Progetto di sviluppo nella Repubblica Democratica del Congo attraverso la costituzione di imprese

Con questo mio articolo vorrei condividere con voi un esperienza progettuale fatta circa un paio di mesi fa ed avanzare una proposta per permettere a chi vuole di partecipare all’iniziativa, che sto sviluppando in Congo RDC Kinshasa, ovviamente con l’impegno volontario che ciascuno si sente di dare.

L’esperienza è quella di avere presentato un progetto da me elaborato per lo sviluppo dei paesi dell’Africa Subsahariana per cercare di cominciare a mettere qualche tassello per ricomporre quell’inaccettabile puzzle dell’immigrazione: clandestina. Immigrazione per motivi economici? per motivi politici? non lo so. Per me si tratta esclusivamente di situazioni che invece di essere classificate, hanno bisogno di essere risolte.

Dico questo perché la mia esperienza nella Repubblica Democratica del Congo, mi permette di essere molto realista e di vedere così una realtà che qualcuno guarda con la lente di ingrandimento, mentre qualcun’atro con il binocolo a rovescio e ciò per permettere a entrambi, (come più volte ho sperimentato) di poter dire – il primo – che il problema è troppo grosso per poterlo risolvere in maniera adeguata-e il secondo – che il problema è minimale in quanto il numero di immigrati, pur se raggiunge la cifra annuale di quasi duecentomila persone e pur se i morti nel Mediterraneo o nei deserti, non si contano più, non sono cifre  considerevoli tali da attenzionare in maniera  risolutiva il problema!

Non è difficile capire il perché di tali risposte: innanzitutto per la maggior parte delle persone che ho interpellato, si tratta di cifre e di soldi e non come sarebbe giusto di uomini. In secondo luogo, non si tratta di persone che fuggono e che soffrono le situazioni più disparate e disperate, bensì solo di immigrati che cercano di destabilizzare il perbenismo del nostro quotidiano attentando alla stabilità del nostro futuro.

Però tutti si dicono sensibili in una maniera o nell’altra, vale a dire o nel ricacciarli in malo modo oppure di accoglierli, ma come intrusi, come disperati che prima o poi ci ruberanno il lavoro, ci metteranno in condizioni di insicurezza e chi più ne ha più ne metta.

Per chiarire posso evidenziare che persino Papa Francesco, nonostante tutta la sua buona volontà negli aiuti, è stato messo alle strette sul problema! Spero vivamente che gli possa arrivare questo articolo dove forse trovare un’idea concreta  ed un sostegno in più, per agire in maniera più incisiva e coinvolgente.

Che fare quindi? Tutti dicono, riguardo agli immigrati, aiutiamoli a casa loro. Ma poi nulla si fa di realmente concreto. Le situazioni sono talmente variegate che è sempre più difficile trovare il bandolo della matassa per riavvolgere il gomitolo.

In questo contesto così ingarbugliato, mi sono interrogato diverse volte su quale potesse essere il sistema migliore, non certo per risolvere il problema con la bacchetta magica; ma per cominciare almeno a creare i presupposti per un cambiamento.

Come professore di economia dello sviluppo ho cercato di fare molte cose una delle quali è stata quella di creare una Scuola di Pensiero di Economia dello Sviluppo Integrale dell’uomo presso l’Université Catholique du Congo RD Kinshasa, che potete leggere e commentare andando su: http://agenda-etica.blogspot.it/2013_12_01_archive.html; nonché di evidenziare i problemi attraverso convegni e dibattiti di cui l’ultimo è stato proprio il 7 settembre scorso, sulla nuova visione economica come potrete approfondire andando su : https://ecsdev.org/ojs/index.php/ejsd/article/viewFile/578/575 .

Con queste idee ho elaborato il progetto che vi presento. Un progetto, forse troppo impegnativo e non fruibile nella forma prospettica, per gli interlocutori interessati a cui l’ho ill’ustrato. In realtà il mio intento era quello di creare un quadro di riferimento, una cornice nuova in cui muoversi con cognizione di causa, una catena con anelli ben individuati che ne assicurassero la coerenza.

Nulla di tutto ciò è passato ai miei interlocutori. Forse la mia visione è viziata da una deformazione professionale derivante dalle mie conoscenze, dall’esperienza sul campo e dalla mia formazione scientifica che mi indica in maniera chiara la soluzione del problema anche se di difficile accettazione, e, che non si limiti ad un minimo intervento (come invece forse mi veniva istituzionalmente richiesto) ma che miri ad una organizzazione più globalizzata di attività interconnesse, che possa creare un’azione continuativa di intervento in grado di dare inizio ad una nuova impostazione dello sviluppo dell’Africa Subsahariana.

