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Sport & Work n.66 – 3/2016 – anno 3 Prostituzione: splendore mondano e miseria etica della nostra società

Prendo spunto dalla mostra che si è chiusa il 17 gennaio u.s. al Musée d’Orsay di Parigi dal nome Splendeurs et misères. Images de la prostitution 1850-1910, http://www.artslife.com/2015/10/24/la-prostituzione-in-mostra-a-parigi-images-de-la-prostitution-al-musee-dorsay/#sthash.Jen0JALL.dpuf, per fare una riflessione su di una realtà che volenti o nolenti ci coinvolge tutti.

Certo parlare di etica nel contesto della prostituzione sembra quasi come si dice, “parlare di funerale in casa del morto”, ma credo che in questo frangente, che ci vede sempre più succubi di una mentalità che da un lato si mostra garantista mentre dall’altra è squisitamente prevaricatrice, appare importante approcciare l’argomento in maniera lineare affinché se non tutti, almeno la parte di noi più sensibile ai diritti umani ed alla struttura della società, possa concettualizzarne in maniera più concreta i profili del fenomeno.

Qualcuno certamente si domanderà a che serve parlare di etica a proposito di un fenomeno così controverso come la prostituzione dove non sembrano esistere vie di mezzo, per cui o la si approva totalmente oppure la si rifiuta altrettanto radicalmente; ma se poi riflette sulla situazione che vede il legame prostituzione – denaro, (prostitution–argent) che è certamente un argomento che incontra l’etica, anche nella sua assenza, e la famiglia che a volte ne nasconde alcuni profili, non può rimanere inerte di fronte ad alcune situazioni come la prostituzione giovanile, anche omosessuale che può collegarsi alla notevole sparizione di un numero rilevante di bambini migranti. (http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/europol_10mila_bimbi_migranti_scomparsi_5mila_italia-1519478.html).

La domanda che ci poniamo è, cosa potrebbe esserci dietro, fantasia di sparizione infantile, clandestinità, prostituzione. Oppure traffico di minori, adozioni improprie, traffico di organi e tutto riferito a situazioni che pur stando sotto gli occhi di tutti continuano a vedere una inerzia generalizzata da parte non solo delle istituzioni, ma anche e soprattutto dei cittadini che ormai convivono con molta indifferenza la realtà sia che si tratti di prostitute di alto bordo dette “Escort”, sia che si tratti di prostitute di strada apostrofate normalmente “puttane” o “troie “ o “mignotte” sia che si tratti di “omosessuali” denominati in maniera dispregiativa “froci” oppure transessuali chiamati semplicemente “trans”.

Ma questo è solo la punta dell’iceberg perché quando parliamo di prostituzione parliamo di un mondo così fortemente variegato i cui confini sono difficilmente tracciabili. Ma prima di addentrarci nei meandri complessi del fenomeno cerchiamo di capire da dove deve partire la nostra analisi

PRINCIPI ETICI DI RIFERIMENTO
Prima di affrontare i problemi concreti dell’etica sociale riferita al fenomeno, riterrei necessario esprimere, proporre e condividere un fondamento morale dell’etica sociale. Così in riferimento ai problemi reali più sopra enunciati, non possiamo procedere ad una analisi oggettiva senza darci una scala assiologica, vale a dire quella scala di valori che costituiscono gli anelli coerenti della catena dell’ethos e della convivenza sociale. Pertanto direi di situare la nostra riflessione etica sull’argomento, nella valutazione dei caratteri della convivenza sociale, e, muovendo da qui, prendere lo spunto per dividere i temi in base ai valori più pertinenti della realtà sociale.

Certo nella scala assiologica i valori della convivenza sociale possono essere molteplici e soggettivamente variegati oltre che impostati su strutture diversamente organizzate, ma ciò che suggerirei come scelta più semplice, anche se non da tutti condivisa è quella di scegliere i centri assiologici tra quelli universalmente irrinunciabili e che sono l’economia, la politica e la cultura.

Il perché questi centri di valore siano irrinunciabili è facilmente comprensibile in quanto il mondo economico, il mondo politico e quello culturale costituiscono ed innervano quelle che sono le tre grandi sfere della potenza umana: la brama del profitto e quindi dell’avere; la sete di potere e quindi l’ambizione del comando; infine il desiderio di valere, o meglio ancora di prevalere in termini di soggettività.

Quindi il problema fondante dell’etica sociale che ruota intorno al concetto di prostituzione si collega a questi tre centri della natura umana che originando dall’antropologia personale si generalizzano diffondendosi in ogni ambito dell’antropologia sociale.

Però non possiamo inquadrare questa realtà valoriale se non la poniamo in un quadro di riferimento concettuale che vede i valori citati introdotti dal tema dei diritti fondamentali della persona e conclusi dalla nozione di conflittualità sociale. Solo in tal modo chi vuole argomentare gli elementi della problematica potrà farlo con cognizione di causa.

