Sport & Work n.40 – Il Pil di S. Francesco

Francesco – 1

Tra le pieghe del mondo da un luogo tutto italiano, liscio come l’olio e puro come il pane parte l’esodo di Francesco e la sua trasmigrazione di classe..

Francesco nato tra mercanti improvvisamente compie la sua rivoluzione, lascia e si spoglia di tutto. Parte così un’epopea dello spirito tra le più affascinanti della storia e della mistica.
Uno smacco indimenticabile al denaro e alle disuguaglianze.
La sua politica potente e’ ancora oggi per tutti noi e riesplode nel presente.
Il suo Tau firma un’eredita’ intoccabile e toccante, un magico insegnamento di meditazione e di cura che sposa il tratto dell’ ultima lettera dell’alfabeto ebraico ma come sintesi di cristo sulla croce.
A noi rimane una benedizione semplice e tre nodi alla caviglia per camminare come lui sulle storture dell’esistenza e del mercato.
Ritrovarsi ad Assisi è fare un bagno di povertà e di vigore.pil e soldi
E’ tutta l’Umbria che oggi “multinazionale” del salume per tutti e per tutti i gusti ancora risuona di bellezza e non ha perso un grammo del suo fascino.
Tra alti e bassi e crolli, i sentieri nascosti di Francesco sono ancora percorsi di ascesi, di pace e di aria.
Per fortuna o per fede fedeli a se stessi e a Francesco.

2014 – Versione sociologica della Classe di mezzo – 2

I conti con il denaro si fanno ancora.
La plutocrazia avanza, la burocrazia corrode e mentre da un lato si ipotizza una società equa, di fatto i deboli sono già nel cassonetto e la classe media più rispettosamente quasi liquidata.

Licenziata di fatto dalla carenza di liquidità, da cui non si prescinde.
Certificata ormai per decreto “ società asciutta”.
Compressa come sempre tra ricchezza e povertà, paga sempre, paga tutto, paga per il prima e paga per il dopo. Paga e soffre.
Patisce di politica, di diritti, di sostenibilità in una sorta di “democrazia capovolta” laddove le classi in senso di caste non esistono più.

Ma esiste lui, il capitale, sopravvissuto a tutto….Marx come un tarocco di nuovo nelle nostre tasche ma riposto a testa in giù. Quasi a non voler vedere.
Un nuovo revisionismo marxista ad indicare ancora una volta la strada del futuro. Nel focus le vecchie barbose ipotesi sulle possibili evoluzioni storiche della società borghese e del suo figlio minore, il proletariato.
Si sommano vecchie e nuove equazioni, indagini sociometriche, calcoli econometrici, per interpretare e interpretarci.
Morto il sogno americano fatto di zucchero, strumenti per la casa e belle pubblicità, la classe media rincorre sogni di professionalità e di sviluppo.
Le pubblicità cambiano passo e diventano sempre più verbose ed enigmaticche. E il denaro fluisce, fluisce…. Poi nel silenzio e senza preavviso arriva la Rete ad introdurre nuovi stili di vita, ad orientare i nostri consumi e i nostri comportamenti.

Sembrerebbe ancora una volta l’inizio di un passo evolutivo.
Invece in pochi anni cambia tutto, cambia troppo e poi la finanza a tutela della vecchia economia nel 2008 come una scure fa il resto.

La classe media italiana ed europea si risveglia ben avviata su un percorso di dolore e in modo diverso sembra lo sia anche quella americana, in ascesa i paesi emergenti con conoscenze compatibili alla rete, fiscalità favorevole, e tanta esportazione.

