Sanità: parliamo ancora della riforma regionale…non tornano alcuni criteri base!

La riforma che la Regione Lombardia vorrebbe apportare all’assistenza sanitaria delle persone  affette da patologie croniche, con la motivazione ufficiale di intervenire positivamente sulle liste di attesa, in realtà appare evidentemente motivata dall’intento di agevolare le strutture private a danno di quelle pubbliche, alle quali verranno sottratti fondi. Nei pubblici incontri che sta conducendo in varie località, l’assessore alla sanità continua a ripetere cose non riportate nelle varie delibere che il suo assessorato sta promulgando dall’anno scorso.

Cerchiamo quindi di ripercorrere le varie tappe.

Tanto per cominciare sarebbe più corretto parlare di Tempi di Attesa al posto delle liste di attesa che ne sono una conseguenza. Le delibere però, l’ultima è del mese di agosto c.a., non dicono in nessun modo come si ritenga di ovviare alle note difficoltà nella prenotazione delle visite che si dovessero rendere necessarie, né in quale modo sia possibile per le persone essere seguite sempre dallo stesso professionista. In realtà sarebbe molto semplice risolvere tali problemi proprio nel caso dei pazienti cronici che devono essere sottoposti a controlli successivi.

Basterebbe molto semplicemente che al termine della prima visita venisse già fissata, ad opera della stessa struttura, la data del successiva controllo. In questo modo, con grande risparmio di soldi pubblici e tempo di tutti, il paziente avrebbe la garanzia della visita già fissata, come peraltro avveniva in passato, e della continuità della cura presso lo stesso specialista.

Nelle delibere non vengono citati i tetti di spesa, di cui abbiamo già parlato precedentemente, che sono tra gli elementi determinanti per l’allungamento dei tempi di attesa né si parla di un conteni mento dell’attività libero professionale svolta all’interno dell’ospedale che dovrebbe essere collegata ai tempi di attesa istituzionali, nel senso che non dovrebbe essere consentita là dove ci sono tempi di attesa con liste di attesa troppo lunghe.

Alcuni medici di medicina generale hanno aderito alla proposta regionale associandosi tra di loro e diventando Gestori. Questa non è una garanzia per i pazienti perché in questo modo comunque i medici di “famiglia” ricopriranno un altro ruolo diventando società e venendosi così a perdere il rapporto privilegiato medico-paziente.

Le persone però sono libere di non aderire a tale riforma, è sufficiente che non accettino e non firmino il patto di cura e il PAI (piano di assistenza individuale) proposti dal Gestore. Non verranno penalizzate perché potranno continuare ad avvalersi delle prestazioni del proprio medico di base in quanto ciò è consentito dalle stesse delibere di riforma sanitaria regionale.

Albarosa  Raimondi

Albarosa Raimondi, laureata in medicina e Chirurgia, specializzata nella disciplina di Direzione Sanitaria, esperta in organizzazione e gestione dei Servizi Ospedalieri, già Vice Direttore Sanitario presso il Policlinico di Milano. Da sempre impegnata nella Difesa della Sanità Pubblica a garanzia di una assistenza sanitaria efficiente per tutti i cittadini, senza discriminazione alcuna, per situazione economica, residenza, convinzione religiosa, genere o altro

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