Il senso del lavoro tra badgettari, giovani delusi, talenti introvabili

E’ un susseguirsi di informazioni su persone, particolarmente della Pubblica Amministrazione, che risultano indagati per evidenti imbrogli a livello dell’orario di lavoro: risulta che qualcuno timbri per più persone e che diversi se ne stanno fuori dal lavoro pur risultando dipendenti di questo o quell’ente.

Il fenomeno è talmente diffuso che viene da chiedersi “ma quelli che lavorano seriamente come fanno a sopportare una cosa del genere?” In fondo rischiano tutti (gli onesti) di lavorare di più per sopperire alle assenze gratuite di altri.

Inoltre dove sta la giustizia lavorativa se si consente o si tollera che un fatto del genere possa accadere. E’ infatti impossibile pensare che i “Capi” siano all’oscuro di tali comportamenti lesivi nei confronti di tutta la collettività.

I costi della Pubblica Amministrazione, che partecipano in grande sostanza al debito pubblico, sono lievitati negli anni e sono tra i più costosi d’Europa, peraltro con servizi mediamente scadenti (fatte salve alcune eccellenze).

In linea di principio, sebbene non si possa fare di tutte le erbe un fascio, è evidente che si potrebbe avere una macchina pubblica più agile e meno costosa, con un livello qualitativo dei servizi più alto.

Del resto l’arretratezza tecnologica sembra funzionale a questo stato di cose, mantenendo più posti di lavoro di quelli che occorrerebbero se la burocrazia fosse semplificata.

E’ una battaglia che molti politici e governanti hanno promesso di combattere, ma sembra proprio che alle campagne dichiarate sia seguito poi ben poco. La resistenza al cambiamento è potente, proprio perché difende privilegi che se fossero legittimi sarebbero anche giustificabili, ma quando lo status quo è frutto di inadempienze, di approfittamenti, addirittura di reati, va rimosso con leggi adeguate e con interventi mirati, con Capi che sanno svolgere il loro lavoro e garantire quel minimo di disciplina che caratterizza ogni buona organizzazione.

Il dramma è che mentre persone incivili e colpevoli di reato rimangono liberi (dove sono i licenziamenti in tronco?), stuoli di persone di ogni età e particolarmente i giovani, anelano ad un impiego e sarebbero ben lieti di ricoprire i ruoli che i “badgettari” abbandonano per fare i comodacci loro. Se non ci sono posti di lavoro perché c’è già chi lavora ok, ma se non ci sono posti di lavoro perché la gente li occupa senza lavorare non va bene.

Si potrebbe davvero risolvere molti problemi economici con un sano ritorno alla legalità professata e praticata.

Dulcis in fundo sembra di poter dire che manca una coscienza del lavoro: l’importanza e il valore di avere un posto di lavoro (fisso), uno stipendio, delle responsabilità, degli obiettivi da raggiungere.

Tra l’altro in un contesto in cui diventa sempre più chiaro che chi è al traino sta contribuendo ad affossare sempre di più il livello sociale medio e a peggiorare la qualità della vita di tutti.

Ma qualcuno ci pensa?

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo

CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl

Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)

Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)

Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)

Trainer e Coach

Esperto di BBS (Behavior Based Safety)

Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon

Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)

Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro

Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia

Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)

Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore

Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

 

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