coinvolti in prima persona, sia che si tratti di “stress test bancari”, o della vetrina di Davos o del “Grexit” o molto più semplicemente dell’andamento dei mercati di borsa quotidianamente riportati da tutti i mass media.

Senza andare oltre direi di limitarci ad osservare allora la caratteristica che ha coinvolto il mondo del Calcio nel vortice dello spettacolo politico che pur nella sua perniciosità continua a tenere gli animi in sospeso.

E non vorrei sembrare cinico, ma da quello che rilevo, ci sono più interessati a conoscere il successore di “Sepp” che a capire a fondo i risvolti morali della corruttela.

A dire il vero mi pesa molto parlare di questo argomento sia perché sono uno sportivo e sia perché il calcio mi ha sempre affascinato sin dalla prima infanzia quando la cosa che ho imparato spontaneamente era quella di correre dietro ad un pallone e calciare sia di destro che di sinistro apprendendo in seguito di essere un “ambidestro”!

Lo spettacolo politico che la Federazione internazionale del calcio (FIFA) sta trasmettendo in questi giorni è sinceramente avvilente.
Dico ciò perché lo stile di conduzione dell’inchiesta ed i suoi risvolti ci inducono a realizzare che tutto l’ideale che gira intorno al mondo del Calcio, altro non è che mero calcolo politico.

Vale a dire che messi da parte gli ideali di coloro che ingenuamente credono ancora nell’onestà delle gare, emergono i cosiddetti interessi di parte. Ovviamente quelli di Blatter e Compagni, non sono che la punta dell’iceberg che coinvolge indiscriminatamente i Paesi di tutti i continenti, tutti chi più chi meno, pronti a pagare pur di divenire protagonisti di questo spettacolo.

Allora vediamo che le federazioni nazionali si organizzano per ottenere l’assegnazione di sedi, di premi, di trofei facendo accordi “discreti”, scegliendo uomini, mezzi e metodologie di attuazione a discapito di qualsiasi forma di regolarità invocata dalla logica competitiva che vedrebbe al primo posto nella competizione l’onestà di chi partecipa.

Ma non è solo questo, c’è anche la politica di chi come l’FBI (per chiamare in causa gli interessi del paese di appartenenza) ha scoperchiato, cercando di perseguire i colpevoli e allargando a macchia d’olio le indagini sulla Fifa per corruzione.
Un vaso di Pandora di cui non si conoscono ancora i futuri effetti.

Ci domandiamo come mai è avvenuto solo ora? Come mai detta organizzazione dopo Qatar e Russia, mette ora nel proprio mirino pure tre delle cinque passate edizioni dei Mondiali: Sud Africa, Francia e adesso anche Brasile 2014? Quale potrebbe essere il significato di questo “strumentalizzato tempismo”?

Purtroppo tutto ciò mi spinge a ritenere che la lotta alla corruzione, così detonata, forse è stato un pretesto di qualcuno per “vendicare” lo sgarbo di essere stati tagliati fuori dai benefici derivanti da certe decisioni “collegiali”.
Oppure tagliati fuori da strategie che ne hanno penalizzato gli interessi.
O ancor più tagliati fuori da decisioni che ritenevano dovessero passare attraverso il proprio consenso.

Non voglio dire di più, né tanto meno entrare nel merito se la colpa sia di Blatter, del suo braccio destro Jerome Walke o ancora di Warner l’ex vice-presidente della Fifa.

Ciò che mi interessa è di capire il meccanismo che ha guidato le loro azioni. E come si nota chiaramente, tale meccanismo è un meccanismo politico ed è un meccanismo mirato ad ottenere attraverso determinate procedure lo scopo o meglio il fine che si era prefisso.

Ecco allora che alla stessa stregua dell’Insider trading di stampo finanziario oppure della “Mafia Roma capitale” di stampo prettamente politico, si costituiscono le “reti” decisionali con potere di indirizzo e controllo basato sulla capacità di ricattare attraverso un congegno di “do ut des”, la cui facciata è sempre rappresentata da una finalità buona: la promozione dello sport e del calcio in particolare.

Nel caso della Fifa, la necessità di salvare posti di lavoro in una operazione finanziaria.
La necessità di sopperire in maniera umanitaria ai bisogni degli immigrati, nel caso di Mafia Roma capitale.
Tramite questi specchietti per allodole vediamo (anzi non vediamo se non quando qualcuno che ha interesse vuole farlo notare) un mondo falsato sotto il profilo del fine e del mezzo.

Ecco come nel nostro caso lo Sport, veicolo tradizionale di ideali e soprattutto il calcio che tanto infervora l’animo degli appassionati, diviene invece lo spettro per celare “magheggi” di ogni tipo che vanno dai sorteggi falsati, agli arbitraggi gestiti, dalle partite truccate alle scommesse pilotate. ecc.

Ma come possiamo fidarci di un risultato di una partita nella quale il comportamento dei giocatori, oppure quello dell’arbitro dimostrano in maniera manifesta che c’è qualcosa che non va, che non funziona?

E poi veniamo a sapere storie di orologi regalati, di dirigenti di squadre di calcio indagati e condannati per corruzione, di giocatori che scommettono sul risultato della propria squadra, di arbitri che non vedono falli madornali o che decidono penalty inesistenti ecc.

Fino ad arrivare per restare in tema, all’ accordo extragiudiziale raggiunto tra il presidente Blatter e il presidente della Federcalcio irlandese, John Delaney all’Irlanda per chiudere il caso del fallo di mano di Thierry Henry nel playoff con la Francia che contribuì all’eliminazione dell’Irlanda dai Mondiali del 2010 ed alla tangente di 10 milioni di dollari riconosciuta a Valcke che comunque di sicuro era al corrente di tutto.

Appare ormai da tutti risaputo che il numero due della Fifa era stato informato personalmente dalla Federazione Sudafricana di calcio dei 10 milioni di dollari da girare sul conto controllato dal presidente della Concacaf, la Confederazione nord e centro americana.

Il tutto riportato in una mail indirizzatagli dal presidente della Federcalcio sudafricana Oliphant in cui si descrive il meccanismo da adottare:
“La South African Football Association richiede che la Fifa trattenga 10 milioni di dollari dal budget previsto per il futuro Comitato organizzatore dei mondiali 2010 e giri quella somma al programma “Diaspora Legacy”, riducendo il fondo totale da 423 a 413 milioni di dollari”.

Ma non solo, all’interno viene precisato in maniera sfacciata anche il destinatario a cui devono finire i soldi. “Il programma è amministrato direttamente dal presidente della Concacaf, che agirà da fiduciario”.
Tale presidente Concacaf destinatario della somma, si rivela poi essere J. Warner, accusato di aver preso milioni di dollari di tangenti per pilotare tre voti decisivi per l’assegnazione dei mondiali 2010 al Sudafrica, in danno del Marocco.

Appare evidente perciò che sia Blatter che Valcke, suo collaboratore più fidato e stretto, come sembra lo fosse per tutto il Comitato Zurigo non potessero non conoscere e raccontare la storia di quei dieci milioni di dollari a cui il Sudafrica era pronto a rinunciare per offrirli spontaneamente alla Concacaf di Warner come sostegno al calcio sudamericano.

La realtà pare ci dica invece che la ragione vera è che Jack Warner aveva votato a favore del Sud Africa nel comitato esecutivo della Fifa.

Lo specchietto per le allodole dunque, era che i soldi servivano in “Sostegno alla diaspora africana”, ma i fatti sembrano sempre più attestare che rappresentassero soltanto il prezzo della corruzione.
Romeo Ciminello
Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd ); docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

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