I “Perdenti della tecnologia”, un’altra vista

E se la causa del malessere del mondo occidentale, che sta portando all’emergere dei populismi, fosse invece dovuta alla sempre maggiore insoddisfazione verso il modello industriale, arrivato alla versione 4.0?
foto-luciano
Sul sole24ore del 16 novembre è stato pubblicato un editoriale del prof. Toniolo della Luiss a commento delle motivazioni di voto che hanno portato Trump a vincere le recenti elezioni presidenziali USA. La tesi è che il suo successo sia giunto grazie a “l’onda della frustrazione di milioni di cittadini dell’ “America di mezzo” che soffrono la precarietà e la dequalificazione dei propri posti di lavoro” e che “la globalizzazione è vista, sia dagli elettori sia da molti analisti, come la causa, di questo degrado”. 

Il prof. Toniolo ritiene, giustamente, che questa sia solo una parte del problema, l’altra è la “tecnologia tipica della quarta rivoluzione industriale che caratterizza la nostra epoca, quella dell’informazione, della comunicazione, del big data, dell’automazione, dell’intelligenza artificiale” che sta “polarizzando l’occupazione sui due segmenti estremi: da un lato quello ad altissima qualificazione, ben remunerato sia economicamente sia con la soddisfazione e il prestigio sociale, e all’altro estremo le mansioni manuali più umili, dequalificate, sottopagate”.

Si passa poi ad una breve descrizione delle precedenti tre rivoluzioni industriali che hanno prodotto, col tempo, quella ricchezza e benessere di cui oggi noi tutti (prevalentemente occidentali) godiamo. Più in dettaglio viene proposto un parallelo tra la prima rivoluzione e quella attuale che avrebbero in comune la concentrazione di potere in mano di pochi lasciando la gran massa fuori dal godimento delle ricchezze.

La prima lettura diversa che voglio proporre riguarda il tema dell’imprenditorialità intesa come capacità di creare “nuovi mondi” a partire dalle tecnologie esistenti.

Ci è voluto del tempo, nella prima era industriale, affinchè l’imprenditorialità emergesse grazie all’influenza che diede ad altri sistemi sociali (giuridico, economico, scolastico, ecc.). Oggi forse stiamo vivendo una fase analoga, un deficit di imprenditorialità che impedisce di costruire quei nuovi mondi di cui abbiamo bisogno per creare i nuovi posti di lavoro e la nuova ricchezza. Detto in altri termini: le tecnologie Industry 4.0 funzionano male sulla società 3.0

Ma vi è una possibile ragione ancora più profonda che può spiegare il diffuso malessere planetario e l’incapacità di capirlo e descriverlo nella sua complessità. In situazioni di tali deficit accade sempre che diventano visibili, semplicemente perchè scende il “livello dell’acqua”  e si vede la morchia del fondo del barile, quei populismi sempre presenti che altro non sono che strutturali “semplicciottismi”.
La ragione potrebbe essere che la versione 4.0 dell’Industry sia l’ultima. La magnifiche sorti e progressi, di leopardiana memoria, lungo la esclusiva direzione dello sviluppo economico e del benessere materiale non entusiasmano più perchè hanno esaurito il loro compito storico: la soddisfazione dei bisogni igienici elementari. L’umanità del XXI secolo ha bisogno adesso di ben altro. Abbiamo tutti sotto gli occhi la insostenibilità del modello industriale (qualsiasi numero ci appiccichiamo, 3.0 o 4.0, i fondamentali sono sempre gli stessi) che si sta rivelando sempre più di “nicchia”, va bene per pochi non per tutti, e insostenibile per l’ambiente e la società, è a somma zero e dunque ha sempre bisogno di un perdente sia essa la natura o i più deboli e inadeguati ad essa.
L’aspetto grave è che questo e solo questo il problema che “…non fa ancora parte del discorso pubblico, non è all’attenzione della politica“.

Chiudo con un auspicio che viene dalle ultime righe di un libro di…matematica, a ulteriore dimostrazione che tutte le discipline del sapere dell’uomo sono solo modi diversi di fare sempre la stessa cosa: capire la realtà che ci circonda. E che troppo spesso le utilizziamo poco e male.

Da ragazzo mi capitò di leggere un racconto di fantascienza di Chad Oliver, un antropologo, uno che non si interessava di hardware o di astronavi ma di ciò che accade nell’anima umana. Il racconto era intitolato “Election Day” e aveva come protagonista una tipica famiglia americana composta da un padre lavoratore, una madre casalinga e due figli, un maschio e una femmina (erano gli anni cinquanta). Tutto sembra normale fino a quando non si scopre che il padre, che si era presentato come candidato, in realtà non era un vero candidato ma aveva inventato un sistema sociale. Le elezioni non avrebbero eletto persone, avrebbero determinato la scelta del sistema sociale successivo. E in realtà non erano gli Stati Uniti degli anni cinquanta; i cittadini avevano scelto di vivere in quel modo per un certo tempo e ora stavano per cambiare sistema: subito dopo le elezioni ne avrebbero provato uno totalmente diverso.
Che idea straordinaria!
Per me è di questo che abbiamo estremo bisogno: di nuove idee straordinarie! …Abbiamo bisogno di reinventare noi stessi!
da “Alla ricerca di Omega” di Gregory Chaitin ed. Adelphi

 

Luciano Martinoli
luciano.martinoli@gmail.com

 

 

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