Speciale Parigi: Lacrime di coccodrillo

7  gennaio 2015- ore 11.27 

La pentola a pressione è infine scoppiata!

foto di coccodrilli
Foto tratta da Humour

Troppo silenzio, malessere, sofferenza repressi; la Francia è ora sconvolta dalla rivolta dell’alterità virulenta che, dopo aver contaminato, infetta, attacca mortalmente le prime cellule importanti dell’organismo. Società, repubblica (la vera, non quella delle banane), città: vengono evocati insiemi astratti per ricordarci che abbiamo integrato e dobbiamo integrarci in un tutto, un organismo coerente, la cui stabilità è minacciata oggi palesemente. Nasce un’idea, propagandata dai media e dai politici: non sono risentimenti isolati, non sono folli che hanno perso la testa.

È l’Islam, il Male, che si manifesta cancerogeno, invadente, pretenzioso, nel cuore e nel ventre dell’Europa. L’Islam in Europa. L’Europa islamica. L’islopa. L’Euram. Prospettiva concreta che sembra paradossalmente non poter evocare nessuna ilarità, solo inquietudine, paura. L’attentato che si è compiuto oggi è un attacco alla “nostra” società ma “noi” non ci lasceremo soffocare. Davanti ai mori, il cristiano del XXI secolo, ormai laico, si transenna dentro a quartieri e palazzi blindati. Non lasceremo pervertire la nostra cultura, i nostri valori, i nostri giornali, le nostre donne, i nostri bambini.

Voci sempre meno timide e più numerose si levano sui social-media, nelle scuole, nelle strade, nei quartieri. Voci che problematizzano, il razzismo, l’integralismo laico, la paura, lo sconforto. Dio sia lodato! Maledetto sia Dio! E lo scontro di culture nel paese del politicamente corretto, trova luogo là dove il malinteso è stato alimentato con benzina sul fuoco. L’offesa agli dei. Roba per la quale Socrate, nella civilissima Atene Occidentale, trovò la morte condannato dal suo stesso popolo.

Ma l’empatia o l’intolleranza sono sentimenti troppo facilmente manipolabili dai media al servizio del potere. Partono dunque le catene di sms, mail, messaggini postati sui social-media. Le chiamano catene di solidarietà, da re-inviare a tutti i tuoi contatti, se sei un vero patriota. Se stai con i buoni. E se le re-invii a più di 10 persone porta anche fortuna per il 2015. Un anno d’amore, perché l’Amore vincerà sulle Tenebre. Parafrasando De André sbuffo tra me e me: Che non si sdegni la gente per bene, se non mi adatto a re-inviar le catene…

E si cade dalle nuvole del facciamo-finta-che-nessuno-ha-mai-incendiato-le-banlieues-nel-2005, piangendo con gli occhi al cielo, chiedendosi piagnucolanti come tutto ciò sia stato possibile. Come un soggetto che si scopre malato, la Francia, s’interroga oggi sulla causa della propria malattia, e più gravemente sul suo destino.

La Francia è sotto choc, letteralmente disperata. Questi barbari, mossi da una fede terribilmente violenta, si permettono di trucidare paladini della libertà d’espressione: ecco il succo di quello che resterà in memoria ai posteri. Alla radio piangono. Messe funebri barocche ritrasmesse eccezionalmente, tra i minuti di silenzio che si moltiplicano. Per la gioia degli scolari, nelle scuole si fa già ripetere a memoria l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sulla libertà d’espressione. Il dibattito, se c’è, è gestito da tenenti della Costituzione, partigiani dello Stato Laico che invitano gli studenti alla tolleranza con gli occhi lucidi e la gola secca.

La proclamazione del lutto risuona solenne nei cortili dei licei, arriva dritta alle orecchie nude delle studentesse, molte delle quali all’uscita dal portone si affretteranno a ricomporre sui loro capi le strutture di hiyab colorati. Perché in Francia, a migranti e discendenti, viene concessa un’identità tra parentesi, un’identità nel privato, nel tempo libero, un’identità culturale che a scuola è da recuperare all’uscita. Penso a queste giovani future quarte o quinte generazioni, sottomesse ai capricci dello Stato più tollerante del mondo. Lo Stato dell’Uguaglianza. Della Pace. Della Giustizia. Degli Aiuti Sociali.

I Francesi si muovono prudenti, con paura che gli scoppi un’altra mina fra le mani. Chiedono infine pietà, come viene chiesta allo schiavo che è pronto a pugnalare il suo padrone… Lacrime di coccodrillo?

E in piazza scendono tutti i sessantottini imborghesiti a sbandierare di desolazione, affranti per il colpo inflitto a questo Migliore dei mondi possibili, la cui corazza si scioglie all’improvviso, come un cataclisma. Dicono che sia commovente. Bandiere tricolori, pannelli neri, piazze gremite di sostenitori della democrazia, cortei sparsi e manifestazioni spontanee, raduni che non si faranno mai manganellare. Eh si, perché c’è Libertà E libertà. Martiri E martiri. E i martiri istituzionali valgono più di quelli ammazzati dalle Istituzioni.

