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Speciale Parigi: Il popolo delle matite

CHARLIE HEBDO
“Quel giudizio senza pre”

TERRORISTI ASSALTANO VIGNETTISTI/ FOLLIA CREATIVITA’ E MORTE
PARIGI 7 GENNAIO 2015
Abitavo in un quartiere romano di meravigliose garibalderie.
Giocavo nei giardini del Gianicolo tra un busto e una lapide, tra un piombo e un mausoleo, cosa mi può spaventare?

Quei volti di pietra, autorevoli e fieri e di cui ancora molte cose mi sfuggono sono per me dei cugini lontani che per sicurezza non ho mai voluto conoscere abbastanza.
La loro rivoluzione immaginifica però mi risuona nel cuore. foto 1

Volevano l’Italia, volevano l’Europa. Quelle grandi palle da cannone conficcate nel muro sono ancora li’, come un giocattolo storico di un gioco che fu rumoroso e che finì.
E’ la materia che parla, la forma che risponde e racconta per immagini come e piu’ di un libro di storia.
I creativi come gli artisti in genere circoscritti nel loro spazio e nel loro tempo sono molto critici persino ribelli.
Sembrano arrabbiati perchè proprio non possono separarsi dai loro occhi dalle loro mani e dai loro fantasmi.
Se questi poi indossano l’abito del fumetto appaiono come adorabili matti, in un feeling tra la mente e la mano che non conosce interruzione. Sono i medium della società se occorre e sfuggono a qualunque consueta classificazione.

I creativi sono come Dio e nascono profeti di una religione che non c’è.
Sono bambini che esplodono generosi e imprevedibili e tra il sangue e l’inchiostro per loro molta differenza non c’e’. In un certo senso ricordano i primi cristiani con i loro graffiti ad affermare la loro appartenenza.
Appartenenza al colore e a tutto quanto soddisfa l’occhio e accende la fantasia.
Cospiratori della risata della leggerezza e della libera opinione, gli artisti impugnano i diritti fondamentali e li declinano all’istante e con determinazione come nessun altro potrebbe fare, artisti devono essere stati i nostri padri costituenti.

Sofisticati o naif impazziscono per un tratto ben riuscito e si compiacciono e si distruggono, tanto poi si ricreano. E se muoiono altri per loro continuano, e’ un mondo solido che crede nell’unicita’ e scopro oggi che di una matita spezzata sa farne due.

Unicita’ che se interpreta all’istante, lavora meglio.
Il mestiere del creativo è come quello del traduttore ed è tutto nell’amore per il dubbio non vende certezze ma solo immaginazione è scettico, è critico persino infuriato e se si espone consapevolmente lascia un segno in più: una traccia di se.

Lo stile può essere feroce, ma è solo una rappresentazione pirotecnica che non potrà mai superare certe disumane realtà.
I creativi amano la vita, sono ubiqui e ambiziosi, mangiano indipendenza.
Indipendente era la redazione di Charlie Hebdo, da anni puro giudizio a spruzzo senza pre, creativi che sapevano esistere come esseri totali che sperimentavano si confrontavano e si sfidavano, anche sul dialogo interreligioso che propriamente non era il loro miglior campo di competenza.
Quanti altri creativi conoscete così’, benediteli,, sono una cellula di Dio. foto 2

E che Dio li protegga.

Vorrei ricordare Woody Allen che molti anni fa, parafrasava Nitzche “DIO E’ MORTO E IO NON MI SENTO MOLTO BENE” , non temeva certo di scatenarsi un fulmine o una crociata, ne’ pensava a giorni come questi.
Tale e’ la creatività, molto semplicemente una malattia necessaria irriverente e senza limiti da cui molti guariscono ed altri no.

Possiede i propri piccoli kamikaze anche se il martirio non e’ l’obiettivo.
E’ un morbillo, una febbre sempre a 38.
LA satira poi e’ molto di piu’, sintomo e cura di se stessa. Non e’ soffiare sul fuoco. E’ il fuoco.
E’ un prurito racchiuso tra segno e parola, un benservito artistico verso chiunque ne faccia richiesta, una telefonata all’intelletto che non cerca riconoscimenti ma se poi arrivano, certo sono graditi.
Una risata spontanea aiuta sempre la cultura, il coraggio, la sostenibilità…e’ una salvifica risposta per la tolleranza e lavora per avere pace e convivenza civile.
Chi non la comprende non la merita.

L’ ironia e’ un qualcosa di necessario che dovrebbe essere la nostra baguette quotidiana, mai incompatibile con la pagnotta. Ma questo e’ un sentire sottile tipicamente francese che il mondo invidia.
Tanto che in certi paesi, ridere di se degli altri e di tutto pare ancora non aiuti neanche nel parco giochi della comicità o a casa del sarcasmo.

