Sport & Work n. 68- 5/2016- anno 3 Maternità surrogata, confusione tra desideri individuali, diritti umani e principi etici

Sono certo che la maggior parte degli esseri umani, coscienti della propria dignità e del proprio compito nel destino della storia, non avrebbero mai neanche immaginato che un giorno ci si sarebbe spinti fino all’aberrazione della disumanizzazione.

La cosa che più mi meraviglia in tale contesto e nella ricorrenza dell’8 marzo, è come mai, le donne, indistintamente e senza eccezioni, non facciano sentire in maniera “stentorea” e unanime le loro voci di dissenso. Anzi rimango esterrefatto di fronte ad espressioni di consenso “a motivo umanitario” di una prassi manifestamente contro natura, fatte da alcune di loro, che io uomo, solo al sentire, rimango di sasso.

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

Con il termine, aberrazione della disumanizzazione, intendo definire ciò che non è mai avvenuto nella storia prima degli esperimenti umani cominciati probabilmente a partire dalla seconda guerra mondiale o più precisamente, in termini psicologici, da quel 10 dicembre 1948, quando si è promulgata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. http://www.interlex.it/testi/dichuniv.htm

Mi dispiace proprio infatti, dover sottolineare che, secondo me, anche se pare un controsenso, proprio da quella data in cui si prendeva e si faceva prendere coscienza con l’art. 4 che “Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.” e con l’art 5 che “Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.” è iniziata invece, anno dopo anno, una caduta vorticosa e perfettamente contraria a tali enunciati, propinata subdolamente giorno dopo giorno in funzione di una rivendicazione di libertà e di autonomia pilotate subdolamente da fini esclusivamente economici e di mercato in una realtà capitalistica sempre più ipocritamente paladina di “preferenze individuali” spacciate per diritti umani sapientemente camuffati da invenzioni mediatiche.

Ecco perché oltre alle nuove schiavitù ed alle crudeltà che si profilano nel futuro di questo secolo trovano già affermazione anche le gravi violazioni dell’art. 13 che recita: “1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.” nonché dell’art.16 “1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento”.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”.

Ma ancor più negativa risulta, la violazione dell’articolo finale il n. 30 secondo cui “Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.”
I parlamenti con le loro leggi sembrano proprio disattendere questo articolo.

I presupposti dell’essere umano

Lasciando ai lettori le considerazioni soggettive sulla rilevazione oggettiva di queste violazioni, focalizzerei l’attenzione sui problemi che la maternità surrogata presenta in relazione ai suddetti enunciati in merito alla confusione che la maggior parte di coloro che sono chiamati a decidere democraticamente in ordine alle leggi, cioè i semplici cittadini, sono costretti a fare o per ignoranza, o per errata convinzione, o per strumentalizzazione mediatica.

Poiché l’essere umano proprio per sua natura intrinseca è dotato di intelligenza e raziocinio finalizzati sulla base della libertà e della propria capacità volitiva alla creazione di una propria coscienza morale che gli indichi le responsabilità a cui è soggetto, nessuno che si reputi tale, può esimersi dal prendere coscienza dell’obbligo di impegnarsi personalmente e direttamente per la salvaguardia dei diritti inalienabili dell’uomo, non configurabili in norme di carattere giuridico, ma di livello superiore vale a dire di carattere etico.

Ecco perché appare di estrema rilevanza comprendere la differenza esistente, tra desideri o preferenze, diritti umani e principi etici in una prospettiva che ci coinvolge tutti, nessuno escluso, perché la questione della maternità surrogata impatta direttamente con la vita futura della nostra società e pertanto di tutti coloro che verranno dopo di noi e dai quali abbiamo preso in prestito la visione di un futuro che raffigura in termini attuali il loro presente.

Il problema culturale

Nella nostra riflessione appare perciò importante comprendere che il problema culturale espresso dal modello di sviluppo industriale, ci ha offerto un sistema sociale che ha abbandonato la famiglia nucleare come unica valida cellula collettiva su cui si stabilisce il rapporto tra la persona e le strutture sociali istituzionali, per trovare altri equilibri familiari insoliti, man mano che le leggi hanno legittimato il divorzio e l’aborto.

Tale impostazione basata su rivendicazioni di libertà, insinuando nel sistema familiare elementi destabilizzanti, ha prodotto un turbamento del tradizionale sistema familiare stravolgendone i fondamenti naturali. Come un fiume in piena, dalla fine del secolo scorso il modello familiare importato soprattutto dalla cultura “democratica” di un’America infervorata di neoliberismo onnivoro e straripante, si sono configurati in maniera graduale, ma perniciosamente invasiva, matrimoni interraziali e interculturali, matrimoni civili anche tra persone dello stesso sesso, coppie di fatto, secondi e terzi matrimoni “intramezzati” da altrettante separazioni e divorzi più o meno brevi, e con ciò la nascita di nuove figure per le quali ancora non siamo in grado di dare un nome: senza voler scandalizzare nessuno mi chiedo cos’è per un bambino il figlio della seconda moglie del nonno che ha “per motivi umanitari” gestato il figlio eterologo della sorella di sua madre?