L’idea era “aiutiamoli a svilupparsi in casa loro” come si sente dire ormai quasi da tutti, “esperti” e “politici”;  ma sì! aggiungo io; però con un modello di sviluppo che li coinvolga, che li renda protagonisti, che possa mettere i presupposti per un progetto di riscatto di queste popolazioni attraverso la creazione di opportunità di lavoro derivanti dalla creazione di imprese nonché di mentalità imprenditoriale e cooperativistica veramente “interetnica”.

Così ho pensato di spendere ancora delle energie per rielaborarlo e redigerlo in maniera più “lillipuziana” affinché possa essere compreso da chiunque sia interessato al problema e magari raccogliere, con l’aiuto di chi ci crede, i fondi per attuarlo.

Quindi dopo avervi presentato di seguito il progetto..in grande….mi limiterò a chiedere il vostro aiuto … per quello in piccolo!

Il progetto in grande  si presenta in nove punti che di seguito  riporto:

  • Situazione attuale

I flussi dall’area Sub-sahariana verso i paesi OCSE rappresentano attualmente il processo migratorio più intenso che, come indicato in alcuni studi [Azose et al. (2016), “Probabilistic population projections with migration uncertainty, PNAS, June 2016, 113 no.23], è destinato a rimanere il più persistente anche nei prossimi anni.

Le previsioni per il 2017 sembrano indicare un aumento considerevole degli arrivi in Italia: il Ministero dell’Interno ha dichiarato recentemente che il numero di migranti che vive nelle strutture di accoglienza in Italia potrà arrivare a 200 mila persone nell’anno in corso.

 I flussi migratori sono direttamente correlati sia alla transizione demografica che al divario nel processo di sviluppo economico delle diverse aree. La regione Sub-sahariana ha visto raddoppiare la popolazione tra il 1990 e il 2013, registrando la crescita più rapida nel mondo. Secondo la proiezione ONU, la transizione demografica della popolazione dovrebbe concludersi solo all’inizio del prossimo secolo. Di conseguenza, stima il Fondo Monetario Internazionale, la quota degli immigrati di origine Sub-sahariana sulla popolazione totale nei paesi OCSE dovrebbe aumentare, passando dallo 0,4 per cento nel 2010 al 2,4 per cento entro il 2050 [Gonzalez-Garcia J. et  al. (2016), “Sub-Sarahan African Migration Patterns and Spillovers”, IMF Spillover Notes 9, Novembre 2016]. In presenza di tali persistenti asimmetrie economiche e demografiche – che non possono essere corrette in tempi brevi – diventa ancora più urgente una strategia di lungo periodo coordinata a livello europeo per la gestione di un fenomeno migratorio in crescita. Tra il 2016 e l’inizio del 2017, la strategia di accoglienza e gestione dei flussi migratori a livello europeo è stata gestita principalmente attraverso due accordi: 1) l’accordo UE-Turchia del marzo 2016, sulla base del quale il numero dei migranti in Europa attraverso i Balcani occidentali (principalmente da Siria, Iraq e Afghanistan) nel 2016 è sceso a 123 mila da 764 mila migranti nel 2015 [ http://frontex.europa.eu/news/fewer-migrants-at-eu-borders-in-2016-HWnC1J], e 2) il memorandum Italia-Libia volto a ridurre i flussi illegali provenienti dal Nord Africa, approvato dal vertice europeo di Malta a febbraio 2017.  Fin dal 2010  l’Italia ha assistito al decuplicarsi  di arrivi dall’Africa occidentale, soprattutto dalla Nigeria, dall’Eritrea  dalla Guinea, Costa d’Avorio e Gambia ed altri paesi per un totale nel 2016 pari a 181.000 persone. Secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre i rifugiati congolesi presenti nel Mondo sono ad oggi 493.494, la maggior parte dei quali ha trovato riparo in Kenya, Tanzania e Mozambico, mentre nel paese si contano ad oggi oltre 2.7 milioni di sfollati interni.

Tale situazione induce a ritenere che laddove i conflitti tenderanno ad acutizzarsi l’Europa, e l’Italia soprattutto come testa di ponte, saranno obiettivi naturali di rifugio.

