Sanità: lista di attesa -seconda parte

Come abbiamo già cominciato ad evidenziare, le liste di attesa in realtà corrispondono non a  casualità ma ad un disservizio voluto e finalizzato a veicolare la richiesta di prestazioni sanitarie verso il privato e a convincere sempre più le persone che le medesime devono essere pagate e per la seconda volta, aggiungo, dato che dovrebbero essere già finanziate dalle nostre tasse.

In realtà il suddetto disservizio potrebbe essere facilmente affrontato e risolto. Nell’articolo precedente abbiamo analizzato la libera professione, cosiddetta intra-moenia (cioè all’interno dell’ospedale), come una delle cause delle liste di attesa. Ovviamente non è l’unica. Cosa spinge le persone a chiedere una prestazione sanitaria a pagamento? Possiamo individuare due motivi principali: le liste di attesa di mesi quando non di anni e l’impossibilità di essere seguiti sempre dallo stesso specialista o comunque da quello di cui ci si fida, ciò che è fondamentale per avere un buon rapporto medico-paziente. Ecco quindi la necessità di avere lunghe liste di attesa e l’impossibilità di chiedere uno specialista in particolare, senza le quali non vi sarebbe alcuna libera professione intra-moenia. Ciò, oltre a garantire un certo introito nelle tasche delle amministrazioni ospedaliere, consente al governo di non adeguare gli stipendi dei medici sia alla loro onerosa preparazione che all’importanza della loro professione. Gli stipendi dei medici infatti sono fermi da anni e vengono arrotondati con i proventi, seppur in genere limitati, della libera professione intra-moenia.

Non è quindi nemmeno più necessario reintegrare gli organici medici, dato che è meglio che questi siano decisamente ridotti rispetto al passato in modo da ostacolare l’incremento delle attività sanitarie, soprattutto ambulatoriali. Tutto ciò potrebbe facilmente essere risolto tornando all’organizzazione del passato. Alla fine di una visita, per esempio, veniva già fissata dal medico o dall’infermiere che lo affiancava la successiva visita di controllo. In questo modo nessuno perdeva ulteriore tempo a prenotare il controllo, non c’erano liste di attesa e il paziente era sicuro di essere seguito dallo stesso specialista. Per le prime visite invece la persona che necessitava di una

prestazione telefonava o si recava di persona presso il reparto prescelto e le veniva fissato l’appuntamento, in modo molto più semplice di adesso. Quanto alla scelta di un determinato professionista ciò era possibile, era sufficiente indicarne al telefono il nominativo.

Ma, ripeto, se la sanità pubblica funzionasse bene, nessuno ricorrerebbe alla libera professione intra-moenia e tanto meno alle strutture private, anche se accreditate, e quindi tutto il privato crollerebbe e le assicurazioni, le società, ecc., cioè tutti quelli che vogliono lucrare sulla salute delle persone non avrebbero più alcuna possibilità di guadagno.

Altro sistema per rendere sempre più difficoltosa l’attività ambulatoriale è dato dai famosi tetti di spesa che la Regione continua a confermare tutti gli anni.

Albarosa  Raimondi

Albarosa Raimondi

Laureata in medicina e Chirurgia, specializzata nella disciplina di Direzione Sanitaria, esperta in organizzazione e gestione dei Servizi Ospedalieri, già Vice Direttore Sanitario presso il Policlinico di Milano.
Da sempre impegnata nella Difesa della Sanità Pubblica a garanzia di una assistenza sanitaria efficiente per tutti i cittadini, senza discriminazione alcuna, per situazione economica, residenza, convinzione religiosa, genere o altro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *