Parigi: “Fluctuat nec mergitur” (È sbattuta dalle onde ma non affonda)

Fluctuat nec mergitur

Viene da pensare che se il terrorismo può colpire in una delle città più visitate e, probabilmente, più sorvegliate al mondo, allora può davvero colpire dappertutto.

In luoghi casuali, almeno per chi osserva dall’esterno senza conoscere tutti i retroscena, i perché e i percome politici o religiosi, ammesso che ce ne siano di validi. Personalmente, resto della mia idea: non si può giustificare una strage di incolpevoli, mai e in nessun caso.

Sono circostanze, queste, in cui anche chi non è direttamente colpito da un attacco terroristico diventa paranoico, anche solo se si tratta di farsi rilasciare un’intervista telefonica. Temere di essere intercettato è quasi inevitabile: per due parole scambiate con una conoscente (che chiameremo Marie), dopo i fatti di sangue accaduti a Parigi, magari ti ritrovi con le manette ai polsi, sospettata di chissà quale complotto. O nel mirino di un qualche esaltato dell’IRA, dell’ETA o dell’ISIS. Se ne sentono di tutti i colori, dopotutto.

Di tutti i colori è la Grande Parigi, quella che sconfinando dalle sue antiche mura va a comprendere tanti piccoli – ma neanche tanto piccoli – comuni e dipartimenti, come Vincennes, Montreux , Seine-Saint Denis, gli ultimi due tristemente saliti agli onori della cronaca.

“I fatti di gennaio”, racconta Marie, riferendosi all’attentato terroristico perpetrato alla sede di Charlie Ebdo, “aggredendo pesantemente la libertà di stampa, avevano suscitato una forte indignazione. Successivamente, ci fu l’attacco al supermercato kosher, che inferse un duro colpo alla comunità ebraica.

Questa volta, però, si ha l’impressione che stato preso di mira soprattutto lo stile di vita dei francesi: sono state colpite persone intente in attività normali e quotidiane, come bere qualcosa, cenare fuori, andare a un concerto.

È stato colpito un popolo che, agli occhi di un estremista, conduce uno stile di vita dissacrante, beve alcolici, accetta che le donne escano da sole e frequenta luoghi di perdizione come Le Bataclan, dove tra le altre cose si tengono convention a carattere religioso ed ebraico”.

Mi viene in mente che i francesi non sono certo gli unici a godersi la vita che Dio – se c’è – gli ha dato. Anche gli spagnoli, gli inglesi, gli italiani lo fanno. Perché, allora, tanto accanimento nei confronti della Francia?

“La Francia sta partecipando militarmente alla guerra in Siria”, mi ricorda Marie, “e adesso, stando a quel che si dice alle fermate della metro e negli uffici, a maggior ragione le operazioni militari sono recepite come necessarie.

Tutti i partiti politici si sono trovati concordi dichiarando lo stato di emergenza, che per cominciare durerà tre mesi. Questo implica maggiori controlli negli aeroporti, anche se in apparenza sembra tutto abbastanza nella normalità, e un’intensificazione dei controlli alle frontiere”.

Speriamo, perché se è vero che un terrorista sulla lista nera delle forze dell’ordine è entrato e uscito per tre volte… Se è vero, appunto.

“Il blitz del mercoledì successivo alla catena di attacchi, lascia ben sperare. Intanto, nei musei, i metal detector lavorano a pieno regime e nei supermercati viene verificato il contenuto di tutte le borse che entrano”.

Anche quel che finisce dentro un tribunale o nella pancia di un aereo di linea russo, di norma, dovrebbe essere controllato. La storia insegna che una distrazione può anche essere fatale. Ma chissà quante cose non possiamo neanche immaginare, noi gente comune. Noi, poveri illusi, che crediamo che basti portare una divisa per fare i miracoli.

“Polizia ce n’è tanta, in giro, ma i telegiornali francesi sono meno sensazionalisti di quelli italiani e, via via, si limitano a riportare fatti e sviluppi. Le trasmissioni televisive che ospitano esperti e opinionisti insistono molto sull’importanza di un supporto psicologico per chi, direttamente o indirettamente, è rimasto coinvolto restando ferito o perdendo una persona cara, ma anche per chi adesso, semplicemente, ha paura.

Medici, chirurghi e psicologi hanno dimostrato solidarietà e disponibilità riversandosi a Parigi da fuori, per offrire soccorso, e sono stati istituiti molti punti di ascolto a opera dei comuni e degli ospedali, dove ci si può recare per ricevere un aiuto in questo senso.

Sembra che, il week end successivo alle stragi, si sia registrato un calo dell’affluenza ai negozi del trenta per cento, ma poco a poco Parigi sta tornando alla normalità. Certo, non si possono escludere altri attacchi terroristici, anzi sembra che ne sia stato sventato uno programmato per il diciotto o diciannove novembre alla Défense (il maggior quartiere d’affari europeo, dove si trova una gran quantità di grattacieli, uffici e centri commerciali, n.d. A.M.C.).

D’altra parte, che fai? Se non sai quando arrivano, se non sai da dove vengono, come puoi immaginare quali posti sia meglio evitare? D’altra parte il terrorismo funziona proprio così, non ti fa sentire al sicuro da nessuna parte”.