  • L’Idea portante del progetto

In un clima di astiosa accoglienza e di ricerca di opportunità di respingimento onde non creare ulteriori problemi sociali all’interno dei Paesi europei e del nostro,  nasce l’idea di cominciare a gestire i flussi migratori in modo innovativo e sulla base di ciò che  teorizzo dal 1999 e chiamo “Neocapitalismo etico” vale a dire che invece di reprimere le migrazioni sarebbe il caso di prevenirle attraverso piani di investimento in termini economici supportati da una visione umanitaria più concreta e fino ad oggi sconosciuta: per evitare che i flussi dei molti immigrati si dirigano verso l’Europa appare necessario invertire la tendenza prevenendo i flussi con un aiuto alle popolazioni nei loro luoghi di origine che li spingano o a tornare verso il proprio paese, oppure che li spingano a rimanervi sulla base di concrete opportunità di sviluppo esistenti  sul territorio e che sarebbero molto più convenienti  perché facili da cogliere e concretamente organizzate per rispondere ad una vera e concreta strategia di sviluppo dei territori e di ciascun paese africano.

La maniera migliore è quella di creare delle progettualità imprenditoriali anche di natura cooperativa e che sarebbero in grado non solo di coinvolgere ciascuna almeno 10 persone, ma ipotizzando un moltiplicatore minimo di 5 persone da occupare, per ogni impresa, si potrebbe sviluppare un argine all’immigrazione piuttosto rilevante.

  • Perché la Repubblica Democratica del Congo

La Repubblica Democratica del Congo possiede una estensione di 2 milioni e 345 mila Km quadrati circa, con una popolazione attualmente stimata al di sotto dei 100 milioni e con una età media intorno a 17 anni. E’ un Paese in grado di accogliere in una programmata prospettiva di sviluppo sostenibile anche 200 milioni di persone, senza che gli equilibri esistenti vengano stravolti. Ecco perché dopo circa 20 anni di insegnamento accademico con Africani di tutti i paesi tra cui anche Congolesi e dopo 4 anni di insegnamento di Economia della Sviluppo presso la facoltà di Economia e sviluppo dell’Università Cattolica del Congo a Kinshasa, l’idea che avevo di creare imprese interetniche che potessero lavorare in maniera integrata su un territorio ricco di opportunità non solo fisiche ed animali, ma anche e soprattutto umane sta prendendo corpo.  Questa idea nella sua struttura portante è rivolta a far si che gli immigrati, specialmente africani in Italia ed in Europa, possano avere opportunità  di sviluppo nel loro Paese, oppure rientrare nei luoghi di origine, con un vero progetto di sviluppo da  attuare.

  • L’impresa inter-etnica

La figura dell’impresa interetnica va configurata come realtà di integrazione socio-economica attualmente difficile da inquadrare. Tutti sono coscienti della difficoltà relazionale esistente non solo tra le singole persone, ma anche tra i gruppi a causa delle differenze non solo etniche, ma anche culturali e socio-economiche. L’unico modo quindi per risolvere questo atavico problema è quello di creare l’impresa come bene d’ordine per permettere a ciascuno di esprimersi nelle proprie potenzialità, attitudini e capacità. Non per concorrere in maniera competitiva, bensì per concorrere in maniera integrativa e complementare. Tra i diversi rischi che i gruppi socio-economici devono affrontare in termini di attività e di organizzazione imprenditoriale, non ci sono solo rischi tecnici, politici, economici o finanziari, ma esistono anche rischi legati al concetto di cultura e dialogo interculturale, dove la cultura prende aspetti concreti in termini concettuali relativi a spazio, tempo, abitudini,  riti e usanze, abitudini e costumi, credenze e sostanzialità della memoria degli eventi sociali.

Prima di procedere ad esaminare quali possano essere i cosiddetti rischi relazionali derivanti dalle differenze culturali, è importante sottolineare che tali diversità̀ non devono essere intese in senso assoluto costruendo degli stereotipi ( italiani = mafiosi; musulmani = integralisti; scozzesi = avari; tedeschi = nazisti; americani = bigotti, etc.).

Senza addentrarci in questa sede nelle peculiarità  di quanto di seguito si rileva, possiamo classificare i rischi relazionali in base agli elementi chiave che compongono il “carattere” distintivo di un popolo:

  • Rischi di linguaggio;
  • Rischi religiosi;
  • Rischi di diversità̀ di “valori”;
  • Rischi di “usanze” differenti;
  • Rischi relativi alle difformità̀ nell’educazione percepita;
  • Rischi di contrasto nella diversa percezione dell’estetica.

In questo elenco, naturalmente, mi sono limitato ad elencare i vari rischi derivanti dalle sole differenze culturali. Se però questo venisse compreso anche in campo economico e imprenditoriale si capirebbe immediatamente che le imprese che riescono ad acquisire la consapevolezza della presenza di tali rischi relazionali possono procedere con cognizione di causa alla loro stima e di conseguenza poter mettere in atto strategie per governarli, al fine di tramutare tali rischi in opportunità̀. Va da sé, come tante volte rilevato dai mass-media, che spesso atteggiamenti diversi dal rispetto, comprensione e analisi, non solo possono essere lesivi per le relazioni in generale, ma anche, nell’ottica commerciale di un’impresa.

È da sottolineare inoltre che molto conta anche, il grado di conoscenza di una cultura straniera. C’è molta differenza infatti,  tra una semplice acquisizione di nozioni e la conoscenza scaturita da studi ed analisi, e ancora tra questa e quella derivante dall’ aver vissuto un’altra cultura. Avere più̀ culture assimilate e interiorizzate, con riferimento al tema dei rischi e delle opportunità̀, corrisponde ad un forte “vantaggio competitivo”. Il fattore di successo  nella prospettiva di poter trovare un accordo commerciale può derivare dall’aver compreso pienamente atteggiamenti, desideri e limiti interni nella cultura delle parti, ovvero l’aver colto tante sfumature culturali. Interiorizzare infatti più̀ culture, cambia la visione globale e aumenta gli strumenti interpretativi attraverso i quali si può̀ attribuire significato ai vari contesti sociali.

Infine, posso affermare, come detto precedentemente, che nelle operazioni internazionali è vitale lo studio delle relazioni culturali e la relativa influenza su quelle commerciali, al fine di arrivare a definire ed analizzare i rischi culturali, ovvero relazionali, che purtroppo nella maggior parte dei casi non vengono presi in considerazione. Accanto ai rischi tecnici possiamo affermare l’esistenza dei rischi relazionali, la cui mancata considerazione potrebbe segnare l’insuccesso per l’impresa. Ed è proprio in tale contesto che nasce l’idea di Impresa inter-etnica.

  • Punti chiave dell’idea progettuale

Si enunciano brevemente i punti su cui l’idea progettuale andrà a svilupparsi.

  • l’idea progettuale è creare opportunità di sviluppo nei paesi di origine degli immigrati africani;
  • attraverso un modello di sviluppo replicabile con moltiplicatore 1 a 5(vale a dire che per ogni impresa creata se ne potrebbero sviluppare altre cinque e dare lavoro, per ciascuna di esse, almeno ad altre cinque persone;
  • la metodologia è fondata sulla creazione di Cooperative o imprese Interetniche (formate da persone di diversa etnia, Europei e Africani della diaspora) nei diversi settori: credito/ agricoltura/ commercio/ servizi / mutualità e infrastrutture, proporzionalmente ponderate;
  • lo strumento è un accordo di partenariato o A.T.I tra Enti di competenza scelti in Italia e nella RDC;
  • Il percorso formativo si articola in due momenti precisi: un periodo di formazione teorica in Italia e un periodo di “incubazione” pratica in RDC;
  • In Italia si creano corsi di formazione specifici della durata di tre/sei mesi e anche per formatori, della durata di un anno con persone già appartenenti al settore, e che siano disponibili ad impiantarsi in Africa;
  • I corsi in Italia e le attività di investimento in capitale umano degli incubatori Africani della durata di tre mesi,  potranno essere finanziati sia dalla Cooperazione Italiana allo sviluppo  che da altri possibili Enti interessati (nessuno escluso:  dalle singole parrocchie, ong, alle caritas diocesane, alle organizzazioni bancarie e loro fondazioni, alle organizzazioni umanitarie e non solo italiane, ma europee ed internazionali)
  • Individuare in Congo (RDC) in prima battuta e poi in altri Paesi limitrofi, dove e con chi e come,  creare gli incubatori  (UCC,  Université Loyola du Congo, Université de Mbuji Mayi , ISP Bunia, U.O.Mweka ed altre).
  • Nel giro di un anno, mentre si svolge la preparazione, le imprese inter-etniche create dovranno poter acedere ad una concessione (con sistema privilegiato) su cui avviare l’attività.
  • Creare una rete di accordi e di collaborazione con tutti l’Economati Generali delle rispettive diocesi, nonché con le strutture amministrative locali (Villaggi e municipalità) sia per ottenere la segnalazione di persone, che vogliono partecipare alle attività promosse dall’incubatore, sia per ottenere informazioni su coloro che si propongono in loco.
  • il modello di sviluppo dovrà essere elaborato per punti, per settori, per attività, organizzazione, professionisti, tempi e metodi per essere replicato nelle diverse provincie o territori, dove ci siano aggregati umani consistenti.
  • I PARTNERS: in Italia:

Nel nostro Paese, sono già stati individuati alcuni partners, imprese ed organizzazioni,  con cui si dovrà creare una rete in grado di sovvenire alle necessità di formazione tecnica ed etica, di consulenza imprenditoriale, di assistenza e raccolta di immigrati, di università di agricoltura ed economia rurale, di organizzazioni con specifici know-how  di agricoltura e allevamento, di organizzazioni manageriali,  di ideazione e  costruzione impianti di energie rinnovabili, di associazioni di immigrati africani in Italia ed in Europa, e di altre Ong che si dedicano già ad attività di sostegno effettivo in loco.

  • I PARTNERS in Congo (RDC)

In Congo invece i partners individuati oltre all’Ambassade du Congo presso il Quirinale e la FAO (Ambasciatore), anche diverse università che potrebbero fornire servizi formativi e fungere da incubatori di imprese dando la possibilità alle nuove start-up che si sono formate in Italia, di insediarsi sul territorio facendo uno specifico training sul campo. Inoltre a far da sostegno agli incubatori sono state individuate organizzazioni che già operano in termini di attività export import, trasporti, magazzinaggio e trasformazione, nonché gli economati generali delle diocesi e le strutture organizzative decentrate delle diverse provincie.

  • Ipotesi di Business Plan
N. imprese costo unitario costo partecipante costo giorno
5 € 517.510,00 € 10.350,20 € 38,33

con un impegno di euro 517.510,00 si formano 50 persone per la creazione di 5 imprese che potranno occupare in prospettiva nel Paese, almeno altre 15 persone sul posto

  • Organizzazione di imprese come modello di sviluppo

Prima fase:     Creazione di un partenariato in Italia;

Seconda fase: Creazione di un partenariato in Congo;                            A.T.I.

Terza fase:      Preparazione attività e pianificazione azioni:

Individuazione di 1. Obiettivi di ciascun partner; 2. Disponibilità e mezzi di ciascun partner; 3. Finanziamenti da   Cooperazione italiana, europea altri enti interessati;

Quarta fase:  Imprese da inserire nel modello di progetto:

  1. a) credito (coopec) per l’avvio di tutte le altre attività imprenditoriali.
  2. b) agricoltura:                                   – azioni:
  3. 1) valutazione del territorio; 2) pianificazione delle culture; 3) coltivazione

    – culture: 1) piante alimentari (orticultura); 2)piante da frutta (frutticultura); 3)piante officinali

      (farmaceutica ed erboristeria); 4) piante aromatiche (cucina); 5) piante ornamentali

      (floricultura); 6) piante da semi (riproduzione); 7) vivaistica (pepinière); 8) piante di

      gelso (sericultura).

(coltivazione come sintesi di tutti i processi: dalla semina alla raccolta alla selezione/conservazione/distribuzione)

  1. c) strumentistica agricola ed usi;
  2. d) macchine agricole e meccanica di supporto;
  3. e) concimatura e proprietà organolettiche;
  4. f) Allevamento: bovino; suino; ovino/caprino; equino; conigli; apicultura; lumache; bachi da seta;                                               lombricoltura; avicolo e volatili (piccioni, tortore, fagiani, quaglie ecc.) antilopi
  1. g) trasformazione e conservazione: carni; agroalimentare; uova e derivati; conserve e succhi pellame;

                                                         legno (arredamento e costruzione;

  1. h) Commercializzazione: stoccaggio merci e derrate; catena del freddo; centrali di acquisto; centrali di

      vendita; catena di distribuzione commerciale: a) grossista; b) rappresentante;

  1. c) dettagliante.
  2. i)servizi: acqua;energia;viabilità;costruzioni e manutenzioni;trasporti;sicurezza;mutua sanitaria; mutua assicurazioni.

PROGETTO MINIMO

Terminata questa presentazione, mi limito a farvi la proposta di cui parlavo all’inizio.

Poiché è difficile trovare chi possa finanziare un progetto reputato troppo ambizioso (anche se poi il finanziamento fornito alla Turchia per impedire i flussi verso l’Europa è stato molto più consistente) perché punterebbe alla creazione di 1000 imprese,(50 mila persone coinvolte moltiplicate per cinque) e quindi lo sviluppo dei numeri fa capire che il relativo finanziamento sarebbe possibile solo grazie ad una volontà dell’ONU o dell’UE che potrebbe arrivare a sostenere un tipo così consistente di intervento.