Ammirate quanta riflessione e leggerezza ci ha potuto regalare nel tempo il nostro Woody, pur non essendo un campione di clarinetto…
Divertitevi con Almodovar nel suo recentissimo “Storie Pazzesche” . Vogliamo uccidere anche lui che inizia il film a bordo di un aereo di pazzi guidato da un pazzo che vola pazzamente a bassa quota fino a spianare una bella coppia di anziani in buona salute e in pieno godimento pensionistico ?
Dunque ancora “E’ Parigi che sta bruciando, è la Bastiglia che sta crollando?”
No.

Non e’ una rivoluzione culturale globale ma solo un raid terroristico e brutale contro la liberta’ di espressione.
Un attentato all’intelligenza che si sostanzia e aggiunge un gratuito delitto tra musulmani al grido di Allah…
Una inspiegabile esecuzione che lascia sul campo l’eccellenza di un workshop di vignettisti e altre vittime, spunta la tour Eiffel e trucida l’emblema dell’insuperabile wit francese..foto matita e pugno

Questo e’ l’anno in cui si processa la satira proprio nel tabernacolo delle libertà universali.
L’anno in cui vanamente si folgora il talento di intellettuali che non avremmo dimenticato comunque e la cui sostanza circola già da anni nelle nostre vene.
E’ anche l’anno in cui chiude l’olimpo dello humor per insopportabilità, si abbassano le serrande delle arti superiori e corre la cronaca in diretta.

Addio cari arcangeli, uomini miti e sognatori furenti..
Ora il nero e’ nel cuore della gente, per quattro o per quattromila non importa, questo è il sentimento imposto da una storia surreale,
E’ un sipario scuro che frana sulla speranza, una befana bacchettona/strega del giorno dopo, che spazza i confini sfuma le differenze e poi sotterra lo spirito..
Nel calendario resta una data che punisce gli artisti e ne vampireggia il talento. Sul tavolo solo testimonianze di scatenato umorismo e indistinto buon umore.

Ce n’è, dalle religioni alla pedofilia, dal matrimonio al divorzio gay, ce n’e’ sui governi, sui paradossi, su tutta la fallocrazia di questo mondo. Dagli ebrei ai musulmani,..fino ad esplodere di parto natalizio della madonna.
Ce n’e’…
Tanto che un’ ignota scaletta troneggia nel nostro futuro e domina la nostra fantasia, toglie il respiro e ci separa da ogni dio senza piu’ rabbia ne’ orgoglio.
Da Dio e dalla creatività e dal suo disegno piu’ allegro.
Passeggio al Gianicolo ma non basta, nello skyline romano c’e’ Parigi, Ed e’ strano come un luogo in certi momenti ne evochi altri.

L’anno comincia con pollice verso e uno diabolico decalogo sale nella nostra esperienza.
Appare l’incubo dei commandi e dei nuovi “comandamenti”
Commandamenti alla paura, al qualunquismo in qualità di nuovi spettatori attoniti e sospettosi di scene e contro scene. Laddove Fatima non e’ piu’ un santuario. E chissà che altro seguirà.
Tutti ormai coinvolti in un vortice di pena ,gravità e odio, blindati dalla violenza e in confidenza con il male., azioni scellerate e pensiero flebile.

Ecco in deflagrante sequenza il decalogo criminogeno dell’orrore e dell’impotenza.

E Parigi per questo oggi vale molte messe.

La crisi incombe, tutto ci trattiene nel tempo della follia e dell’indignazione, la storia non ci aiuta.
Oggi la mente in equilibrio sul cuore e’ in Place de la Republique.
Con grandi occhi puntati sulle matite, c’e’ un popolo che stringe il suo dio creativo in un tripudio di simboli e bandiere.

Lina Tedesco
Lina Tedesco: correttrice di bozze ed appassionata segretaria di redazione di riviste aziendali bancarie, intrepida addetta stampa di ambienti creditizi, ha svolto incarichi in agenzie pubblicitarie, promoter, collaboratrice e venditrice di gallerie di arte contemporanea , conquistata dalla Rete con estrosità.

Comments (2)

    • luciana Brusa

    Quando il prepotente ti vuole ammutolire resta la satira, antico strumento creato dalla mente umana per non soccombere, almeno idealmente. Galileo usò la satira quando sussurrò difronte agli ignoranti POTENTI ” EPPUR SI MUOVE ” …Il tempo dà ragione all’intelligenza, non alla violenza. Sono d’accordo sull’analisi di Lina Tedesco, ricca di spunti e di verità illuminanti.
    Anche se volgare la SATIRA è viva e deve essere salvaguardata. Guai a sottometterla a paletti, perderebbe la sua natura di rovesciare il tavolo. Luciana Brusa

    13 Gennaio 2015
    • Stefano Maria Palmitessa

    Normali inumanita’…dunque!

    16 Gennaio 2015

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