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«Signorina, mi dia un cazzotto per favore» – 100 anni di Baci Perugina – la storia di Luisa Spagnoli

Luisa Spagnoli, un nome o meglio un marchio che ci accompagna da più di un secolo: un abbigliamento donna elegante e raffinato che prende esempio dai grandi classici, aggiungendo il gusto contemporaneo

Ma quanti ne conoscono la storia? Sono certa che rimarrete sorpresi di quanto questa donna abbia influito sulle nostre vite e di quanto, soprattutto noi donne, dobbiamo dirle grazie. 

E allora veniamo alla sua storia…

Luisa Sergentini nasce a Perugia da padre pescivendolo e mamma casalinga, il 30 ottobre 1877, un mondo semplice che non lasciava di certo presagire un futuro così planetario.

Tutto cominciò all’età di 21 anni quando si sposò con Annibale Spagnoli e con lui rilevò una piccola drogheria: e, per incrementare i profitti, cominciarono a produrre confetti, diventando una piccola impresa con una quindicina di dipendenti.

La prima guerra mondiale era alle porte e gli uomini vennero chiamati al fronte. Luisa giovanissima si trovò a dover gestire da sola quella piccola azienda con carenza di personale; come se non bastasse il governo vietò lo zucchero e i dolciumi perché ritenuti “bene superfluo” e fu allora che la mente fervida di Luisa studiò il modo per aggirare l’ostacolo puntò, fortunatamente per lei e per noi, sul nettare degli dei: sua maestà il CIOCCOLATO.

Dalla sua intuizione nacque il cioccolato Luisa, l’inconfondibile fondente Perugina, ancora oggi in commercio ed uno dei più apprezzati dagli esperti.

La piccola confetteria prese il volo, le richieste  erano in continuo aumento, ma il personale con gli uomini in guerra, scarseggiava e qui Luisa Spagnoli fece una cosa per quell’epoca impensabile, assunse le donne e visto che erano titubanti perché quasi tutte madri o in procinto di diventarlo, le alleggerì del peso dei figli creando all’interno dell’azienda le nursery riconoscendole anche il diritto all’allattamento…e si, noi donne dobbiamo davvero tanto al genio e all’altruismo di questa donna, pensate che quando il marito rientrò dal fronte fece fatica a riconoscere la sua drogheria che lavorava freneticamente con 150 dipendenti.

Siamo nel 1922 e Luisa, mai paga, con una creatività inarrestabile sempre in fermento mise in commercio quello che sarebbe diventato il gioiello della sua cioccolateria conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, vanto tutto italiano

Luisa ha sempre avuto l’attenzione e il valore che per lo spreco, proprio cosi…non le andava proprio giù vedere sui banconi quelle briciole di nocciole che a fine lavoro venivano buttate, così un giorno se le fece mettere via e dopo varie prove le mescolò a un ottimo composto di gianduia, ci mise una nocciola intera in cima e infine una colata di cioccolato per valorizzare la sorpresa e il gioco è fatto, il capolavoro era nato.

La forma ricorda la nocca di un pugno e quindi il primo nome che venne dato a questo particolare cioccolatino fu “cazzotto”, ma presto Giovanni Buitoni figlio del socio di Luisa propose di cambiarne il nome. In luogo di «Signorina, mi dia un cazzotto per favore», sarebbe stato più piacevole un: “Signorina, dei Baci per favore». Un nome addolcito …e non poteva essere altrimenti, con quella cartina che richiamava un cielo coperto di stelle e quella coppia così vicina all’inevitabile bacio; come se non bastasse a farle vincere l’oscar dell’amore arrivò quella geniale intuizione dei messaggini d’amore celati all’interno di ogni bacio: l’idea è di Federico Seneca, grafico della Perugina, probabilmente inspirato dalla storia d’amore segreta tra Luisa e Giovanni

 

una scatola di Baci del 1949

Attualmente le frasi nei bigliettini sono 208 ed in 8 lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, arabo e cinese

La “Fabbrica dei Baci” fa parte della storia stessa della città di Perugia: generazioni di lavoratori si sono tramandati l’esperienza per la realizzazione di un prodotto rimasto inalterato fin dalla sua nascita.

 

Nello stesso stabilimento nascono pochi anni dopo anche le mitiche caramelle Rossana il cui nome prende origine da Roxanne, la donna amata da Cyrano de Bergerac

   

Creativa,indipendente,mai sazia di nuovo, questo era il motivo che la spinse verso una strada completamente diversa da quella alimentare, le bastò incrociare lo sguardo con un dolcissimo coniglio d’angora, tenerlo tra le mani per innamorarsi di quel pelo lungo e soffice e capire che non poteva essere sprecato…ecco ancora lo spreco per Luisa è sinonimo di creatività, adorava gli animali, non gli avrebbe mai fatto del male, cominciò ad allevarli, a tosarli e a trattare questo meraviglioso pelo nella sua nuova fabbrica tessile e ancora una volta, neanche a dirlo, fu un successo planetario.

C’è una frase che mi fatto apprezzare questa grande donna: ” Chi corre verso il futuro dimenticando il passato smarrisce la propria identità. ” Credo sia questo che nonostante il successo dovuto alla sua genialità intuitiva Luisa è rimasta sempre la stessa. Tenere in piedi due aziende come la Perugina e la casa di moda Luisa Spagnoli non è da tutti, sicuramente non erano tempi facili per una donna imprenditrice, ma lei non ha mai mollato, non si è fatta intimidire, dando così l’esempio e la forza a tante altre donne di seguire e realizzare i propri sogni. È stata decisamente pioniera nel mondo del lavoro e nell’indipendenza femminile.

Luisa Spagnoli morì prematuramente all’età di 58 anni per un tumore alla gola, ma suo figlio Mario e poi il figlio di Mario continuano egregiamente a portare alto il nome di Luisa Spagnoli con le sue dolcezze e le sue creazioni nel mondo della moda e anche con  gli allevamenti dei suoi adorati conigli d’angora.

 

Le aziende di Luisa hanno svolto un ruolo primario nel processo di industrializzazione dell’Umbria e dell’Italia stessa, anticipando di circa mezzo secolo l’evoluzione della presenza femminile nei luoghi di lavoro, sia come figura di imprenditrice che con l’inserimento della donna nell’attività industriale

 

 

Luisa Loi

E’ stata fotografa e presso lo studio Televisivo City Video e Digital

Da sempre ama scrivere, purtroppo solo per gli amici, principalmente sulla condizione femminile

 

 

 

  

 

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