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Sport & Work n.153 – 03/2020 – anno 7 Le attività economiche attraverso le “Società Cooperative Europee”

Nota dell’Editore:

Con questo numero inizia la collaborazione con Flora Golini, avvocato europeo che opera  tra Lussemburgo e Bruxelles  con una vasta esperienza internazionale.

Questo è il preludio d un complesso ed importante progetto internazionale che Work & Management (workmanagement360.it) sta sviluppando in collaborazione con i partner specializzati italiani al fine di facilitare la commercializzazione, la produzione ed il decentramento delle società interessate tramite un’organizzazione personalizzata.

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LE “SOCIETA’ COOPERATIVE EUROPEE”         

Con Regolamento n. 1435/2003 il Consiglio dell’U.E.ha approvato lo statuto della “Società Cooperativa Europea (di seguito SCE) attraverso un iter complesso e lungo frutto di mediazioni tra le diverse culture cooperative presenti nell’U.E.

Il raggiungimento di una posizione comune sulla bozza dello Statuto della Cooperativa Europea è stato reso i particolarmente complesso dalla varietà delle regolamentazioni nazionali sulle cooperative.

La disciplina contenuta nel regolamento è in gran parte il frutto di mediazioni tra le diverse identità e culture cooperative presenti nell’ UE tanto che, nei casi in cui l’opera di composizione non ha avuto successo è stato inevitabile il rinvio alla legislazione dello stato membro in cui ha sede legale la SCE.

Gli artt. 8 e 9 infatti stabiliscono che “fatte salve le disposizioni del Regolamento una SCE è trattata in ciascun stato membro come una cooperativa costituita in conformità della legge dello Stato membro in cui la SCE ha la sede sociale”.

L’art. 1, comma 3 dello Statuto stabilisce che l’obiettivo principale della SCE  è “il soddisfacimento dei bisogni  e/o la promozione delle attività economiche e sociali dei propri soci, in particolare mediante la conclusione di accordi con questi ultimi per la fornitura di beni o servizi o l’esecuzione di lavori nell’ambito dell’attività cha la SCE esercita o fa esercitare”.

I considerata peculiari del modello cooperativo sono i seguenti:

  • Le attività della SCE dovrebbero essere finalizzate al reciproco vantaggio dei soci affinchè ciascuno di essi possa usufruire di tali attività in base alla propria partecipazione;
  • Il controllo dovrebbe essere equamente ripartito tra i soci;
  • Il tasso di rendimento del capitale conferito e delle partecipazioni dovrebbe essere limitato;
  • Gli utili dovrebbero essere ripartiti in funzione delle attività svolte con la SCE o essere destinati al soddisfacimento dei bisogni dei soci,
  • In caso di liquidazione l’attivo netto e le riserve nette dovrebbero essere devolute in funzione del principio di devoluzione disinteressata, ossia ad un’altra entità cooperativa avente finalità o obiettivi di interesse generale analoghi.

Una SCE può essere costituita:

  • da cinque o più persone o società:
    • con sede in almeno due paesi interni allo Spazio economico europeo(SEE, ovvero l’UE, l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia);
    • costituite secondo la legge di un paese dell’UE;
    • disciplinate dalla legge di almeno due paesi dell’UE diversi;
  • tramite fusione di cooperative costituite secondo la legge di un paese dell’UE e aventi la sede sociale e l’amministrazione centrale in quel paese, se almeno due di esse sono soggette alla legge di paesi dell’UE diversi;
  • mediante trasformazione di una cooperativa, costituita secondo la legge di un paese dell’UE ed avente la sede sociale e l’amministrazione centrale nello SEE, se ha da almeno due anni una filiazione o una succursale soggette alla legge di un altro paese dell’UE.
  • Con trasformonazione di una cooperativa, costituita secondo la legge di uno stato membro ed avente la sede sociale e l’amministrazione centrale nella Comunità, se ha almeno da due anni una filiazione o una succursale soggetti alla legge di uno Stato membro.

La SCE apre nuovi orizzonti all’economia cooperativa. Offre la possibilità di una dimensione europea e quindi di realizzare economie di scala ridisegnando i distretti dell’economia sociale.

La libertà di scelta della sede sociale in ogni Paese dell’Unione Europea permette di creare reti europee non solo per i servizi alla persona o per la gestione di una agricoltura ecosostenibile e sociale, per l’energia rinnovabile e a ridotto impatto ambientale, per il lavoro a favore dei soggetti deboli della società, ma anche per le libere professioni.

I liberi professionisti possono quindi uscire dalle logiche locali ed offrire le proprie competenze a tutti i clienti che necessitano di servizi transnazionali. Si pensi per esempio come piccoli studi legali riuniti in una cooperativa possano competere con i grandi studi legali internazionali.

Flora Golini

Flora Golini, avvocato europeo che si occupa delle politiche comunitarie con particolare riferimento agli strumenti ed ai programmi di finanziamento europei ed alle procedure di concessione dei prestiti da parte della BEI (Banca Europea degli Investimenti) e alle normative europee. Svolge attività di consulenza presso la Società “Fenice Invest” di Lussemburgo. E’ stata membro del Comitato Economico e Sociale (CESE) di Bruxelles come esperta nelle tematiche relative ai liberi professionisti.

 

 

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