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Pubblica Amministrazione : pagamento dei debiti verso i fornitori

Le misure per l’accelerazione del pagamento dei debiti della PA verso i propri fornitori

Il Consiglio dei Ministri, durante la riunione tenutasi il 23 marzo  Palazzo Chigi ha tracciato il quadro della lunga e complessa azione svolta dal Governo in sede di Consiglio europeo e in dialogo con la Commissione europea a partire dal novembre 2011. Tale azione, strettamente connessa con l’intenso processo di risanamento finanziario in Italia, ha consentito una graduale e difficile opera di persuasione sull’opportunità di rendere meno angusti e più razionali, in sede di completa applicazione, i principi in tema di disciplina di bilancio.

Ecco il testo diffuso da Palazzo Chigi

Il Contesto

Il Ministro dell’economia, sentito il Ministro degli affari europei, ha illustrato la relazione con cui il Governo intende informare il Parlamento sulle misure per favorire l’accelerazione del pagamento dei debiti della PA verso i propri fornitori e dell’impatto sulla crescita dell’economia e sull’andamento dei conti pubblici per gli anni 2013 e 2014.

Sin dal suo insediamento, nel novembre 2011, il Governo ha individuato i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione come una pratica inaccettabile per i corretti rapporti tra pubblica amministrazione e imprese e come un grave danno per le imprese già colpite dalla difficoltà di accedere al credito bancario nel contesto della crisi. Una pratica che, nei pagamenti di beni e servizi acquisiti dalle amministrazioni pubbliche, ha portato nel corso degli anni all’accumularsi di uno stock di ritardati pagamenti che ha acquisito dimensioni considerevoli. Nel contesto di un forte e rapido consolidamento fiscale, tuttavia, gli spazi per una rapida liquidazione dello stock di debiti pregressi erano fortemente limitati dalla necessità di rispettare gli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nel quadro del Patto di Stabilità e Crescita. Secondo le regole di contabilità europee, infatti, la liquidazione dei debiti commerciali pregressi determina un conseguente aumento del debito pubblico.

La parte di questi debiti commerciali corrispondente a spesa per investimenti avrebbe anche un impatto sul deficit pubblico. Tenendo conto di questi vincoli, il Governo ha perseguito un’azione su due fronti: da un lato individuare un meccanismo che permettesse da subito di dare respiro alle imprese avviando un’azione di graduale liquidazione dei debiti con modalità compatibili con i vincoli di finanza pubblica e tenendo conto dell’alto costo di rifinanziamento del debito. In secondo luogo, un’azione politica di negoziato a livello europeo per ottenere un margine di flessibilità all’interno del Patto di Stabilità e di crescita che consentisse di accelerare i pagamenti dei debiti commerciali.

Facendo seguito agli orientamenti del Consigli europei di giugno e dicembre 2012, il Consiglio europeo del 14 marzo 2013 ha riconosciuto la necessità di un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita, che permetta di utilizzare gli spazi di flessibilità controllata per azioni di sostegno per rilanciare crescita e occupazione, pur nel rispetto della necessaria stabilità finanziaria. In sintonia con le linee espresse dal Consiglio europeo, la Commissione europea con la dichiarazione del 19 marzo ha sottolineato l’urgenza di una pronta risoluzione del tema dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione e chiarito i termini operativi della nozione di flessibilità.

Le misure per l’accelerazione

Le misure che il Governo intende adottare sono finalizzate all’immissione di liquidità nel sistema economico e interesseranno le Amministrazioni centrali, gli Enti del Servizio Sanitario Nazionale. Gli importi previsti corrispondono a circa 20 miliardi nella seconda parte del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014. Il Ministro Grilli ha sottolineto l’importanza di questi fondi che contribuiranno “per stimolare l’economia e il  rapporto debito-pil”.

In particolare il decreto che  verrà realizzato includerà:

– deroga alle spese 2013 per i cofinanziamenti nazionali dei fondi strutturali comunitari.

– I debiti degli Enti territoriali (Regioni ed Enti locali) attraverso: (1) un allentamento dei vincoli del patto di stabilità interno per consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione disponibili; (2) l’esclusione del Patto di stabilità delle Regioni dei pagamenti effettuati in favore degli Enti locali sui residui passivi a cui corrispondono residui attivi di Comuni e province; (3) l’istituzione di fondi rotativi per assicurare la liquidità agli Enti territoriali (Regioni ed Enti Locali), con obbligo di restituzione in un arco temporale certo e sostenibile.

– I debiti del comparto sanitario, attraverso la concessione di anticipazioni di cassa, per il pagamento dei debiti relativi a operazioni già conteggiate negli esercizi finanziari precedenti ai fini del calcolo dell’indebitamento netto, che verranno successivamente restituite secondo un piano di rientro finanziariamente sostenibile;

– I rimborsi fiscali pregressi a carico dello Stato, attraverso l’utilizzo delle giacenze di tesoreria.

I Commenti del mondo dell’imprenditoria e istituzionale

Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria, ha ritenuto che le decisioni assunte “vanno nella direzione giusta, volte a ridare un po’ di fiducia” che, però, deve essere messa in atto nel più breve tempo possibile poichè gli imprenditori, conclude il numero uno di Viale dell’Astronomia “é da un po’ di tempo che stiamo vivendo col morale sotto i tacchi”.

Meno ottimista, invece, il parere di Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio e Rete Imprese Italia, che sottolinea “l’ennesimo rinvio, di fatto, e senza individuare soluzioni immediatamente operative. Ogni giorno che passa molte imprese chiudono perché lo stato non onora i suoi debiti e questo è inaccettabile”.

Antonio Patuelli, il presidente dell’ABI, conferma la necessità di dare seguito alle parole e buoni propositi esposti dal Governo sottolienando come “I debiti della pubblica amministarazione sono una cifra ingentissima sia dal punto di vista numerico che etico. Di conseguenza è urgente che dai buoni propositi che sono stati riaffermati ieri dal Consiglio dei ministri si passi a provvedimenti che inneschino un circuito virtuoso di liquidità a chi ne ha il diritto”. Al contempo, continua il numero uno di ABI dal Convegno di Cernobbio, è necessario un “ meccanismo di nuova finanza che per ora si basa largamente sulle moratorie che le banche hanno rinnovato due giorni fa per altri tre mesi, sempre unilateralmente”.

One Comment

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    8 Agosto 2013

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