Sport & Work n.112-5/2018-anno 5 Sanità: la Costituzione Italiana garante della salute dei cittadini!

Prima di entrare nel  concreto riguardo la delibera della Regione Lombardia X/6164 del 30/0172017  in merito all’assistenza e alla gestione dei malati cronici e fragili riteniamo necessario chiarire gli aspetti storici e costituzionali.

Nota dell’Editore

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“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Questo è uno degli articoli fondamentali della nostra Costituzione.

In attuazione al suddetto articolo, nel 1978 venne istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che garantiva a tutte le persone l’assistenza sanitaria, uguale per tutti, indipendentemente dalla residenza geografica, dalle condizioni sociali e disponibilità economiche, dal genere o da qualsiasi altra possibile differenza tra gli individui. Ciò veniva garantito dalla fiscalità generale, cioè dalle tasse da noi versate.

Quindi, è bene ricordare che la sanità pubblica non è gratuita ma per l’appunto finanziata dalle imposte che noi paghiamo.

Col SSN però le varie strutture sanitarie private o convenzionate con vari sistemi mutualistici si erano trovate in gravi difficoltà economiche e avevano dovuto per la maggior parte chiudere, erano rimaste solo poche cliniche private, per cittadini benestanti, destinate per lo più ad interventi di chirurgia estetica o alla “maternità”.

I privati, vedendosi sottratti i propri notevoli guadagni, hanno cominciato a ostacolare in tutti i modi il sistema sanitario pubblico.

Dato che le persone sono disposte a risparmiare su tutto ma non sulla difesa della salute, è in tale settore che si concentra l’attenzione di chi vuole guadagnare. Ecco che, più o meno subdolamente, dopo i primi anni di disorientamento, quelli dell’ambiente che non volevano rinunciare al grande giro di affari che la sanità poteva comportare hanno cominciato a fare pressioni perché la sanità pubblica funzionasse sempre peggio e nel contempo hanno cominciato a “lavorare” affinché i politici aprissero spiragli all’attività privata. Ma per poter “costringere” le persone ad andare nel privato bisognava fare in modo che il servizio pubblico fosse sempre meno in condizione di offrire prestazioni sanitarie al cittadino. Ecco quindi la riduzione dei posti letto negli ospedali pubblici (con riduzione quindi delle possibilità di ricovero), la drastica riduzione del personale sanitario, principalmente medico, la chiusura di alcune strutture territoriali: poliambulatori, consultori, laboratori. Nello stesso tempo assistiamo ad una “rinascita” e a un rifiorire delle strutture private, cui vengono concessi sia un notevole incremento del numero di posti letto, sia il proliferare di autorizzazioni ad ambulatori per prestazioni specialistiche e diagnostiche.

Tutto ciò comporta, evidentemente, un dirottamento di risorse pubbliche (frutto, come già detto, della tassazione dei cittadini) che vanno a rimpinguare i profitti dei privati a scapito del pubblico.

Dr.ssa  Albarosa  Raimondi

Albarosa Raimondi, laureata in medicina e Chirurgia, specializzata nella disciplina di Direzione Sanitaria, esperta in organizzazione e gestione dei Servizi Ospedalieri, già Vice Direttore Sanitario presso il Policlinico di Milano.
Da sempre impegnata nella Difesa della Sanità Pubblica a garanzia di una assistenza sanitaria efficiente per tutti i cittadini, senza discriminazione alcuna, per situazione economica, residenza, convinzione religiosa, genere o altro

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