In tale promiscuità di relazioni “pseudo-familiari” credo sia difficile realizzare concetti di parentela attualmente ancora lontani dal nostro attuale vissuto, ma che certamente, in questo clima di confusione, sono destinati a realizzarsi se non arginati da una consapevolezza etica propriamente intesa.

Le nuove famiglie

Infatti come ha descritto bene nel suo libro “Le nuove famiglie” la sociologa Anna Laura Zanatta https://www.mulino.it/isbn/9788815124418# “Un singolo individuo può fare l’esperienza di vivere una sequenza di forma familiari: può iniziare la sua vita in una famiglia tradizionale; poi in seguito al divorzio dei genitori, può entrare a far parte di una famiglia con un solo genitore (per lo più la madre), quindi di una famiglia ricomposta, se la madre si risposa, acquisendo eventualmente nuovi fratelli e sorelle e una specie di padre “sociale”, sia pure non riconosciuto che si aggiunge, senza sostituirsi, al padre biologico e legale……”

Il discorso dell’autrice prosegue poi prendendo in considerazione anche altre possibilità come la convivenza, la formazione di una coppia di fatto, ecc. ma non prende in considerazione la possibilità oggi purtroppo verificabile della scelta di creare una coppia di fatto, ma con una persona dello stesso sesso e di formare una famiglia (nel nostro Paese grazie alla neo-approvata legge Cirinnà) che poi abbia la possibilità di avere figli regolarmente acquistati magari in Canada, come avvenuto per Nichi Vendola http://www.oggi.it/attualita/notizie/2016/02/29/e-nato-tobia-antonio-figlio-di-nichi-vendola-e-del-compagno-eddy-tra-mille-polemiche/?refresh_ce-cp).

Una delle critiche che mi sento di riportare dal link citato è quella di Mario Adinolfi, su Facebook, che dice: “Nato da una mamma californiana, porta il cognome del compagno, i 135mila euro li ha messi Vendola. Auguri Tobia, piccolo reso orfano di madre perché due ricchi “di sinistra” hanno deciso così senza chiederti nulla, considerandoti una cosa acquistata e dunque cosa loro, loro proprietà a cui imporre l’assenza dell’unica persona di cui un bimbo così piccolo ha totalmente bisogno: la mamma”.

Il Problema dell’orientamento

Il problema evidente, dunque, è che la nostra società sta perdendo l’orientamento, vale a dire quella visione del vivere quotidiano che permette di formulare le strategie per uno sviluppo ordinato dei gruppi sociali che miri in maniera manifesta al bene comune.

Purtroppo i modelli sono cambiati e le soluzioni non appartengono più neanche a ciò che si chiama senso comune. Ai bisogni profondamente sentiti delle generazioni che ci hanno preceduto e per i quali hanno lottato anche con assurde guerre, vale a dire avere un’istruzione con un titolo di studi riconosciuto, trovare un lavoro fisso, avere uno stipendio sicuro, formarsi una famiglia, comprare una casa, avere dei figli, andare in pensione e godersi il meritato riposo nella gioia familiare e la soddisfazione di poter fare interessanti viaggi; si sono sostituiti altri bisogni veicolati da un pensiero debole e catastrofico, che prendendo il via dalla rivoluzione del 1968, ha creato una visione culturale dello sviluppo umano nell’ambito della società postindustriale orchestrata dalla televisione, dalla pubblicità, dall’intrigo pasticciato di idee, desideri, oggetti, luoghi ed esperienze nei quali non ha più senso distinguere la sostanza dall’apparenza e il contenuto dal contenitore o ciò che è autentico da ciò che non lo è, o tra il mezzo e il fine, in un articolato intreccio di disorientamento euforico come tratteggiato in maniera sapiente da Pirandello nel suo romanzo “Così è se vi pare”.

Tale racconto coglie proprio il problema del nostro tempo in cui a volte risulta difficile capire se si tratta di realtà, reality o fiction, mettendo in luce, appunto, l’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri. Si genera così un relativismo delle forme, delle convenzioni e dell’esteriorità, un’impossibilità a conoscere la verità assoluta.

