Sport & Work n.131 – 03/2019 – anno 6 Scopo e Profitto: vivere per respirare o respirare per vivere?

Anche quest’anno Larry Fink, Ceo di Blackrock il più grande gestore di ricchezze al mondo, scrive ai suoi equivalenti di tutto il pianeta invitandoli ad una visione e azione di lungo termine in contrapposizione, come ormai è prassi da tempo, di breve termine. Certo lo fa per motivi di interesse del suo business, deve garantire rendimenti futuri delle risorse affidategli, ma ha compreso che la prosperità di lungo termine è intimamente legata allo “scopo” dell’azienda contestualizzato nella società in cui questa opera. Il profitto ne è una logica conseguenza non una variabile indipendente. Si respira (profitto) per vivere non si vive per respirare e se nella vita, anche di un’azienda, non c’è scopo oltre quello della mera sopravvivenza la fine è assicurata.

Oggi progettare e agire per il lungo termine, ricorda Fink, è più importante che mai: “lo scenario globale è sempre più incerto e, di conseguenza, può generare comportamenti di breve termine“.

Al contrario egli suggerisce che proprio in questo contesto è necessario una incarnazione (embodiment) dello “scopo della vostra azienda nel vostro business model e nella strategia”. Lo “scopo” infatti non è una semplice battuta o una campagna di marketing ma “la fondamentale ragione di esistere dell’azienda, ciò che ogni giorno crea valore per i suoi stakeholder. Lo scopo non è l’esclusivo perseguimento del profitto ma la forza animatrice per ottenerlo“. Si respira per vivere, appunto, non il contrario.

Fink aggiunge “quando un’azienda comprende davvero il suo scopo e lo esprime, funziona con la concentrazione e la disciplina strategica che guida la profittabilità di lungo termine. Lo scopo unifica il management, i dipendenti e le comunità. Guida comportamenti etici e crea un controllo essenziale sulle azioni che vanno contro gli interessi degli stakeholder. Lo scopo guida la cultura, fornisce un impianto per un decision-making consistente e, alla fine, aiuta a sostenere i ritorni finanziari di lungo termine per gli azionisti“.

Sono considerazioni condivisibili e ragionevoli che ci si aspetterebbe fossero alla base dell’azione di qualsiasi impresa. Sembrerebbe ovvio vedere scolpiti sui muri delle aziende i loro scopi e avere accesso ad ampi e dettagliati documenti, scritti in modo che generino interesse e curiosità, che ne articolino le modalità, spesso cangianti, per perseguirli (i loro Business Plan “propriamente” redatti).

Purtroppo la realtà è ben diversa e lo dimostra lo sforzo che Blackrock ha dovuto dispiegare a tal fine. Vuoi per mancanza di volontà aziendale, incapacità del management di dare senso alla propria attività (che guarda caso prima o poi deperisce), assenza di linguaggi appropriati o un mix di tutto questo, Blackrock si è dovuta attrezzare con una squadra (Investment Stewardship team) alla ricerca degli elementi dello scopo aziendale. Tale squadra va a caccia di scopo nei colloqui diretti con i consigli di amministrazione, le letture dei siti, i documenti degli Investor day, le lettere agli azionisti e molto altro.

A ben vedere è triste constatare come a livello globale, Blackrock investe in tue le aziende del mondo dunque anche in Italia, i gangli vitali della nostra società basata sull’economia, le aziende, esistano senza un preciso scopo nel contesto in cui operano, vivono solo per respirare. Non c’è allora da sorprendersi dei loro improvvisi crolli, del decadimento morale e motivazionale che spargono nella società circostante e dell’impoverimento complessivo che generano.

Ben venga dunque lo stimolo di Fink, ma, limitandoci all’Italia, sono in grado le aziende nostrane di trovare il loro “scopo” al di là della loro semplice sopravvivenza? E sono in grado di esprimerle in modo tale che venga compreso e condiviso dentro e fuori le loro mura?

Provate a guardare nei loro documenti e troverete il motivo per il quale Larry Fink ogni anno scrive queste lettere.

Luciano Martinoli
(da Imprenditorialità Aumentata)

LucianoMartinoli, laureato in Scienze dell’Informazione ha ricoperto ruoli manageriali in importanti aziende IT internazionali: HP, Cap Gemini, SSA (oggi Infor). Si è poi occupato di start-up e apertura di filiali di aziende multinazionali in Italia: Arinso, Atlantic Sky. Successivamente ha ricoperto ruolo di vertice in Incubatori di Impresa del gruppo Moratti e partecipato a progetti di sviluppo aziendale. Dal 2009 in Crescendo mette a frutto queste esperienze organizzative e strategiche nell’ambito del framework scientifico-culturale messo a punto dall’azienda. Dal 2017 CEO in Intelligit.
luciano.martinoli@gmail.com
http://imprenditorialitaumentata.blogspot.it/

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