Sport & Work n.141 – 13/2019 – anno 6 L’elogio dell’incertezza

La paura dell’incertezza emerge periodicamente sulla stampa nazionale in occasione dell’innalzamento dello spread dei titoli di Stato. Ciò comporta un aumento degli interessi che dobbiamo pagare agli investitori ma, paradossalmente, la stampa nostrana presenta il fenomeno come paura, da parte loro, dell’incertezza. Perchè dovrebbero avere paura se poi guadagnano di più?

A ulteriore dimostrazione che gli investitori non hanno alcun timore dell’incertezza, c’è stato due anni fa il caso quasi clamoroso dell’emissione da parte dell’Argentina di obbligazioni a cento anni.

Dall’anno della sua indipendenza, avvenuta nel 1816, il paese sudamericano è andato in fallimento per ben 8 volte. Ciononostante l’emissione è stata un indiscutibile successo: con un rendimento annuo del 7,9%, a fronte di un’offerta di 2,75 milairdi di dollari vi è stata una richiesta per 9,75… alla faccia della “paura”.

E che dire degli Hedge Fund americani che prosperano da anni trattando titoli “spazzatura”, ovvero ad alto rischio, e quindi ad elevata incertezza, ma ad alto rendimento?

L’incertezza è un elemento fondante della finanza o, più precisamente, del sistema sociale finanziario e dei suoi operatori. Se non ci fosse incertezza a che servirebbero tutti gli intermediari? Ognuno investirebbe per se in strumenti sicuri ma, proprio per questo, a rendimenti bassissimi se non negativi (vedere dati ultima emissione titoli di Stato tedeschi). Di conseguenza il concetto stesso di investimento finanziario perderebbe di senso e la “finanza”, per come la conosciamo oggi, sparirebbe.

A ben vedere anche altri settori, che chiamerò “sistemi sociali”, devono la loro esistenza alla presenza dell’incertezza che sono chiamati ad “assorbire”.

Se non ci fosse dubbio, e dunque incertezza, sulla leggittimità di azioni e comportamenti da parte di tutti, a che servirebbe il sistema giuridico?

Se fossimo certi che chiunque, leggendo qualcosa, ne apprendesse completamente il contenuto, dissolvendo l’incertezza sul suo apprendimento, a che servirebbe il sistema scolastico?

Se nell’ambito aziendale il rapporto con il mercato fosse chiaro a tutti, dunque senza alcuna incertezza, a cosa servirebbero le organizzazioni aziendali?

Leggiamo quotidianamente i tassi anemici di crescita economica dei paesi occidentali, dove l’incertezza per il business è stata quasi totalmente dissolta (vedere a tal proposito la classifica  “Doing Business” della banca mondiale), ma allo stesso tempo vengono organizzati convegni, missioni all’estero ed erogati incentivi per andare a fare affari in quei paesi “emergenti” dove ci sono più incertezze ma, allo stesso tempo, maggiori opportunità di guadagno.

Dunque ben venga l’incertezza, sale e stimolo per la nostra esistenza sociale, ma ben vengano sopratutto modalità per comprenderla e governarla in modo da minimizzare il rischio associato.

Un tale compito è centrale per le organizzazioni e, allo stesso tempo, il cardine della loro funzione, del loro motivo di esistenza.

Spero sia condivisibile allore il valore e la sfida che comporta l’incertezza, e come la semplice “paura” sia di fatto una incapacità, o non volontà, di sostenere e perdurare il sistema politico, giuridico, finanziario e, sopratutto, per gli scopi di questo blog, di fare impresa.

 

Luciano Martinoli

Luciano Martinoli, laureato in Scienze dell’Informazione ha ricoperto ruoli manageriali in importanti aziende IT internazionali: HP, Cap Gemini, SSA (oggi Infor). Si è poi occupato di start-up e apertura di filiali di aziende multinazionali in Italia: Arinso, Atlantic Sky. Successivamente ha ricoperto ruolo di vertice in Incubatori di Impresa del gruppo Moratti e partecipato a progetti di sviluppo aziendale. Dal 2009 in Crescendo mette a frutto queste esperienze organizzative e strategiche nell’ambito del framework scientifico-culturale messo a punto dall’azienda.
luciano.martinoli@gmail.com

 

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