La società italiana, mediana per vocazione, svuotata dei suoi contenuti valoriali e storici, impotente e confusa sul piano democratico e indietro per una risposta competitiva, rimane al palo, appena consolata dalla politica orfana essa stessa di grandi genitori.
La classe media italiana, rincorsa come sempre dal voto e da priorità che non le appartengono, oggi cerca equilibri impossibili e con coperte troppo corde e strumenti inadeguati si affanna ad affrontare il futuro.
Un futuro che si configura antico e beffardo, che somiglia a babilonia ed ha per inno il talento indiscusso, ma sordo e sofferente di Beethoven.
E’ una congiura contro la lucidità.
E’ scandalo! Dai moniti socialdemocratici europei alla Rete, la fascia di reddito piu’ numerosa e appetita della vecchia Europa echeggia di umiliazione e di rimbrotti sbeffeggiata dai fatti e da tutti.
Sul ring mediatico ci sono giorni e’ alle corde come un pugile suonato in attesa che qualcuno decreti il knock- out definitivo.
Si salva perchè non vuole sapere.
Si salva sempre perchè una cosa la sa.
Sa che e’ disorganizzata e abnorme come il mitico Frankenstein junior ma ha un grande cuore che pompa e può produrre ricchezza.

Classe media e sue responsabilità – 3

La classe media ha avuto i suoi difetti di sensibilità ed ha una forte responsabilità verso se stessa. Defunta la piccola ma romantica stagione dei giudizi, dei pregiudizi e dell’orgoglio resta il tornaconto personale, una stima del denaro e del potere senza mezze misure.
Davanti al denaro la classe media sa essere radicale e di tutto il resto se ne occupa poco.
Chi ha soldi capitalizza. Una parte che se la gioca e un’ altra se la scommette.
Chi non ha denaro è completamente fuori dal gioco.
La classe media non e’ nelle simpatie degli intelligenti, degli artisti, dei poeti o dei nazisti.
Idem per i marxisti.
Difficile da tollerare quando irrompe nel quotidiano acquiescente e approssimativa, lamentosa e inconsapevole, massivamente disarmonica e stonata.
Nasce local.
Tesi del resto ampiamente iconizzata nei secoli dall‘arte in genere e dalla fotografia.
La letteratura del novecento ne conosce i molti vizi e le poche virtù.
I totalitarismi ne hanno apprezzato solo la sottomissione e la capacità di allineamento, l’adulazione e il fanatismo.
Piatta e opaca per Byron.
Grigia e imbelle per D’Annunzio.
Semplicemente in “Bono Stato” per Dante, nel diletto di vedermi le cose mie”.

La UE e Dostoevskij – 4

“ Se qualcuno mi dimostrasse che Cristo e’ fuori dalla verità e la verità fuori da Cristo, io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità”.

Così Fedor Dostoevskij, un pensatore, un romanziere e politico (si può fare), un russo esiliato per debiti.
Lui diceva “da noi non e’ permesso parlare delle cose più importanti”.
Nel sodalizio Europeo a leadership tedesca, dov’e’ Cristo e dov’è la verità e’ difficile stabilirlo.
Ma l’ approfondimento di questo autore e’ dovuto.

Consumiamo Dostoevskij autore di “Delitto e Castigo”, i demoni, memorie di una casa di morti, umiliati e offesi- Povera gente , il suo primo romanzo.

Amiamo i capolavori e non rendiamoci idioti, cioè uomini positivamente buoni, fiduciosi e indifesi in un contesto avverso.

Leggiamo “I giocatore” (1866) l’anima russa al tavolo da gioco….”i quattrini mi sono necessari per me stesso e non considero tutta la mia persona come un indispensabile attributo del capitale”. O del debito.

Nella UE siamo nostro malgrado in un ambiente forte e magico.
Ma a volte siamo anche in un grande teatro, anzi in un anfiteatro dove l’antifona e’ prassi.
Anche dietro le quinte pare che la musica non piaccia ma il teatro risuona lo stesso.
E con l’inno alla gioia non si scherza.
Non si seminano dubbi e non si raccolgono certezze. (…N. Bobbio – Le democrazie capovolte -)
Si gioisce e basta.

Il muro?
Che ci sia o no e’ sempre presente nei nostri pensieri.
Ha cambiato la nostra vita. E’ il responsabile di tutto e meritava di essere abbattuto.
E la globalizzazione ? Un capitolo a parte.

Al momento grazie alla UE, si delinea una sorta di “ inglobalizzazione” i nostri consumi al vento, una sottomissione degli stati al capitale, un ritardo praticato sulla crescita che di suo è già variabile economica a favore di questo nuovo imperialismo del debito.
Imperialismo che ogni ora inventa una tipologia di danno aggiunto.
E non solo nel contesto che gli appartiene.

