Sport & Work n.125 – 18/2018 – anno 5 Sanità: il numero chiuso a Medicina e Chirurgia rischia di lasciarci senza medici?

L’accesso alle varie Facoltà Universitarie era sempre stato libero, seppur con limitazioni legate alla precedente preparazione scolastica: potevano iscriversi all’Università tutti i ragazzi che provenivano dai vari licei e che avevano superato l’esame di maturità.

Poi il movimento studentesco del ’68 aveva ottenuto la liberalizzazione degli ingressi in Università, così che anche i giovani provenienti dagli istituti tecnici potessero progredire negli studi. Alla Facoltà di Medicina e Chirurgia il numero degli iscritti era già a quel tempo considerevole e si cercò di soddisfare le esigenze didattiche con la creazione di gruppi di studi e con l’istituzione di corsi “serali” per studenti lavoratori.

Fu così possibile formare un buon numero di Medici dando la possibilità alle varie Strutture Sanitarie di selezionare le assunzioni anche se non sempre su base meritocratica, soprattutto in determinate specialità.

Nessun medico restava “disoccupato” anche se spesso era costretto a lavorare in condizioni di sfruttamento o magari gratis.

In seguito, dai vari governi succedutisi è stato introdotto il “numero chiuso” per l’accesso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia (dove già la durata degli studi era di 6 anni, la più lunga di tutte le Facoltà) ed è stato inoltre reso obbligatorio il conseguimento della Specializzazione: altri 4/5 anni di studi universitari ed altro numero chiuso per un totale di 10 o 11 anni di impegno prima di poter partecipare ai concorsi ed essere inseriti nella vita lavorativa.

Con ciò si è creata una drastica diminuzione del numero di nuovi medici, avendosi come unico risultato l’attuale difficoltà di reperire Medici Specialisti in quasi tutte le discipline.

Oltre a tali conseguenze negative, il numero chiuso con test di ingresso a Medicina e Chirurgia va a ledere un diritto fondamentale che è il Diritto allo Studio.

Certamente è un diritto di ogni giovane poter accedere alla formazione idonea per prepararsi a svolgere quella specifica attività per la quale si sente portato.

D’altro canto non è con un Quiz che si può testare validamente l’attitudine di un determinato soggetto all’esercizio di una professione così particolare come quella del Medico per la quale, oltre ai requisiti generali, si auspicano doti di umanità, empatia, capacità di ascolto e di intervento.

Si tratta di Valori che qualunque governo avrebbe dovuto e dovrebbe porre al primo posto. Né vale la giustificazione di non voler “sfornare” disoccupati perché, come già ricordato, di lavoro per i Medici ce ne sarebbe anche troppo (v. affollamento nei Servizi di Pronto Soccorso, liste di attesa per visite e interventi, ecc.) e semmai il problema da risolvere sarebbe quello di non continuare a farli lavorare gratis.

Albarosa  Raimondi

Albarosa Raimondi, lLaureata in medicina e Chirurgia, specializzata nella disciplina di Direzione Sanitaria, esperta in organizzazione e gestione dei Servizi Ospedalieri, già Vice Direttore Sanitario presso il Policlinico di Milano. Da sempre impegnata nella Difesa della Sanità Pubblica a garanzia di una assistenza sanitaria efficiente per tutti i cittadini, senza discriminazione alcuna, per situazione economica, residenza, convinzione religiosa, genere o altro

 

4 Commenti

  1. Bruno Dapei

    L’Italia è il Paese in Europa con più medici specialisti ogni 100 mila abitanti: 295. in Germania se ne contano 243 per 100 mila assistiti, in Gran Bretagna 200 e in Francia 180. Per il numero di pediatri siamo secondi in classifica dopo la Grecia con una media di 18 pediatri per 100 mila persone. Per fare un paragone, in Germania e Francia se ne contano 12 per 100 mila assistiti. Nel Regno Unito 15.
    L’articolo poi si contraddice da solo, quando alla fine si legge che ci sono medici che lavorano gratis.
    Affollamenti al Pronto Soccorso e le liste di attesa sono dovute alla scarsità di risorse, non di medici.

    1. GS

      caro Bruno, ti invio la risposta della dott.ssa Raimndi, non ha potuto scrivere di più in quanto infortunat al braccio destro

      gentile bruno dapei.
      non mi occupo dei numeri, soprattutto degli altri paesi. per un raffronto corretto bisognerebbe conoscere anche la loro organizzazione, non è il mio mestiere, conoscere ed occuparmi della situazione sanitaria in italia mi basta e avanza.
      me ne occupo da quando ero un giovane studentessa di medicina, ho continuato ad occuparmene per specializzazioni e studi vari, per professione, per att. sindaca le, per frequentazioni con avv. e colleghi, per ascolto dei pazienti, ritengo quindi di avere una certa conoscenza della materia.
      lei dice che i medici non lavorano gratis? temo che non sia molto informato. gli ospedali erano pieni di medici che lavoravano gratuitamente, anche per anni nella speranza di essere prima o poi assunti. attualmente poi siamo all’assurdo, gli ospedali fanno addirittura contratti di lavoro gratuito con i medici andati in pensione. a carico dei medici resta anche la copertura assicurativa. e potrei farle molti altri es. ma scrivere con la sin. non è per me agevole. mi chiami pure se vuole altri chiarimenti.
      buona giornata. dr.ssa albarosa raimondi

      1. Bruno Dapei

        non ho detto che i medici non lavorano gratis, ma esattamente l’opposto.
        se ce ne sono ce lavorano gratis, significa che ce ne sono troppi.
        il cuore del suo articolo è la frase “Con ciò si è creata una drastica diminuzione del numero di nuovi medici”. se la sua replica al mio commento è che non si occupa di numeri, ne prendo atto.

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