Certo capisco che il discorso non appare di semplice approccio, ma se gli diamo anche un orientamento metodologico che eviti ogni sospetto di ideologia o di compromesso fra posizioni neoliberiste o di stampo collettivista e si collochi invece in una accurata formulazione dei risultati derivanti da una attenta riflessione sulle complesse realtà dell’esistenza dell’uomo e della società, arriveremo, interpretando “i segni dei tempi” ad una lettura della realtà che vede una interdipendenza fra gli uomini portata dalla globalizzazione, sempre più stretta ed omologante; una idea di libertà che diviene sempre più pressante e per cui, la libertà diventa la grande rivendicazione degli uomini, di tutti gli uomini e in tutti gli ambiti dell’esistenza: libertà morale, libertà economica, libertà sociale e politica.

Gli uomini non sopportano più di essere guidati come dei bambini, in nessun ambito e quindi tale rivendicazione è esposta alla gelosia e alla violenza e al rifiuto di ogni obbedienza. Infine c’è un terzo fattore decisivo: l’incredibile efficacia dell’attività umana che si manifesta nella potenza della tecnologia. L’uomo contemporaneo non si accontenta più di subire la sua sorte, cercando di migliorarla come può, spesso a danno degli altri; egli prende in mano la sua situazione e costruisce la sua vita dispiegando una ingegnosità inimmaginabile che gli permette di costruire il suo destino in ogni ambito: la politica diventa una costruzione della ragione e della volontà e non più il risultato della storia; la salute diventa la conquista di ogni istante e non un dono del cielo mal distribuito; le ricchezze si moltiplicano e si pensa possano essere partecipate a tutti.

In questo quadro comunque non può mancare il riferimento ad una visione di fini infravalenti che implicano anche l’integrazione di tre tipi di razionalità: 1) la razionalità scientifico-tecnica, che funziona per mezzo di analisi puntuali sulle possibilità del verificarsi di scenari e condizioni della realtà sociale storica; 2) la razionalità etica, che scopre ed esplicita la dimensione dei “fini” implicati nella razionalità scientifico-tecnica, in quanto riferentesi ad una realtà che non può prescindere dalla persona umana; 3) la razionalità culturale che si pone come orizzonte di senso e dà pienezza alle due precedenti razionalità, risolvendole in una unica soluzione in cui non esiste priorità, ma soltanto integrazione di mezzi fini e intenzionalità tipiche dell’essere umano.

LA PROSTITUZIONE COME SPLENDORE MONDANO
Per situarci ora nel concetto di prostituzione dandone una definizione coerente con il nostro discorso, riporto la definizione che ne dà l’enciclopedia Treccani: “La prostituzione può essere definita in termini generali come una prestazione sessuale a scopo di lucro.

Tale definizione mette in evidenza due caratteristiche universali del fenomeno: la componente economica, per cui la prostituzione si configura come una transazione commerciale, e la natura relativamente indiscriminata di tali transazioni, che coinvolgono estranei anziché il coniuge o persone amiche (v. Davis, 1986¹⁸).

Sebbene la componente economica costituisca la caratteristica più significativa della prostituzione, dalla sua definizione resta esclusa una vasta gamma di comportamenti sessuali, come ad esempio sposarsi per interesse, mantenere un’amante o una concubina, avere rapporti sessuali occasionali in cambio di cibo o di regali, ricevere gratificazioni sessuali esclusivamente da stimoli visivi o auditivi (linee telefoniche erotiche, spettacoli a luci rosse, ecc.).

Rientra invece nell’ambito della prostituzione la partecipazione coatta a rapporti sessuali a pagamento, ad esempio quando donne e bambine vengono vendute come schiave e costrette a lavorare in una casa di prostituzione o per uno sfruttatore.

Cf. http://www.treccani.it/enciclopedia/prostituzione_%28Enciclopedia_delle_scienze_sociali%29/.
Sulla base di questa definizione realizziamo subito il rapporto esistente tra prostituzione e denaro. Quindi il movente primario sembra essere il denaro, ma poi ad un più attento approfondimento, se lo osserviamo da un lato più esistenziale, tranne che nelle situazioni di miseria di cui parleremo dopo, ci accorgiamo che il denaro in certe situazioni, non è che una sfumatura del fenomeno, anche se importante, ma pur sempre una sfumatura perché l’obiettivo invece è lo splendore della mondanità, vale a dire la conquista delle condizioni e degli status che abbiamo citato, e cioè la brama di profitto, la sete di potere e il desiderio di prevalere.

Senza scendere nel caso specifico basta guardarsi intorno e classificare tra i nostri conoscenti chi si prostituisce per denaro, chi si prostituisce per ottenere il potere e chi invece a livello culturale si prostituisce per apparire per ottenere consensi mediatici ecc.

Ecco dunque che la prostituzione esce dal mero “meretricio” per divenire invece motivo essenziale di rivalsa personale e questo lo si vede in ogni ambiente dove le relazioni umane comportano un rapporto di subordinazione o di ricatto.