Sempre lo stesso Autore scrive poi un altro romanzo: “Uno, nessuno e centomila” in cui la tradizione riconosce l’affermarsi, il compimento e la migliore espressione dei temi, dei motivi e delle tensioni che assillano il nostro mondo in una logica di frammentazione: il moderno relativismo, il paradosso incombente, l’irriducibilità dell’identità umana ad un suo possibile contegno, e soprattutto quel disorientamento identitario che impedisce la valutazione dei fatti per ciò che sono, riportando in primo piano l’istinto di sopravvivenza che trasforma il disorientamento esistenziale in un disorientamento depresso, provocato da un incolmabile vuoto, generato nel nostro tempo da una realtà totalmente parcellizzata e ambigua.

La legge come soluzione di tutto

Ecco allora che il nostro modello di sviluppo ricerca una soluzione improbabile: la normazione. Si pensa in tal modo di poter risolvere ogni problema, ma soprattutto quello della certezza del diritto. Ecco quindi che ogni fenomeno deve trovare la sua soluzione solo per il fatto di essere stato rilevato e poiché è stato rilevato assurge al rango di diritto anche se si tratta di un desiderio o di una preferenza espressa da una esigua minoranza. A tal fine si trovano contrapposti, ma convinti della necessità di trovare una soluzione legale, credenti e non credenti, medici, teologi, ingegneri, sociologi, politici e filosofi, ciascuno intento a dichiarare la propria verità da inserire nell’articolato normativo.
Tutto ciò viene reso possibile nel tam tam dei mass media, dalle nuove tecnologie che in maniera onnipotente sembrano poter consentire tutto, finanche complicate operazioni di ingegneria genetica come lo scambio di spermatozoi, il prestito d’utero per maternità surrogata, selezioni genetiche, clonazioni naturali e rimaneggiamenti eugenetici del DNA. Ma non solo, le manipolazioni riguardano e sono possibili in ogni settore della vita umana, dal sociale, al politico, all’economico finanziario, con il risultato che è sempre il più debole a rimetterci, ed il diritto e le leggi non sono più concepiti in difesa dei più deboli, bensì a legittimare le preferenze dei più forti, anche se numericamente insignificanti. Così con il progresso scientifico, con la vittoria del capitalismo neoliberista, con la pseudo partecipazione delle masse alla politica, tramite l’escamotage delle primarie, con l’eguaglianza dei diritti indistintamente valutati, con la libertà individuale che rasenta sempre più la licenza, con l’etica del lavoro ormai superata dalla necessità di sopravvivenza, con le democrazie liberali governate dalle lobby, la confusione cresce in proporzione geometrica rispetto alla globalizzazione.

Le preferenze o i desideri

Così la libertà sessuale ha allontanato il tabù della verginità femminile rendendo normali rapporti prematrimoniali, l’erotismo si è trasformato in pornografia nevrotica, l’omosessualità, perseguitata per secoli come deviazione e pervertimento o come patologia infamante è assurta invece a condizione di estrema normalità con pieno diritto di scelta è pari dignità rispetto all’eterossessualità, la condizione di gender non dipende più dalla propria natura, ma dal proprio senso di identità, la famiglia non è più una cellula naturale della società, ma è frutto di un articolato di legge, i figli non sono più generati dall’amore tra un uomo ed una donna che fanno un progetto di vita, ma da un acquisto di diritti su un inerme ed inconsapevole nascituro che non saprà mai chi sono i suoi genitori e perché non ha il diritto di avere un padre ed una madre e per certi versi neanche una cittadinanza.
In tale contesto appare evidente che i conflitti che si aprono sono molteplici e destinati a creare ulteriore scompiglio sociale.

I diritti dell’uomo

Tenuto conto quindi della mistificazione tra desideri e preferenze spacciati per diritti, nel caso della maternità surrogata, sono giustificati ulteriormente da un assurdo in termini: “il diritto che nasce da una storia d’amore” che non tiene conto però dei diritti del bambino e della dignità della maternità come elemento base della natura femminile.

Se parliamo di diritti il punto di riferimento che indicherei è l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII enunciati dal punto 6 al punto 13 http://w2.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html riassunti poi dall’enciclica Centesimus Annus di Giovanni Paolo II nel punto 47 “Tra i principali sono da ricordare: il diritto alla vita, di cui è parte integrante il diritto a crescere sotto il cuore della madre dopo essere stati generati; il diritto a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale, favorevole allo sviluppo della propria personalità; il diritto a maturare la propria intelligenza e la propria libertà nella ricerca e nella conoscenza della verità; il diritto a partecipare al lavoro per valorizzare i beni della terra ed a ricavare da esso il sostentamento proprio e dei propri cari; il diritto a fondare liberamente una famiglia ed a accogliere e educare i figli, esercitando responsabilmente la propria sessualità.

Fonte e sintesi di questi diritti è, in un certo senso, la libertà religiosa, intesa come diritto a vivere nella verità della propria fede ed in conformità alla trascendente dignità della propria persona (Cf Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1988).