La finanza il mercato e la politica -5

Da anni la finanza trita tutto.
Ha divorato la politica il fisco l’economia.
E tutto tace.
Ha mangiato la crescita e la produttività, i consumi.
Nulla lievita più in libertà e fantasia nella coerenza e nell’equilibrio dell’imprenditore e del mercato in cui opera e verso gli obiettivi che si da’.
Ogni cosa e’ tradita dal consumo per il consumo e delocalizzata dal fisco.
Il capitale certo cerca un suo perchè ma non può comprare ragioni che non esistono, quote di mercato che non rispondono, vendere a paesi che non permettono
Riprendiamoci la soddisfazione nel paniere di casa, come san Francesco.

Noi e lo zio PIL -6

Esaurito il carisma mediatico dello spread usato come arma finanziaria di distrazione di massa, siamo ora in preda al panico da PIL un’ equazione con troppe incognite poca fantasia e qualche paradosso.
Lo zio Pil in sè e’ uno strumento di analisi piuttosto approssimativo e sintetico come tutti gli indici
Lo zio Zew invece e’ l’indice degli analisti, perchè il Pil non e’ solo come lo vediamo noi, ma e’ soprattutto come tutti gli altri lo vedono.
Tra Zew e Pil, tra vecchie e nuove generazioni c’è un nuovo conflitto che attacca la famiglia e l’Italia dei vecchi equilibri. E non ne propone di nuovi.

E’ un fatto tragico, che in questo clima di incertezza europea si somma ai sub diritti nazionali.
Certo non e’ la frattura genitori -figli degli anni 70/80.
Non e’ una questione privata che si fa fenomeno collettivo ma immondizia del mondo che torna inopinatamente nelle nostre case come fenomeno indifferenziato.
E ogni giorno ce n’è un bel pacco da smaltire insieme, vecchi e giovani.
In questo senso siamo tutti al lavoro e temo che questo sarà il nostro impegno per i prossimi 3/4 anni.
Molto concrete sono tuttavia le conseguenze che un Pil negativo comporta a chi vive di reddito.
Meglio se la cavano ancora quelli che vivono di rendita.
Pare che in senso lato la produzione sia crescita e la crescita sia legata al tasso di occupazione.
E’ chiaro che la crescita può esserci anche senza occupazione e che in quel caso sarebbe solo a favore di chi ha soldi da investire in economia reale o finanziaria.
Con questi parametri, tra un popolo di pensionati e un mare di lavoratori attivi che non concorrono al pil, che fine farà l’Italia?

Il lavoro dei giovani universitari per esempio non e’ nel pil, non e’ forse una ricchezza collettiva anche se ancora non retribuita? Il Pil misura il prodotto, il tangibile e non fa prevenzione.
Recentemente scava nel torbido e si guadagna un punto per il sommerso, il malaffare, la prostituzione, come variabile aggregata.
Ovunque ci sia una soddisfazione occupazionale retribuita il pil arriva e riscuote.
Nel Pil poi ci sono anche i nostri modesti consumi, gli investimenti troppo convenzionali, la spesa pubblica le cui vicende sono tristemente note.
Nel Pil quest’anno c’e’ la torta fatta in casa che regalerai al tuo vicino, il tacchino che porterai in tavola e il viaggio che non potrai permetterti ma che farai lo stesso.
C è tutta la nostra insolvibilità e il saldo commerciale con l’estero.
Ci sei tu con le tue stravaganze e il tuo ceto perbene con le sue.
C’e’ la liturgia delle tasse, e la vergogna, c’e’ chi si indebita e chi si contratta.
Ci sei tu vulnerabile!
Tu che acquisti a rate l’automobile, che da solo ti occupi di essere occupato e che da anni non segni un più.
Ci sei tu al centro di questo incestuoso e condiviso metodo.
Tu e Gesu’.

Lina Tedesco

Lina Tedesco: correttrice di bozze ed appassionata segretaria di redazione di riviste aziendali bancarie, intrepida addetta stampa di ambienti creditizi, ha svolto incarichi in agenzie pubblicitarie, promoter, collaboratrice e venditrice di gallerie di arte contemporanea , conquistata dalla Rete con estrosità.

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