Il peso degli “zombie” sulla ripresa

Le aziende “zombie” sono un ostacolo alla ripresa dell’Europa, afferma il Wall Street Journal. Il fenomeno, esistente in tutto il continente, è particolarmente virulento in Italia, come dimostra il mostruoso ammontare degli NPL. Come fare a risolverlo?

La Banca dei Regolamenti Internazionali, secondo quanto riportato da WSJ, definisce un’azienda “zombie” se ha almeno 10 anni di vita e le sue spese per interessi superano l’EBITDA. Altre organizzazioni usano definizioni diverse ma il concetto è lo stesso: sono aziende che sono tecnicamente morte e vengono mantenute in vita artificialmente da un costo del denaro basso.

Le motivazioni sono diverse, dalla speranza di recuperare il credito a quella di mantenere i posti di lavoro (dunque anche le Pubbliche Amministrazioni contribuiscono al fenomeno), ma è chiaro che “la zombificazione del settore corporate e bancario è un rischio per i nostri futuri standard di vita” come afferma Klaas Knot governatore della banca d’Olanda.

Si calcola che il 10% circa delle aziende in sei paesi dell’eurozona, compresa Francia Spagna e Italia, siano zombi. In particolare in Italia tali aziende occupano il 10% della forza lavoro complessiva e hanno inghiottito quasi il 20% di tutto il capitale investito nel solo 2013.
In alcuni casi le banche continuano ad incassare gli interessi, e alcuni debiti sono anche ripagati, ma è ovvio che la loro decisione di alimentare gli zombi le mette in condizione di avere meno denaro disponibile per le aziende in salute.

Alcuni affermano che questo è un effetto collaterale della politica di tassi bassi della Banca Centrale, che per stimolare l’economia e la crescita ha reso disponibili ingenti risorse a basso costo. E’ certamente plausibile ma mette in luce un altro aspetto ancora più grave: la incapacità di molte banche di essere attori propositivi di sviluppo dell’economia reale, trasformandosi anch’esse in “zombie”.
Alimentare clienti che non potranno pagare i propri servizi significa fornire loro “droga” di sopravvivenza. Ancor più grave se poi i denari prestati a soggetti ripetutamente inadempienti sottraggono risorse alle aziende sane. Scandaloso poi che le conseguenze di tali comportamenti debbano essere sopportati dalla comunità con onerosi esborsi in termini di aumenti di capitali (che non si sa mai se saranno gli ultimi).

Dar da mangiare agli zombie inoltre fa diventare zombie, come dimostrano le crisi bancarie nostrane. L’unico modo per scongiurare la creazione di queste aziende-mostro è capire, e nel caso indirizzare, i loro comportamenti progettati (descritti in un Business Plan), non solo valutare il loro patrimonio (anche uno zombie ha una “consistenza fisica”).
Quando vorranno capirlo le banche, attrezzandosi seriamente in tal senso?
Speriamo che lo facciano prima che la nostra economia si trasformi in una desolata landa popolata da morti viventi degna del più terrificante film horror.

Luciano Martinoli

LucianoMartinoli, laureato in Scienze dell’Informazione ha ricoperto ruoli manageriali in importanti aziende IT internazionali: HP, Cap Gemini, SSA (oggi Infor). Si è poi occupato di start-up e apertura di filiali di aziende multinazionali in Italia: Arinso, Atlantic Sky. Successivamente ha ricoperto ruolo di vertice in Incubatori di Impresa del gruppo Moratti e partecipato a progetti di sviluppo aziendale. Dal 2009 in Crescendo mette a frutto queste esperienze organizzative e strategiche nell’ambito del framework scientifico-culturale messo a punto dall’azienda.

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