Sport & Fumetto: la newsletter delle buone notizie

L.B.N –  La newsletter delle buone notizie
(Questo numero è dedicato a Carlo Angela)

 

La profezia, quando lo sport diventa poesia

Che lo sport abbia il potere di cambiare il mondo o le persone raccontando storie emozionanti, regalandoci miti in cui credere, anche se spesso ci deludono, e piccoli gesti di altruismo, sacrificio e speranza, che forse ingigantiamo, ma che fanno bene allo spirito, ormai è un dato assodato.

A volte lo sport smette di essere tale e si trasforma in teatro, in una schiacciata a canestro spettacolare, in un goal inesistente al 96’ , in un’Italia della pallavolo o del beach volley che perde ma esce vincitrice alle Olimpiadi, in una partita di rugby dove i più “piccoli” battono per 20 a 18 i giganti dell’Australia, in una corsa folle in bicicletta terminata in una caduta sulla discesa di Vista Chinesa in Brasile. E a volte lo sport diventa cinema, come in Il sapore della vittoria, Momenti di gloria, Un ragazzo di Calabria, Il campione o come quel film di cui non ricordo il titolo e che a volte penso di aver solo immaginato, dove la gioia di un ragazzo ormai non più giovane e dai sogni infranti passava da una punizione, la sua specialità, gesto tecnico che non sbagliava mai con precisione chirurgica; nell’ultima immagine della pellicola, dopo una parabola magica, il pallone andava a stamparsi sul palo. A volte sono libri, basti leggere della freccia del sud Mennea in Quella maledetta voglia di vincere o Una vita così di Walter Bonatti e a volte lo sport è poesia. p1050645

E per questo ultimo caso propongo una poesia interessante, in dialetto, che è stata proposta nel concorso Poesia granata al quale hanno partecipato anche diversi tifosi di altre squadre. La poesia al di  là del colore della maglia (potrebbe anche essere il mitico Cagliari di Gigi Riva), del dialetto novarese (potrebbe essere il melodioso e un po’ malinconico napoletano di Pino Daniele) e della disciplina (come non ricordare la squadra dilettante di hockey del Miracolo sul ghiaccio), ci disegna un mondo capovolto, immaginando un Torino vincente in tempi moderni e si apre ad un ipotetico mondo di pace. In quante occasioni parliamo di utopia e ci arrendiamo? Eppure a volte i miracoli succedono…

 

LA PROFESSÌA
(a seguire la traduzione)
di Sara Brugo

Stopai a la scur dénta un gran salòn,

quatro figur d’antorn d’un mapamònd

rich e potént as cuntavo sta favèla

s-ciarai pén-a dla luss d’una candela:

“Noi chi soma i padròn dla tèra

e scampòma su la gramissia e la guèra,

sfrutand fòrt e spartigand la gént,

soma sicur ca gh’è da fé più niént?”

“Va tut a ròtol ma gh’è ‘ncò un difèt:

St’an al Turin l’è vinciù la scudèt.

E sta ròba l’è portà tanta alegrìa

Anca tra i tifoss d’un auta consortarìa.

A va mia ben che la gént l’è conténta

E ch’la gioìssa se quaidun d’aut a véncia.

Foma an manera cas ripeta più,

o vorì la pass e chi na sbato giù?”

Ansì disivo sti quatro barbagian

e tra goeri e lut jin passà quarant’agn.

‘Na traversa ad tròp, un rigor nigà,

‘na vongiudin-a e un ginòcc s-ciancà,

al campionà al finissa sémpri còl magòn

da chi as sénta tradì anca dal balòn.

Ma ‘mè ca suceda a la peuvra gént

sto Turin tistòn l’è mai molà un moment:

un dì sopand e l’aut anveci sacrinà

‘mè un dirèt al va dricc par la so stra.

Fin quand che la bala ‘mè na colòmba bianca

la vola an pòrta e la sfortun-a a sbanca.

un’ondà granà amprovisa as sorleva,

nigand la canaja pròprio lì ‘ntè ch’l’éva;

la libara al mònd da tucc i barlafuss,

a chi ca tasiva agh dà andrè la voss

‘Me un fium an pién-a as fa stra la pass

e l’ingiustissia la mandòma a spass.

E dès chi ch’al Turin l’è sémpri amà,
nonostant i batòsti e la malaparà

as rénda cunt da tuta l’importansa

da cori drè un sògn con la costansa:

l’è l’unica manéra par piéssi la sudisfassiòn

da déghi un caocc a ògni maledissiòn.

 

LA PROFEZIA/ Chiusi allo scuro, dentro un gran salone/quattro figuri attorno ad un mappamondo/ ricchi e potenti si scambiavano queste parole/ appena illuminati dalla luce di una candela:/”Noi che siamo i padroni della terra/ e viviamo grazie alla cattiveria e alla guerra/sfruttando a più non posso e dividendo la gente/siamo sicuri che non dobbiamo fare più niente?”/”Va tutto a rotoli ma c’è ancora un difetto: quest’anno il Torino ha vinto lo scudetto/ E questo fatto ha portato tanta allegria/anche tra i tifosi delle altre squadre./ Non va bene che la gente sia contenta/ e che gioisca se qualcun’altro vince./ Facciamo in modo che non capiti più,/ o volete la pace e che ci detronizzino?”/ Così dicevano questi quattro barbagianni/ e tra guerre e lutti sono trascorsi quarant’anni./ Una traversa di troppo, un rigore negato,/ un’oliatina, un ginocchio rotto,/ il campionato finisce sempre con il magone/ di chi si sente tradito anche dal pallone./ Ma come succede alla povera gente/ questo Torino testardo non ha mai mollato un attimo: un dì zoppicando e l’altro pieno di preoccupazioni/ come un diretto va diritto per la sua strada./ Fino a che la palla come una colomba bianca/ vola in porta e la fortuna sbanca./ Un’onda granata si solleva improvvisa, annegando la canaglia dove si era rintanata; / libera il mondo da tutti gli esseri inutili, a chi taceva ridà la voce./ Come un fiume in piena la pace si fa strada/ e l’ingiustizia la mandiamo via./ E ora chi ha sempre amato il Torino, / nonostante le batoste e la sfortuna, / si rende conto di tutta l’importanza/ di correr dietro ad un sogno con costanza: / è l’unico modo per prendersi la soddisfazione/ di dare un calcio ad ogni maledizione.