Lo si vede nell’ambito della carriera, nell’ambito dell’estetica estrema, nella ricerca spasmodica dell’affermazione che non conosce limiti di seduzione per raggiungere quegli obiettivi che avevo detto e limitandoci ad alcuni significativi esempi di splendore mondano possiamo citare: chi si prostituisce per fare denaro come le “escort” cosiddette di alto bordo che usano il proprio corpo e la propria immagine per ottenere lauti compensi inimmaginabili per altre competenze professionali; chi si prostituisce per ottenere il potere, o il comando oppure per ottenere scatti di carriera che garantiscono uno status gerarchico superiore e questo può essere il caso di chi vende il proprio corpo o quello del coniuge per ottenere un grado gerarchico superiore; infine c’è chi si prostituisce per il desiderio di valere o di prevalere e questo lo si può vedere nella seduzione per raggiungere uno status sociale di rilievo, per esempio nella carriera universitaria.

LA MISERIA ETICA DELLA NOSTRA SOCIETA’
Terminiamo l’argomento con la parte più sconcertante del nostro discorso e cioè la miseria etica legata alla prostituzione della nostra società.

Questa assenza di etica sociale rappresenta il mondo delle nuove povertà che vedono la prostituzione come elemento di promozione della miseria nella nostra società dove non solo il meretricio non tiene conto dei diritti della persona, ma è anche al centro di un annoso dibattito tra legalizzazione o criminalizzazione, tra accettazione di una realtà vecchia come il mondo oppure rifiuto radicale di una offesa del diritto della persona all’integrità del proprio corpo e della propria immagine.

Così vediamo che l’atto del prostituirsi e cioè effettuare prestazioni sessuali a pagamento viene diversamente sanzionato dai paesi per cui in alcuni la prostituzione è legale e regolamentata dalla legge e l’esercizio di case chiuse è legale; mentre in altri la prostituzione è legale e regolamentata dalla legge, ma l’esercizio di case chiuse è illegale.

Esiste poi un’altra posizione ancora di paesi per cui la prostituzione non è illegale ma al tempo stesso non è una attività regolamentata, le attività collaterali (gestione di case chiuse, sfruttamento, favoreggiamento) sono illegali, mentre per altri paesi la prostituzione è illegale: la legge punisce solo chi la esercita oppure non è illegale ma i clienti sono puniti dalla legge.

Detto ciò concluderei sottolineando tutto l’universo delle povertà che la mancanza di etica e quindi di conoscenza del bene rappresentato dalla propria integrità fisica e morale comporta: la prostituzione delle minorenni sul web oppure tramite foto sul cellulare e non solo la prostituzione, ma anche tutte quelle manifestazioni del sesso commerciale, come le diverse forme di pornografia che si trovano su Internet e che suscitano nei cittadini sentimenti di vergogna, e problemi di educazione dei figli piccoli, per il controllo dell’uso del computer oppure delle fasce orarie televisive nelle quali le norme sociali vogliono che si tenga nascosta la realtà della prostituzione (oltre a quella delle relazioni sessuali più in generale).

Quello della prostituzione è un problema diffuso che dietro nasconde anche droga, tratta di esseri umani, criminalità organizzata, e tutto ciò che c’è di peggiore nella nostra società. Inoltre l’adescamento (l’invito a fruire di prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico) ha trovato anche i suoi spazi virtuali su Facebook dove i furti di identità o gli “avatar” si fanno sempre più sofisticati per promuovere contatti anche di pedofilia.

Tra queste miserie esistono anche le decisioni dei parlamenti di alcuni dei Paesi, nei quali la prostituzione è lecita, che fanno leggi o disposizioni amministrative intese a punire questo tipo di condotte, ma poi consentono che vengano istituite delle “zone di tolleranza” (ufficiali o non) nelle quali l’adescamento è consentito.

Una particolarità da rilevare è che la prostituzione minorile e la costrizione alla prostituzione ed attività similari: sono attività illegali in ogni parte d’Europa tranne che in Svizzera dove la sola prostituzione minorile (se praticata da soggetti maggiori di sedici anni) è invece permessa.

Per terminare l’argomento, possiamo dire che sotto la voce nuove povertà vanno annoverate tutte le forme di sfruttamento sessuale delle donne”. Sotto questa dizione di “sfruttamento sessuale” devono essere comprese la predeterminazione del sesso, l’infanticidio femminile, l’assassinio di donne a causa del loro genere, la violenza contro le donne, la pornografia, la prostituzione, le mutilazioni sessuali, la segregazione delle femmine, il prezzo della sposa e la dote, le molestie sessuali, lo stupro, l’incesto e l’abuso sessuale, dal momento che attraverso tutte queste pratiche le donne vengono soggiogate e dominate attraverso l’abuso della loro sessualità e/o la violazione della loro integrità fisica.

Lo sfruttamento sessuale delle donne è qualcosa che porta agli uomini gratificazione, vantaggio economico e promozione sociale.

Credo proprio che ci sia bisogno di comprendere che solo una chiara visione etica permette nel rispetto dei diritti della persona, garantire a ciascun essere umano la propria integrità fisico-morale nei diversi aspetti socio-politico-culturali evitando infine conflittualità nei parlamenti che invece di ricercare e promuovere il bene comune cercano di legalizzare, per quieto vivere, ragioni di mercato o per semplice ricerca del consenso, anche ciò che non esiste in termini legali ed etici come la prostituzione ed il meretricio.

Romeo Ciminello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd ); docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

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