Anche nei Paesi dove vigono forme di governo democratico non sempre questi diritti sono del tutto rispettati. Né ci si riferisce soltanto allo scandalo dell’aborto, ma anche a diversi aspetti di una crisi dei sistemi democratici, che talvolta sembra abbiano smarrito la capacità di decidere secondo il bene comune.

Le domande che si levano dalla società a volte non sono esaminate secondo criteri di giustizia e di moralità, ma piuttosto secondo la forza elettorale o finanziaria dei gruppi che le sostengono. Simili deviazioni del costume politico col tempo generano sfiducia ed apatia con la conseguente diminuzione della partecipazione politica e dello spirito civico in seno alla popolazione, che si sente danneggiata e delusa.

Ne risulta la crescente incapacità di inquadrare gli interessi particolari in una coerente visione del bene comune. Questo, infatti, non è la semplice somma degli interessi particolari, ma implica la loro valutazione e composizione fatta in base ad un’equilibrata gerarchia di valori e, in ultima analisi, ad un’esatta comprensione della dignità e dei diritti della persona (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa gaudium et Spes).”

Le aberrazioni della maternità surrogata o utero in affitto

La maternità surrogata pertanto non rispetta questi diritti, anzi li annichilisce ancor di più nella prospettiva di nuove schiavitù femminili, per cui chi ha soldi o forza contrattuale può evitare di sobbarcarsi del problema della gestazione, oppure può risolvere il problema della propria incapacità procreativa. Ma la prassi generalizzata e giustificata da una normativa di legge, darebbe la stura a ulteriori fenomeni già in parte esistenti in alcune zone del terzo mondo dove migliaia di donne sono tenute in schiavitù a fini procreativi con l’obiettivo di vendere i neonati a scopo di adozione oppure per il bieco traffico di organi cf. http://www.interris.it/2016/02/29/87003/posizione-in-primo-piano/schiaffog/le-fabbriche-dei-bambini.html se non per la pedopornografia.

Le prospettive etiche

Ritorniamo allora alle prospettive etiche necessarie alla sopravvivenza del genere umano, le cui aberrazioni sono direttamente proporzionali alle capacità di immaginazione della mente umana, per cui accettando questo concetto, non solo si aprirebbe una falla pericolosissima nella diga dei sentimenti morali dell’essere umano, ma si darebbe poi legittimità a tutta la serie di variazioni sul tema che potrebbero derivarne giustificati dai fini umanitari: esseri umani per i trapianti, esseri umani per la selezione, esseri umani per la schiavitù, esseri umani per l’incrocio con animali e per esperimenti di ingegneria genetica ecc.

Ricordiamo che l’etica non è ciò che viene legalmente sancito e tanto meno ciò che è consensualmente stabilito o democraticamente deciso e l’etica non è neanche il tecnicamente programmato e neanche lo storicamente possibile.
L’etica è la conoscenza del bene in termini teorici e la corrispondente azione necessaria a riprodurlo in termini di etica applicata sulla base della scelta fra le diverse alternative che i nostri limiti storici ci impongono.

L’etica quale norma posta all’interno della natura umana, come ricerca del bene e rifiuto del male, ha bisogno di essere rivitalizzata in questo mondo in cui tutto è subordinato alla soggettività che trascende la verità naturale e permette di strumentalizzare, purtroppo sempre a fini economici, non solo la donna, ma anche e soprattutto i nascituri.

Quegli esseri umani cioè, che saranno poi bambini ed un giorno uomini; che saranno lesi nella loro intima personalità; discriminati nelle loro espressioni; derisi e torturati da un destino che li renderà sempre e comunque derubati della loro identità e sviliti nella loro dignità: a volte per la mancanza di un padre, a volte invece per la mancanza di una madre, a volte ancora per la presenza di due sedicenti genitori, magari dello stesso sesso, che con la scusa di dargli amore nella loro sindrome di egoistica aberrazione, espressa in termini di genitore1 e genitore2, lo privano del diritto di chiamare coloro che lo hanno generato, con i nomi che un bambino considera i più belli del mondo: mamma e papà e lo costringeranno per il resto della sua vita all’impari lotta con la ricerca delle proprie radici di cui non sapranno mai l’origine.

Romeo Ciminello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd ); docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

Un commento

  1. Luciana Brusa

    Una osservazione contro quella che definirei NUOVA FORMA ABERRANTE DI COLONIALISMO, l’utero in affitto: è l’ennesima violenza contro le donne, usare il corpo per fabbricare il figlio che sarà di altra persona, fosse anche una figlia sterile, mi vergognerei se fossi Vendola, ma anche qualsiasi altro/a egoista.
    C’è modo di fare del bene e nutrire bambini infelici, anche senza adozioni!

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