Sanità: lista di attesa, terza parte. I motivi del malfunzionamento!

La volta scorsa abbiamo accennato ai “tetti di spesa” come una delle cause delle liste di attesa. La Regione Lombardia da anni ha posto agli ospedali e di conseguenza alle singole unità operative/reparti/divisioni ospedaliere dei vincoli rigidi sui quantitativi di prestazioni ambulatoriali che possono essere erogati.

Ad ogni unità operativa viene assegnata infatti dalla Regione un tetto di spesa annuale che non può essere superato e che viene calcolato in base all’attività svolta e quindi alle spese rimborsate per l’anno precedente.

Bisogna infatti ricordare che tutte le prestazioni sanitarie erogate dagli ospedali e dalle strutture sanitarie private accreditate vengono finanziate dalla Regione. Normalmente il tetto di spesa assegnato viene esaurito verso il mese di settembre/ottobre

di ogni anno.

Cosa succede se viene superato? Il bilancio dell’unità operativa coinvolta diventa negativo e se sono più unità operative con bilancio in negativo, lo stesso bilancio di tutto l’ospedale diventa negativo.

Questo comporta dei rischi per la riconferma, nel pubblico, del direttore generale (ricordiamoci che le nomine sono regionali); ma anche le singole unità operative potranno subire delle ripercussioni negative; invece le strutture sanitarie private accreditate (e quindi convenzionate con la Regione) non riceveranno più i rimborsi per le prestazioni ambulatoriali erogate oltre il tetto di spesa.
Ecco quindi che vi sarà la tendenza, a partire dal mese di settembre/ottobre di ogni anno, a non fissare più per l’ultimo trimestre appuntamenti per le attività ambulatoriali, sia nel pubblico che nel privato, tale divieto diventa in genere assoluto per il privato; con la conseguenza che la domanda si riverserà maggiormente sul pubblico peggiorando e allungando ulteriormente le liste di attesa; non solo ma gli appunta menti inevasi vengono rimandati all’anno successivo con ulteriore affollamento delle richieste e ovvi allungamenti dei tempi di attesa.

Va da sé che nessuno, né reparti ospedalieri né strutture private, è incentivato ad aumentare il numero delle prestazioni da erogare in quanto in un modo o in un altro si verrebbe ad essere penalizzati. Ciò è una delle concause dell’allungamento delle liste di attesa che però la Regione non pensa di dover affrontare, ben contenta di risparmiare rimborsi in quanto molti non potendo aspettare mesi ricorrono all’attività privata.

 

Albarosa  Raimondi

Albarosa Raimondi, laureata in medicina e Chirurgia, specializzata nella disciplina di Direzione Sanitaria, esperta in organizzazione e gestione dei Servizi Ospedalieri, già Vice Direttore Sanitario presso il Policlinico di Milano. Da sempre impegnata nella Difesa della Sanità Pubblica a garanzia di una assistenza sanitaria efficiente per tutti i cittadini, senza discriminazione alcuna, per situazione economica, residenza, convinzione religiosa, genere o altro

 

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