Sport & Work n.147 – 19/2019 – anno 6 L’uso del cellulare alla guida, un fenomeno che continua

La realtà dei fatti è che nonostante leggi, normative, campagne pubblicitarie, la stragrande maggioranza continua a usare il cell in auto. Drammaticamente a Roma se se ne sono viste le conseguenze e le statistiche sugli incidenti stradali parlano altrettanto chiaro.

Tutto nasce dall’assunzione di comportamenti insicuri (uso del cell mentre si è in movimento), rilevabili nella distrazione che l’essere al telefono con qualcuno mentre si guida, comporta.

Se nessuno usasse il cell in auto si ridurrebbero enormemente gli incidenti stradali, tenendo conto che molti sono in itinere e pertanto infortuni sul lavoro a tutti gli effetti.

Eppure basta girare per venti minuti in città per rendersi conto che in bici, in moto, in auto, a piedi, le persone sono frequentemente al cell con la conseguenza di minore attenzione alla guida, maggiore esposizione al rischio (“tanto va la gatta al lardo…..), facili distrazioni e così via.

Eppure l’esperienza dovrebbe insegnare quanto sia pericoloso distrarsi. Tuttavia la “moda” che si è innescata è che non si può fare a meno di rispondere, e subito, ad ogni messaggio, oltre al timore di non essere connessi in ogni momento.

A monte manca un’informativa chiara sui comportamenti insicuri (in genere non si sa quanta strada si percorre in un secondo a 50 km orari e quando ci si distrae quello spazio viene coperto come se si fosse a occhi chiusi, cioè prima di frenare se interviene un ostacolo).

In secondo luogo il mondo attuale sembra soffrire le regole, peraltro se non se ne pongono, i comportamenti diventano progressivamente sempre più disinibiti e pericolosi.

Poi nessuno pensa alle conseguenze (“ma cosa vuoi che sia” – “dai, non rompere” – “è solo un secondo”), credo dipenda dall’evitare ansie o dall’affidamento al destino (“se deve succedere, succederà” pensando che non tocchi a sé ma agli altri), ma 20.000 persone in più all’anno di persone con disabilità potrebbe fare riflettere.

Esistono percezioni distorte dovute a fattori fisici, sociali, umani, psicologici,  che possono influire negativamente sul grado di attenzionalità alla strada.

Intervengono fattori di sottovalutazione dei pericoli o di sovravvalutazione delle proprie abilità, di superficialità, di abitudine radicata: tutti fenomeni su cui si può lavorare per crescere in sensibilità

In realtà manca consapevolezza, una vera presenza “zen”, alla guida, senza distrazioni, concentrati su quanto avviene per strada, come del resto ognuno di noi si aspetta dagli altri.

Insomma è un fatto di cultura, una guida consapevole non può che discendere da valori prioritari (vita e salute) e da conoscenza dei processi mentali che talvolta intrappolano e conducono a comportamenti insicuri, che sono sempre gli altri a compiere.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
Trainer e Coach
Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro
Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia
Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

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