Sport & Management: un disagio evidente

E’ sotto gli occhi di tutti il disastro “sportivo” del Milan, una squadra di calcio blasonata che è in chiara difficoltà di risultati e di gioco.

Gli interventi correttivi apportati non sembrano aver conseguito risultati apprezzabili, anzi sono peggiorati, compromettendo l’intera stagione, già malmessa dalla prima parte del Campionato.  foto-Come-creare-uno-spirito-di-squadra-vincente1

Sembra di assistere a certe Aziende, sia pubbliche, parastatali ed anche private, che a un certo punto implodono su se stesse: nulla riesce più bene, al peggio non c’è mai fine, risultati e servizi sempre meno validi, climi organizzativi deficitari (dalla Pubblica Amministrazione alle Compagnie di Stato, da certe Banche a molte Imprese).

Che sta succedendo? E’ tutta da addebitarsi ad una crisi che invece di essere congiunturale (come di solito) è strutturale (caso straordinario per durata e profondità)?

Il dibattito è aperto e ognuno può portare in campo mille ragioni.

Un fatto è certo, la crisi non è soltanto economico-finanziaria, è molto più ampia, vorrei dire culturale: l’epoca del 2.0 ha sorpreso molti e le capacità di reazione e adattamento sono andate in direzioni poco produttive.

Il cambiamento che stiamo vivendo è davvero epocale, richiede un capovolgimento di mentalità enorme (sui metrò il 70% dei viaggiatori è chino sui tablet  o sugli smartphone ed è connesso senza sosta), il mondo delle informazioni viaggia alla velocità della luce, media di ogni genere bombardano cervelli e mente in continuazione per sedare un’ansia di notizie che non ha fine e che spesso è un falso problema.

Senza obiettivi chiari è difficile decidere dove andare e su che cosa puntare, senza un programma non si costruisce nulla, lavorando in tempo reale non esiste più la riflessione, i valori vengono schiacciati dalla compressione della spinta ai risultati, i sistemi di gestione focalizzati sul brevissimo periodo, gli stili di management sempre più poveri di idee e di ricchezza intellettuale.foto uomo e schermo

L’analisi cruda ci riporta al Milan: Obiettivi? Programmi? Scelte ragionate? Schema di gioco? Valori? Passioni? Identità? Senso di appartenenza? Responsabilità? Organizzazione chiara? Politica integrata? Resilienza? Team?

Le stesse domande e mille altre che vengono alla mente quando c’è un’implosione valgono per lo Sport (dov’è subito tutto evidente) e per le Imprese (dove le cose si scoprono quando è tardi per porvi rimedio).

Da dove si inizia per dipanare la matassa?

Per una squadra perdere non dovrebbe essere un problema, fa parte del gioco, senza avversari si vince sempre, dunque va messa in conto la sconfitta. Ciò che è meno tollerabile è il modo in cui si affrontano le sfide e in cui si perde. Nello sport come gioca una squadra, quanto si allenano i giocatori, che prestazioni forniscono, che motivazioni hanno, come recuperano emotivamente e così via.   

Per una Impresa come studia e ascolta il mercato, come si organizza per soddisfare i bisogni e distinguersi, come si dota di personale competente, come gestisce processi e risorse umane, come si amministra, come stabilisce obiettivi ragionevoli, come si attiva per creare una squadra che funzioni bene, come aiuta a produrre risultati e prestazioni brillanti, come attua strategie vincenti.

Sembra di osservare, salvo alcuni casi di eccellenza, una generale entropia professionale, con forte mancanza di competenze e capacità al vertice e poca sensibilità per il bene comune: quella responsabilità che spinge a fare e fare bene, comunque, per sé, per gli altri, per la collettività.

Mai come oggi serve passione, impegno, collaborazione, inventiva, integrazione e mai come oggi è controproducente qualsiasi comportamento di difesa del proprio ruolo, di autolimitazione, di lasciare che le cose vadano per conto loro (“tanto io il posto ce l’ho”) ancora così diffusi.

Torniamo alla metafora del Milan: la crisi è dei giocatori, della squadra, della società, delle dinamiche interne (lotte di potere, schieramenti, ecc.), dei soldi, della conduzione, degli emolumenti troppo alti, degli errori compiuti?

Certamente per capire bisogna unire la vicenda sportiva con quella societaria, il malessere è così diffuso che non può essere relegato ad una sola variabile ed in un sistema complesso l’abilità manageriale richiede proprio di saper gestire la molteplicità di aspetti che influiscono sui risultati, a partire dal clima e dalla cultura che caratterizza una squadra e lo staff che la supporta e la guida.

Esattamente quello che si osserva in molte realtà organizzate, dove una parte non sa cosa fa l’altra, anzi peggio la contrasta, sempre e comunque, per cui i risultati vengono a mancare.

Una P.A. efficiente? È possibile, le competenze ci sono, ma le manovre personalistiche e “politiche” impediscono anche ai Talenti di operare per gli obiettivi e per il bene comune.

Imprese Pubbliche e Private efficaci? E’ possibile, gestendo in modo trasparente e coinvolgendo le competenze presenti e non utilizzate. Certo se poi lo Stato si muovesse verso la Semplificazione tanto dichiarata e poco perseguita, sarebbe anche meglio.

Ridiamo una guida vera e valente alla squadra in crisi, cambiamo la mentalità di tutti quelli che vi operano, puntiamo sul senso di squadra e sui valori che ogni individuo ha dentro di sé, che sia il Milan o qualsiasi altro ambiente organizzato per portare risultati positivi.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo, Direttore di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl, militante nel G.S. Montestella di Milano,autore di Turbomanagement – Sperling & Kupfer . Turbomanagement 2 . Franco Angeli Editore – Cambia Adesso – Seneca Editore

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