Blog

Sport & Work n. 18 – Sport e Lavoro, aspetti positivi e fenomeni negativi

SPORT & LAVORO: aspetti positivi e fenomeni negativi

Gli ultimi eventi sembrano confermare un mondo a due tinte: bianco e nero. Non ci sono mezze misure, tutto viene estremizzato al massimo e i media ci mettono del loro.

Prendiamo qualche caso concreto. I cori razzisti sulle curve più famose d’Italia. Essi segnalano un disagio sociale importante, un’aggressività non più latente, forse innescata dalla crisi che stiamo vivendo, dalla pressione fiscale, dalla mancanza di lavoro e di prospettiva per i giovani, da un clima di incertezza, instabilità, del tutto contro tutti.

Dal caso della Nocerina, che veramente ha superato i limiti e non c’entra più con lo Sport, che, per sua natura, è sempre stato palestra di valori e educazione giovanile all’autocontrollo e alla disciplina (quella che serve, necessaria, non di più), alle aggressioni fra tifoserie di Bergamo e Roma.

Non c’è nessuna ragione valida perché avvengano questi scontri così violenti.

Nello Sport è certo che c’è un avversario (salvo le discipline in cui si combatte contro se stessi o il tempo) e non è possibile giocare una partita di calcio in una squadra soltanto: dunque l’esistenza dell’altro è vitale perché la partita possa essere giocata. Si può essere soddisfatti o meno dalla propria squadra del cuore od anche rammaricarsi delle sviste dell’arbitro o del segnalinee, ma non si può proprio fare a meno che ci sia “l’altro”. Questo dovrebbe indurre al rispetto delle regole e alla giusta considerazione che gli avversari faranno di tutto pure loro per ottenere risultati positivi, la vittoria, com’è nell’ordine naturale delle cose. Altrimenti è sopraffazione e escalation di aggressività, ovviamente reciproche.

Ancora una volta la cultura, i valori, i comportamenti etici sono l’unico riferimento possibile per consentire il divertimento, il piacere, anche la passione.

Anche nel lavoro si assiste a confronti duri, a partigianerie, a giochi di potere, a escalation conflittuali, senza rendersi conto che abbiamo bisogno tutti, gli uni degli altri e le vicende delle grandi aziende enfatizzate dai media esibiscono ogni giorno comportamenti disetici.targa lavoro giovani

Anzi, si potrebbe dire che arrivare a ruoli importanti comporti, di per sé, la spinta a utilizzare il potere del ruolo per fare ciò che si vuole. Non è più un fatto di quel manager, di quell’Assessore, di quel Consigliere, è un fatto così diffuso che sembra di poter dire che non c’è etica nella gestione del potere organizzativo, tanto nel pubblico quanto nel privato (vedi i recentissimi casi di indagini su fatti scandalosi).

Per citare anche aspetti positivi, si può far riferimento alla risorta Federica nazionale, che, dopo le batoste subìte dove tutti ci aspettavamo prove d’orgoglio, è riuscita a risalire la corrente e a tornare competitiva, addirittura in specialità meno frequentate. Questa è la bellezza dello Sport, dove il talento emerge, grazie all’impegno, alla volontà, alla dedizione, all’allenamento, anche alle tecniche mentali. Anche nel mondo manageriale non mancano episodi virtuosi con Dirigenti o Quadri che profondono il meglio di loro stessi per il bene della collettività a cui appartengono, certo ricavandone vantaggi personali e tuttavia contribuendo al bene comune.uomo con pallone

Se il mondo pubblico così osteggiato al momento attuale prendesse spunto dai comportamenti virtuosi di atleti, squadre, manager brillanti, faremmo tutti un enorme salto avanti e questo può essere garantito o facilitato da una cultura di base e da valori orientati ad un successo etico dove il fine personale è comunque coniugato con il fine sociale.

Abbiamo sotto gli occhi esempi eclatanti: una squadra che vince sempre e comunque perché fortemente integrata, ben attrezzata, con un’ottima pianificazione alle spalle; un campione dato per finito che riporta forza e vigore in una squadra confusa rivelandosi leader emotivo oltreché tecnico; un quasi quarantenne che raggiunge per la centesima volta il podio e porterà la bandiera dell’Italia ai Giochi Olimpici Invernali a Sochi; le sorelle “bandiera” del tennis italiano, plurivittoriose, combattenti come se fossero una cosa sola, unite, in uno Sport individuale, come nessun’altra squadra.

Mi piace pensare che nel mondo del lavoro si potrebbero duplicare questi “modelli positivi”, credendoci, lavorando insieme per uno scopo comune, identificandosi in valori che sono al di sopra del mero profitto egoistico. Un mondo che si apre alla ripresa auspicata, rinnovato dal coraggio, dalla fiducia, dalla determinazione di tornare ad essere un Paese competitivo, piacevole, onesto e autorevole.

Giorgio Cozzi

 

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo, Direttore di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl, militante nel G.S. Montestella di Milano,autore di Turbomanagement – Sperling & Kupfer . Turbomanagement 2 . Franco Angeli Editore – Cambia Adesso – Seneca Editore

 

 

Leave your comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi