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numero 33 Socio politico

La “ricetta Italiana” per favorire la disuguaglianza e la recessione

Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, nel 2012 ha pubblicato un corposo saggio dal titolo “Il prezzo della disuguaglianza” dove cerca di dimostrare come la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi genera nel tempo un freno alla crescita del Prodotto Interno Lordo (Pil) e di conseguenza una crisi sistemica, come quella sperimentata negli Stati Uniti negli anni Trenta.

La ragione di ciò deriva principalmente dalla propensione al consumo minore da parte dei ceti più abbienti. E’ infatti il ceto medio che presenta la propensione alla spesa maggiore: avendo risorse a disposizione la classe media consuma quasi tutto il reddito disponibile sostenendo di conseguenza l’intera economia di un paese.

La tesi di Stiglitz ha minato alla base la teoria economica predominante in Area Euro, fortemente appoggiata dalla Germania, secondo la quale l’austerità nella gestione dei conti economici doveva essere un caposaldo di alcuni paesi, fra cui l’Italia a causa dell’elevato rapporto di Debito/Pil.

Recentemente, un economista francese praticamente sconosciuto, Thomas Pikketty, nel suo saggio “Capital in the twenty-first century” ha ripreso le idee di Stiglitz ampliandole fino a tentare di dare una risposta ad una delle domande che la società di oggi spesso si pone: il motivo della crescente disuguaglianza e l’efficacia delle politiche redistributive portate avanti dagli Stati.

Secondo i due economisti, la colpa della disuguaglianza non è dei banchieri spesso additati come il male del secolo, nemmeno del settore finanziario o dei fondi speculativi, colpevolizzati di aver innescato la recente crisi economica dei mutui Sub Prime che ancora oggi fa sentire i suoi effetti su milioni di famiglie di classe media in Europa.

La disuguaglianza crescente ed il minore potere di acquisto da parte della classe media, non è neppure imputabile alla concorrenza dei Paesi emergenti, che con il loro basso costo del lavoro deprimono i salari di molti Paesi occidentali.

Secondo Pikketty la vera spiegazione delle origini e conseguenze della disuguaglianza è assai più complicata: in molti paesi, fra cui possiamo annoverare Brasile, India ed Italia, la disuguaglianza cresce di più per effetto di corruzione, condotta illegale, poca onestà della classe politica e non solo perché la ricchezza non si accumula ma si eredita.

A conclusioni simili, seppur per altra via è arrivato Ruchir Sharma, esperto di geopolitica ed economia dei Paesi emergenti nel suo libro “Nazioni in fuga”, nel quale evidenzia come Italia, India e Brasile solo legati da un infausto connubio. Tali stati sono infatti definiti come “culture ad alto contesto”, termine coniato per descrivere culture in cui la gente è rumorosa, pronta a fare promesse non sempre attendibili, poco incline a rispettare tempi e scadenze, dove le scuse sono spesso lunghe e formali, dove si crede fermamente nella tradizione, storia, e dove la meritocrazia non rappresenta un canone per il successo.
In tali paesi le conoscenze personali e famigliari, oppure l’appoggio della classe politica tramite un voto di scambio clientelare, sono elementi fondamentali per l’ascesa sociale.

Ora, sulla base di quanto esposto, posso azzardare quella che secondo me è “La ricetta italiana per favorire la disuguaglianza e lo stato di stagnazione” in cui versa il Paese da quasi 10 anni:

aumentare esponenzialmente la pressione fiscale sulle tasche della fascia media deprimendo di conseguenza il potere di acquisto di quanti non riesco ad eludere il Fisco, non favorire la competitività continuando a mantenere un regime di “finta concorrenza” fra aziende-dipendenti Statali e privati, dare mandato all’Agenzia delle Entrate per il tramite di Equitalia per vessare i piccoli imprenditori, obbligandoli fra le altre cose … a dover introdurre a breve un P.O.S. per gestire i pagamenti tramite carte Bancomat, non portare avanti le riforme istituzionali continuando a procrastinare i tempi e le scadenze, mantenere un regime di corruzione e favoritismi all’interno della classe politica, continuare a proteggere i “centri di potere” statali e privati.

Recentemente, l’ultimo ingrediente della “Ricetta Italiana per la disuguaglianza e stagnazione” prevede a partire dal 1° Luglio 2014, l’ennesima riforma sulla tassazione delle Rendite Finanziarie ( la terza in quattro anni) che aumenta le ritenute, le imposte sostitutive sugli interessi, premi ed altri proventi dal 20% al 26%. Tale scelta è ancora esempio della poca lungimiranza e demagogia della nostra classe politica.

La portata dell’ulteriore aumento di tassazione, definita onestamente dal Governo Renzi “mini-patrimoniale” è di “soli 750 milioni di Euro”.

Il Governo tuttavia si è scordato di precisare agli Italiani come in aggiunta alla nuova aliquota del 26%, vi sia ancora l’imposta straordinaria di bollo dello 0,2% sull’intero patrimonio introdotta dal Governo Monti e la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie (senza contare il regime di compensazione del Capital Gain unico in Europa per inequità).

Complessivamente secondo Bankitalia, i contribuenti italiani (principalmente il ceto medio) dovranno sopportare una “Stangata Fiscale” pari a circa 15 Miliardi di Euro nel triennio 2013-2015.

A ciò si dovrà inoltre aggiungere ovviamente, l’aumento dell’Iva, delle accise e dei tributi locali.

In compenso, alcuni Italiani …. percepiranno, anche se è difficile capire chi, in che modo, per quanto tempo e soprattutto con quali coperture, il Bonus di 80Euro che è valso al Premier Renzi un risultato elettorale mai raggiunto in passato.

Credo che la “Ricetta Italiana” sarà di sicuro successo!
Filippo Bergonzi

Filippo Bergonzi, classe 1971, lavora presso Banca Fideuram dal 2007, ricoprendo la qualifica di Private Banker ed occupandosi principalmente di pianificazione finanziaria, successoria e previdenziale. Appassionato di economia e finanza comportamentale, dopo la Laurea in Scienze Politiche indirizzo Economico, ha iniziato il suo percorso professionale nel 1998 presso B.S. Ltd. occupandosi inizialmente della gestione di contratti derivati su materie prime, acquisendo una significativa esperienza nei modelli di controllo del Rischio. Nel 2003 entra in Banca Mediolanum acquisendo competenze tecniche e relazionali con la qualifica di Family Banker. Iscritto all’Albo dei Promotori Finanziari con delibera Consob 14931/2005, segue diversi corsi ed approfondimenti presso i principali interlocutori finanziari e Sicav Estere.

 

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