Sport & Work n.139 – 11/2019 – anno 6 La “presenza” sul lavoro: una chimera o una necessità?

Il mondo del lavoro è caratterizzato dalla distanza tra domanda e offerta, ribadita anche in questi giorni dalle Aziende Fashion e Made in Italy (tanto tessili, quanto meccaniche) che lamentano la carenza di specialisti di “arti  e mestieri” piuttosto che di Progettisti, Designer, Meccatronici e via discorrendo.

Tuttavia c’è un altro aspetto che merita considerazione, particolarmente nell’epoca dell’automazione e della digitalizzazione spinta.

Infatti risulta che le persone al lavoro, non sempre sono al lavoro.

Non si parla in questa sede dei timbratori di professione che poi passano la giornata altrove, dalla spesa alle attività ludiche. No, qui si pone l’accento sulla presenza cosciente sul lavoro. Vale a dire che un conto è trovarsi in ufficio, svolgere delle pratiche, effettuare operazioni, prendere parte o controllare i processi, ben altro è essere presenti a se stessi mentre lo si fa.

La cultura orientale lo suggeriva da sempre (Zen), la neuroscienza lo mette in luce oggi (Mindfulness) e insieme costituiscono quella che le culture più evolute chiamano Mindfulzen, essere coscienti di quello che si sta facendo.

A giudicare dal numero di infortuni in fabbrica e di incidenti sulla strada, si può già dubitare della consistenza di questo fattore (aumentano gli uni e gli altri), ma quello che è peggio è che lo si osserva costantemente quando si accede a un qualsiasi servizio.

Spesso ci si rende conto dell’atteggiamento passivo, burocratico, dello scarso coinvolgimento emotivo, come se il comportamento richiesto fosse una pena, un sacrificio, un’azione svolta senza passione.

C’è disamore per il lavoro, senza essere consapevoli che senza di esso la realtà potrebbe essere ben più dura, come sa bene chi l’ha perso o sta rischiando di perderlo. Le nuove tecnologie, tra l’altro, stanno provocando esuberi di personale e questo dovrebbe far sì che ognuno presidi al massimo ciò che sta facendo, dando valore al ruolo svolto. Basta entrare in un negozio per rendersi conto che questa consapevolezza è molto ridotta e altrettanto lo si vive nelle fabbriche, per non parlare degli uffici pubblici dove spesso si raggiunge l’acme. Per fortuna non sempre è così, solo che è facile mettere in luce gli aspetti negativi, soprattutto se ricorrenti, rispetto a quelli positivi.

Nella società del disagio, quale oggi appare, è evidente un fenomeno entropico dilagante che ha spossessato talvolta il lavoro di valenze emotive positive. Bisogna ritrovare un senso del “dovere” come “piacere”, come opportunità per esprimere le proprie qualità e contribuire a un clima sociale più aperto, disponibile, piacevole.

In fondo gli altri degli altri siamo noi. Ognuno riceve quello che dà e se si dà sempre meno si finisce per avere sempre di meno.

Abbiamo un grande futuro e delle grandi potenzialità se ritroviamo la consapevolezza dello Mindfulzen.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
Trainer e Coach
Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro
Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia
Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

 

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