Limitiamoci perciò, almeno per il momento, al progetto minimale che è quello di raccogliere i fondi per sostenere una iniziativa creata in Congo con la partecipazione congiunta di Italiani e Congolesi, concernente la creazione di una Coopec, vale a dire di una cooperativa di credito a sostegno delle attività di privati ed imprese. L’idea di formare questa Cooperativa mi è venuta dalla mia esperienza bancaria e dalle conoscenze sul campo: in questo Paese non esiste una concezione bancaria come noi siamo abituati a concepirla. Manca perciò il sostegno finanziario, consulenziale e assicurativo di cui l’impresa, specialmente una start-up ha bisogno. Inoltre il problema creditizio è dato dalla mancanza di accesso al credito che a volte registra tassi di interesse così elevati che non hanno nulla da invidiare ai tassi praticati dagli usurai del nostro Paese, vale a dire dell’ordine del 5-7% mensile. A tutto ciò deve anche aggiungersi la mancanza di sicurezza del sistema bancario che vede anche importanti fallimenti di banche che mettono a repentaglio i risparmi dei depositanti.

Così è nata l’idea della C.R.&A. (Coopec Romeo & Associés) che raggruppa attualmente circa 27 associati (tutti professionisti o professori universitari, nonché tre frati francescani dell’ordine dei cappuccini ed altri sacerdoti, diocesani che di altre congregazioni,  sia italiani che congolesi) con un capitale che assomma a circa 15 mila dollari usa. Il problema che si pone è che la Cooperativa non potrà ufficialmente operare fino a che non avrà una consistenza di capitale disponibile  pari a 60 mila dollari.

Pertanto le attività di sostegno alle imprese, sia in termini di consulenza per la loro creazione, sia in termini di assistenza creditizia, non potrà avvenire prima di aver ottenuto questa cifra.

Ecco perché mi rivolgo a chi leggerà questo articolo, chiedendogli o di partecipare come vero e proprio investimento nella Cooperativa con il minimo contributo di 500 dollari + spese di impianto (equivalenti a circa 480 euro) che per noi non sono nulla, ma per l’iniziativa laggiù sono molto importanti oppure di inviare un proprio libero contributo per la creazione di un fondo rotativo a favore attualmente della creazione di tre imprese una concernente l’avvio di una impresa di panificazione (investimento di circa 19.000 dollari usa) e di una polleria (investimento circa 5.000 dollari usa) presso il Foyer Saint Paul mentre  il terzo progetto si chiama AFOS Associazione sportiva di calcio per i giovani del Sankuru (per un investimento di circa 30 mila dollari).

Chi vorrà effettuare l’investimento entrando nella Cooperativa di Credito deve scrivere a: segreteria@4metx.it e Cc romeo.ciminello@4metx.it (effettuando la richiesta di poter partecipare come socio alla CR&A e inviando il proprio indirizzo e-mail dove ricevere la documentazione necessaria (scheda di iscrizione e statuto e indicazioni dell’iban per il versamento).

Per chi invece vuole fare solo una donazione basta effettuare un bonifico al seguente indirizzo

Banca Etica – IBAN: IT16D0501803200000000110518 Intestato a COMITATO DI PROMOZIONE ETICA (www.certificazionetica.org) mettendo una delle seguenti causali relative alla scelta effettuata:

1) Liberalità in favore del progetto “Boulangerie” Foyer Saint Paul Kinshasa;

2) Liberalità in favore del progetto “Poullailler” Foyer Saint Paul Kinshasa

3) Liberalità in favore del progetto “AFOS” nel Sankuru  Loja

Una volta fatto il versamento si prega di mandarne copia ai seguenti indirizzi segreteria@certificazionetica.org e Cc rciminello@certificazionetica.org inserendo anche eventualmente la propria disponibilità a collaborare per altri progetti che sono in attesa di finanziamento.  Nella risposta verrà anche fornito la spiegazione delle caratteristiche ed il business plan del progetto al quale si è dato il sostegno, nonché il nominativo dei responsabili del progetto stesso.

In questo modo la Cooperativa di credito potrà operare in maniera ufficiale e sostenere lo sviluppo sul territorio in maniera concreta.

Romeo Ciminello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo  dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd );  docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer  Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico  Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

 

 

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