Sport & Work n. 121-14/2018-anno 2018 Sport, la sua attrazione, i suoi miti, l’abbandono giovanile- cause ed effetti

I MITI DELLO SPORT E L’ABBANDONO DEI GIOVANI

Indubbiamente lo Sport esercita una grande attrazione, lo dimostrano i media e i loro servizi, così come il seguito che esso genera.

Sulla popolazione giovanile è noto che è una fonte di apprendimento importante, di regole, comportamenti, metodi, oltreché salutare per lo sviluppo armonioso della fisicità.

In particolare lo Sport di squadra educa alle relazioni sociali, alla collaborazione, all’integrazione e rispetto dei ruoli, ai valori etici che profonde nelle attività.

In ogni Paese si investono molti denari per generare movimenti sportivi che coinvolgono i minori e li accompagnano in una crescita tecnica, motoria, sociale e psicologica, che favorisce l’emergere dei talenti.

Dallo Sport maggiore, il calcio, si coglie come la preparazione dei futuri campioni origina da leve molto giovani allevate e osservate a lungo per individuare appunto chi potrà poi fare una carriera in quel mondo, raggiungendo ricchezza e notorietà.

In Italia si assiste frequentemente all’abbandono dello Sport da parte dei giovani, in controtendenza con lo sviluppo che tanti sport hanno, con l’esigenza di arricchire le squadre di talenti locali e con la spinta complessiva dei settori.

Certo alcune discipline costano molta fatica e richiedono molti anni di preparazione prima di sfondare, eppure offrono anche tanti stimoli individuali e sociali che meriterebbero miglior sorte.

Ora perché i giovani talvolta lasciano? La risposta non può essere semplice, né univoca.

Tentiamo un’analisi. In primis le Società sanno attrarre i giovani? Li sanno accogliere? Sanno creare un clima adatto al loro sviluppo? Creano interesse? Soddisfano i loro bisogni?

Le domande sono ovviamente tante e per di più si scontrano con il contesto sociale che vede i giovani cristallizzati sulla tecnologia (web, internet, giochi elettronici, telefonini, PC, ecc.), stereotipati sociologicamente (noia, fatica, impegno, tutto facile, scontato, musica e basta, ecc.), poco seguiti dalle famiglie (scuola, tempo libero, amici, ecc.).

Dunque, onestamente le Società si trovano a combattere con un contesto sociale che non sempre le privilegia, anzi. Tuttavia se ne sono coscienti dovrebbero anche trovare alternative per attirare i giovani e far vivere loro esperienze coinvolgenti e motivanti, considerarle persone e non oggetti capaci o incapaci da strutturare a volontà.

Ritengo personalmente che ci siano molti spazi di miglioramento e di crescita, sia sul piano manageriale (spesso carente), sia a livello di supporto (psicologia, formazione, Team Building).

Dove esistono Tecnici capaci, autorevoli, il fenomeno dell’abbandono è meno evidente, così come una Società ben gestita, attenta, sensibile, riduce senz’altro questo fenomeno.

A poco valgono le lamentele verso le Federazioni, pur sapendo che potrebbero fare di più e meglio, bisogna trovare le soluzioni “in casa” e sapersi mettere in una posizione che garantisce una negoziazione più favorevole.

Nella società attuale anche i costi diventano importanti, le famiglie sono poco propense a spendere se non colgono un vantaggio immediato e quindi occorre agire sul valore dei benefici per attenuare i costi, il che richiederebbe un approccio positivo verso le famiglie, spesso trascurate o talvolta anche polemiche. E’ solo ascoltandole, chiarendo obiettivi e limiti, convincendo sulle opportunità reali, che si può costruire un supporto utile a influenzare positivamente i giovani.

Spesso la Comunicazione è inadeguata, o per poca trasparenza, o per il tanto non detto, oppure ancora per pregiudizi reciproci.

Un’altra variabile da considerare è l’atteggiamento “tutto e subito”. Si vogliono vedere risultati immediati, proprio perché si pensa che dallo Sport si possa eventualmente trarre benefici economici, senza rendersi conto che sono semmai il risultato di un grande lavoro e non il miracolo atteso.

Gestire le frustrazioni è una delle attività che vanno perseguite per evitare gli abbandoni, così come è vitale prendere e far prendere coscienza che non tutti sono e diventeranno campioni e che la finalità dello Sport, primaria, non è quella, bensì piuttosto di rendere tutti migliori.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
Trainer e Coach
Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro
Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia
Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

 

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