Il giovane Rémi Fraisse, giovane militante ecologista sorpreso alla schiena da una granata della polizia francese qualche mese fa, infatti, è morto per sbaglio.
Martiri per la Laicità? Per una buona causa?

Allegrotti pacifici che infliggono a colpi di pennello umiliazioni a raffigurazioni sacre di un dio impresentabile. Acharnement, accanimento. Se la sono cercata, tirano fuori taluni. Errare è umano, perseverare è diabolico. Uccidere è peccato, mentre parlare, insultare, ridere e scherzare è un diritto fondamentale.

Siamo avvolti nell’incarto unto del malinteso culturale, che ci rinfaccia la seguente verità: qualunque diritto fondamentale, se osservato con dogmatica fede, fa trasudare il ligio praticante, non permeabile alle variabili del mondo.

Eccola la pugnalata, la bomba lanciata a tutta velocità al cuore dell’orgoglio laico, diretta a coloro che, sprezzanti, giudicano gli schiavi del loro oppio. Un’atmosfera di rivolta che tocca tutti, che spaventa e commuove, che alimenta il fuoco purificatore, il caos, il conflitto a cielo aperto, la provocazione, la catena di vendette o piuttosto la resa dei conti.

E tu da che parte stai? Con gli Alleati o con lo Stato Islamico?

E per te, francese arabo d’origine, immigrato di terza generazione, è giunta l’ora di prendere finalmente parte, chi preferisci: mamma o papà? Dicotomie televisive moderne negano ogni spazio di nuance, un creativo pensare soluzioni diverse per società complesse. Tanto la fantasia non serve… se guerra è… Alle armi, citoyens!

Il nemico è nel cuore di Parigi e tutti credono alle telecamere, bevendo con occhi morbosi, calmamente assetati, aspettando giustizia. I moschettieri della Repubblica, questi robocop/men in black che vediamo in azione su tetti, in assalti pirateschi dirigono la scena. Il popolo -televisivo- aspetta trepidante il momento in cui il bubbone epidermico scoppierà, rivelando la dissoluzione del pus sanguinolento: i terroristi canaglie devono morire. Schiaccia Francia! Vai e stringi, mastino, sulla barbara preda! Si accoglie allora col fiato sospeso il momento in cui le “forze dell’ordine” trucidano di mille colpi il mussulmano posseduto dal diavolo. Pan per focaccia, tiè! Alcuna pietà per Caino. Terrorista? Ostaggio? Chi hanno fatto fuori i paladini dell’ordine? Estrema fiducia nella tattica guerriera, omertà sarà fatta sugli eventi.

La gente può infine respirare. Partono le chiamate: “Li hanno uccisi! Li hanno uccisi!”. Liberano i bambini dalle scuole, il pathos patetico va alla grande in televisione. Mamme possono infine riabbracciare figli dopo ore di panico e angoscia. E cosi sia, la festa è finita, tutti a casa a sputare in faccia agli arabi. Déjá-vu post undici settembre. E come i pompieri diventarono gli “angeli del fuoco”, i disegnatori sono già tutti angeli càustici. Appena santizzati dal Presidente, proclamati gli eroi della Patria Repubblica delle Marianne, le vecchiette sul tram si sentono già autorizzate a fare smorfie di schifo alle adolescenti col velo. Che potrebbero essere loro nipoti.

Tutto è a galla. Tutto quello che non si osava dire, i pensieri stupendi razzisti e striscianti ora li si vomita, poco rispettuosamente, dall’alto della coscienza di vittime in lutto. Chi piange oggi? Un popolo coloniale estremamente ipocrita, fondato sull’inganno e sulla truffa dell’assimilazionismo all’europea. Si capisce oggi la gravità della strumentalizzazione semantica del principio d’égalité, che in Francia non è inteso come principio d’uguale opportunità o uguale rispetto, ma puro dogma d’omologazione.

Ecco la tragedia.
Oggi fiumi di peuple scorrono, fieri e repubblicani, lungo i boulevards grigi di Parigi. Una Parigi che relega e classifica il valore della gente dal codice postale del quartiere di residenza. Una Parigi che mutila la creatività e la poesia dei posti occupati. Una Parigi riconvertita ai valori della produttività capitalista, che ignora e sacrifica il valore del pluralismo culturale. Una Parigi che nasconde la polvere sotto il tappeto. Che relega i rifiuti umani alle periferie, adottando una “politica degli estintori”, consona a uno Stato in crescente militarizzazione.

E la RIVOLTA scoppia, non lontano dalla Bastille. Dritti i colpi al cuore del RE che, a pancia piena, ride dei suoi contadini. Sparano gli ex-galeotti su chi le prigioni le ha solo disegnate, forse, per riderci su.

La République è in lutto, dice il Presidente. Dodici martiri si sono spenti sotto il fuoco dei ribelli.
E come in Mali, oggi in Francia ci si ritrova insieme, uniti da quello spirito napoleonico che, vibrante nelle carni e vivo nel ricordo dei Morti per la libertà, avvelenerà lo spirito di un popolo più inquieto per la sua sopravvivenza che disposto ad evolvere.

Eva Carpigo

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