Se sbaglio mi corigerete

SE SBAGLIO MI CORIGERETE

Oggi voglio ricordare il giorno successivo alla morte di Papa Giovanni Paolo II. Seconda domenica dopo Pasqua.

Indubbiamente quella domenica, del tutto particolare, non solo per il mondo cristiano, ma per l’intera umanità, che trascorre dentro il profondo dolore perchè un “grande Papa” è “tornato alla Casa del Padre”, trasuda ugualmente e, forse, ancor più abbondantemente, di aria di Pasqua e di tempo di Risurrezione.

C’è tuttavia, proprio oggi, e lo dico con convinzione e commozione, un nuovo, luminoso volto che si propone a tutti, credenti e non credenti, come una moderna “icona di Risurrezione”: ed è il volto, anzi la persona tutta di questo nostro papa.

Lo è fin dal suo apparire inaspettato, accolto con curiosità, ma anche incertezza e smarrimento nel suo ‘venire da lontano’, nel suo forte, ma insieme umile proporsi: “Se sbaglio, mi corigerete”.

Lo è, poi immediatamente, nel grido audace e potente rivolto a tutti gli uomini e soprattutto ai giovani di un mondo scristianizzato o mollemente adagiato in una fede di etichetta apatica ed inconcludente: “Coraggio, non abbiate paura: aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”.

Lo è guidando, stimolando e richiamando con forza insieme a saggezza e tenerezza, l’intera Chiesa, a partite dai suoi pastori, a ritornare ad essere nel mondo autentico segno di contraddizione, libera da ogni tipo di compromesso, trasparente, coerente ed efficace testimone della presenza e dell’Amore di Cristo.

Lo è macinando chilometri per il mondo e sfondando i “mass media” per annunciare a tutti una Parola di Verità che deve trasformarsi subito in dignità, libertà e giustizia per ogni uomo.

Lo è bussando alla porta di tutti i potenti della terra per ricordare loro che non si può e non si deve, in alcun modo, andare contro l’uomo perché in esso è impressa la stessa immagine e somiglianza del Dio che è Amore.

Lo è quando grida in ogni angolo della terra “Mai più la guerra” oppure “La vera e duratura pace non può prescindere da una altrettanto vera giustizia”.

Lo è, quando, voce spesso solitaria, inascoltata, se non derisa, ha sempre difeso la vita in ogni sua età e forma in nome di quel Dio che, unico, è Vita, sorgente e Signore della stessa. Vita a cui sono inscindibilmente legati anche i valori della famiglia altrettanto proclamati sacri con coraggio in ogni occasione.

Lo è quando, senza vergogna o pudore, piega le sue ginocchia di “vecchio Papa” e umilmente chiede perdono al mondo per i peccati della Chiesa e dei suoi uomini.

Lo è quando canta e danza coi giovani, quando solleva i bambini, impone le mani, accarezza, abbraccia e bacia l’uomo con  le sue gioie, le sue solitudini, le sue sofferenze, i suoi drammi.

Lo è anche quando, incuriositi e sorpresi, l’abbiamo visto passeggiare sui monti, sciare tra le candide nevi, farsi una salutare nuotata… e così abbiamo capito quanto è importante l’uomo anche nella sua corporeità e fisicità giustamente da curare e vivere in pienezza, come dono di Dio, dentro l’armonico equilibrio con lo Spirito proprio come il Padre ci ha pensati e creati.

Soprattutto credo che questo nostro Papa oggi è “icona di risurrezione” per altre due verità: per la sua fede forte e vera, fatta certamente da coraggiosi ed entusiastici “vide e credette”, ma anche da altrettanti sofferti e conquistati “mio Signore e mio Dio”.

Una fede certamente intessuta da profondi e non facili sentieri di preghiera faticosamente percorsi alla ricerca della Verità da credere, da contemplare e da testimoniare ad un mondo come il nostro di oggi facile a “licenziare” Dio.

Una fede accompagnata dal “totus tuus”, cioè dalla piena fiducia in Maria a cui ha, più volte, consacrato l’intera umanità.

E poi la sofferenza, che, da quel tragico pomeriggio di maggio, ha rigato piano piano, ma con drammatica costanza e sempre più in profondità la sua vita di uomo e di prete, rendendo più vera e credibile ogni sua azione e ogni sua parola. Fino a quel suo volto, l’ultimo apparso alla finestra, l’ultimo che abbiamo visto, maschera umana, ma scolpito da quell’Amore Crocifisso creduto, amato, annunciato e testimoniato “fino alla fine” e tenuto stretto tra le mani ancora la sera del suo ultimo Venerdì di Passione.

Volto che proprio per questo, nell’ultima brevissima, ma profondissima professione di fede “Amen”, a chiusura di una vita consacrata e consacrante, e girando lo sguardo a cercare, ancora una volta i “suoi giovani”, la sera di sabato 2 aprile 2015, alle ore 21.37 si è acceso della luce della Risurrezione.

“Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” ci rimprovera oggi dolcemente Gesù.

Grazie Giovanni Paolo II, perché oggi una finestra in più, quella del  tuo volto, si apre agli occhi della nostra fede e ci accompagna dentro il sentiero luminoso della Risurrezione di Cristo.

Aiutaci a tenerla coraggiosamente aperta, anzi spalancata, sempre!
Franco Mauroner

 

Franco Mauroner, funzionario, ritirato dal lavoro, è stato responsabile della comunicazione istituzionale e trasparenza del Comune di Trezzano Sul Naviglio. Dal 2007 al maggio 2012 segretario particolare del Sindaco di Abbiategrasso e per il Comune di Trezzano Sul Naviglio in oltre un trentennio ha ricoperto le funzioni di funzionario dell’area sociale, dell’area culturale e dell’area informatica. Ha collaborato con Ancitel, servizio privacy on line, il gruppo creato per facilitare la collaborazione tra Garante Privacy, Anci, Ancitel, Upi, Uncem; inoltre è stato consulente per Anci risponde ed Anciform, Legautonomie, Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano, Associazione dei Comuni del Lodigiano, DTC PAL del Canavese, Consiel Enti Locali. Svolge attività di docenza e consulenza nella Pubblica Amministrazione in materia di applicazione della legge sulla trasparenza, del codice privacy, di diritto all’accesso, di comunicazione istituzionale.

Ha pubblicato alcuni volumi e numerose pratiche per la pubblica amministrazione e ad oggi pubblica articoli e saggi su varie testate (Comuni in rete, Pa-Web, Il Sole 24 ore, Strategie Amministrative, Italia Oggi, Ascolodi, Ordine e Libertà).

Ha anche per il 2016 l’attestazione professionale di “comunicatore pubblico”, cioè responsabile della comunicazione istituzionale.

 

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