Gianluigi Gavinelli


L.B.N –  La newsletter delle buone notizie
(Questo numero è dedicato a Malala)

 

Il ventenne di Tezze

Ci sono malattie rare per le quali spesso non c’è né una cura, né una ricerca adeguata.  Per raccogliere fondi sulla progeria, una di queste malattie, Sammy Basso,  ventenne di Tezze sul Brenta, affetto dalla progeria, patologia che provoca l’invecchiamento precoce, è stato protagonista della trentunesima  Maratona di Venezia. p1050648

Il fondatore dell’Associazione Italiana Progeria  ha corso assieme ad un gruppo di amici podisti su una speciale carrozzina, spinta a turno fino al  traguardo. L’avventura è del 23 ottobre e la gara è iniziata di prima mattina da  Stra, grazie anche all’ausilio di Joelette, una speciale carrozzina pensata per la corsa e i sentieri di montagna. Sono stati percorsi tutti gli oltre 42 chilometri della gara, da Stra a Venezia. L’evento è stato l’occasione per promuovere le attività dell’associazione AiproSab e accendere i riflettori sull’importanza della ricerca.

Gianluigi Gavinelli


L.B.N  – La newsletter delle buone notizie
(Questo numero è dedicato a Paolo Dall’Oglio)

Il tifoso più onesto

Non c’è un palazzo in costruzione e neanche un polveroso campo di pallone, come nella famosa canzone La leva calcistica della classe ‘68 di De Gregori. Ma in questa storia il palazzo è finito già da tempo e sorge in via Donizetti ad Alessandria e il vicino campo da pallone è il verde Moccagatta, di Alessandria, costruito nel ’29. Dalla vicina palazzina di quattro piani è possibile vedere gratuitamente le partite e veder correre, gioire e soffrire i “grigi”.

In un appartamento con vista campo, abita quello che è stato definito il tifoso più onesto.

E’ Valerio Scarrone che dalla sua abitazione, godendo di un’ottima visuale,  può vedere in tutta tranquillità tutte le partite giocate allo stadio.

In quanti vorrebbero avere l’opportunità di veder scendere in campo i propri beniamini e poter esultare per un goal,  semplicemente guardando fuori da casa.p1050653

Nonostante Scarrone, fortunato tifoso, possa fare a meno di pagare il biglietto, da anni ha deciso di sostenere la storica squadra della sua città non solo con un sentito tifo ma anche pagando un abbonamento per vedere le partite della società, che nella sua storia è stata capace di disputare 13 campionati di  A, per la quale hanno giocato campioni capaci di vincere un mondiale, il pallone d’oro del ’69 Gianni Rivera, e che in questo 2016 punta al ritorno in serie B.

Un amore per l’Alessandria ereditato dal tifo di famiglia e un amore per il calcio perseguito rivestendo il ruolo di giudice sportivo per la Federcalcio di Alessandria e un gesto: quello di pagare ogni anno un abbonamento non “necessario”.

Gianluigi Gavinelli

 

 

Gianluigi Gavinelli, novarese, si occupa di disegno, creatività ed editoria. All’età di 19 anni ha deciso di rendere utile la sua grande passione per il disegno partecipando a numerosi concorsi. Nel 2008 una sua storia a fumetti viene selezionata e pubblicata da De Falco Editore sul libretto “Vita giovane”. Nel 2010, forte della sua capacità imprenditoriale, forma un gruppo di disegnatori con i quali produce in proprio la rivista a fumetti “Il Fortino”, partecipa alla manifestazione “Fumetti a Novara” e alla Sagra di San Rocco, pubblica una striscia a fumetti nel numero speciale di Natale del Corriere Valsesiano e contemporaneamente con la casa editrice “Mamme on line” pubblica la raccolta “Risate di Buon Natale”.

Comincia nel 2011-2012 la sua esplosione creativa: per la casa editrice “Kabaedizioni” escono i  libri, “I fantasmi del castello di Dunster”, “Legami d’acqua” e “ Semaforo rosso”. Con l’associazione “Accademia dal Rison” collabora con il Corriere di Novara disegnando il gioco “Trova le differenze” e brevi racconti di bimbe capricciose per You can print. Con il nome di GIGIO collabora al sito “Satira libera” e alla rivista “Nel, notiziario degli enti locali C.G.I.L. Piemonte. Adesso inizia la sua avventura in Sport & Work.

www.librieillustrazioniilfortino.it
gianluigi.gavinelli@alice.it
ilfortinodeilibri@gmail.com

 

 

 

 

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