Allora tanto vale non porsi nemmeno il problema, in effetti. Eviti il centro commerciale affollato, e quelli ti sparano in faccia al baretto sotto casa, se non conosci a memoria i loro testi sacri. Cos’abbiano di sacro per loro, certo non me lo spiego. Fatto sta che, a un certo punto, non resta che aggrapparsi al fatalismo.

“Si dice che una delle vittime del Bataclan praticasse il volo libero” conferma Marie. “Non è certo uno sport privo di rischi, invece ha trovato la fine a un concerto”.

Quanti ce ne sono, di casi così: il Grande Torino, Buddy Holly, tutti i turisti vittime dell’incidente in Irpinia quando un pullman precipitò dal viadotto. E gli immigrati in cerca di una vita migliore, che lasciano tutto tranne la speranza, per venire ad annegare sulle nostre coste, in Italia, dove solo qualche anno fa avrebbero sentito parlare di Brigate Rosse. Il 2 agosto del 1980, persino di strategia della tensione alla stazione ferroviaria di Bologna.

La Francia, da ex colonialista, rimpatriò insieme alle loro famiglie un gran numero di israeliti e di musulmani magrebini che avevano fatto parte delle truppe ausiliarie del suo esercito in Algeria. Tutti francesi anche loro, naturalmente. Potrebbe darsi che la convivenza sia diventata problematica, invece di risolversi in un’auspicata integrazione?
“Per una serie di circostanze, tra cui la guerra d’Algeria, in Francia – anche per via della laicità dello Stato e particolarmente a Parigi, molte etnie convivono da molti anni, praticando ognuna i propri rispettivi culti religiosi, mentre si può dire che l’esperienza italiana sia appena agli inizi.

Contrariamente al comune sentire, ho l’impressione che forse siano più gli ebrei ad avere la tendenza a non integrarsi e a fare gruppo a sé, per esempio preferiscono consumare cibi di provenienza israeliana, ma certamente non è consueto guardarli storto.

A Montreux, invece, ex fabbriche ed edifici storici in abbandono hanno permesso la proliferazione di un certo tipo di attività (illecite, n.d.A.M.C.). Il basso costo degli alloggi e degli affitti ha reso queste zone molto colorate, ma le cose sembrano destinate a cambiare: molte imprese edili sembrano aver colto il potenziale di costruzioni finora lasciate allo sbaraglio, e progettano di farne loft e residenze di lusso.

Per il momento, però, sia a Montreux che a Seine-Saint Denis, dov’è stata trovata la macchina degli attentatori, c’è una rilevante densità magrebina, africana, musulmana. Non tutti ci si avventurerebbero, specialmente la sera.
Dopo gli ultimi fatti, quello tra i tratti somatici mediorientali e il terrorista è un accostamento che, purtroppo, viene più naturale fare. Sull’autobus, uno con lineamenti arabi e, magari, una valigetta in mano, viene guardato con più sospetto rispetto a un italiano o a un cinese con una valigetta uguale”.

E, forse, è una sconfitta.
Forse è proprio quello che vogliono loro, i terroristi. Quelli che, al contrario dei media, non definirei mai “cani” né “bestie”, per rispetto dei cani, dei gatti, persino dei ratti che ho avuto in casa. Nemmeno “insetti”, li chiamerei, per rispetto delle mosche, che mangeranno anche merda, ma non saranno mai schifose quanto chi uccide vigliaccamente i propri simili e, quando lo ha fatto, si fa pure saltare in aria per non dover pagare le conseguenze della sua tossica, corrotta e insensata malvagità.
“Fluctuat nec mergitur”
(È sbattuta dalle onde ma non affonda) è il motto di Parigi, dipinto anche recentemente in Place de la République.

Anna Marani Cortese

Anna Marani Cortese, graphic designer e scrittrice, vive in provincia di Bologna. È presente con i suoi racconti su numerose riviste e antologie, autrice/coautrice di romanzi, tra cui il fantasy Malìa d’Eurasia, i noir Le donne di Frieder, Erode e la psicopatia dell’allenamento, L’Eroe, E3. Nel 2012, al libro di favole Storie dei Cinque Elementi è stato conferito il riconoscimento di Libro Verde, per meriti ambientali, nell’ambito del premio internazionale Un Bosco per Kyoto.

 

3 Commenti

  1. Luciana Brusa

    Come per tutte le manovre terroristiche,la manovalanza è costituita da giovani che hanno frustrazioni profonde e che non realizzano il fatto di essere manovrati. Sono giovani e vanno a morire con un senso di rivalsa per questo BRUTTO MONDO. Chi li sta comandando è potente e aspira a dominare la terra. Sta ben nascosto e usa metodi psicologici, finanziari e pseudo – religiosi per seminare insicurezza. Solo la cultura e l’equilibrio mentale può evitare che capiti quello che Italo Svevo predice nella sua Coscienza di Zeno, che cioè un uomo più stupido di tutti metta l’ordigno più potente al centro della Terra e faccia esplodere ogni cosa per tornare alla purezza tragica di un mondo senza vita. luciana brusa

  2. I numeri parlano chiaro. I fatti di parigi, piaccia o dispiaccia, non sono che inezie, pulviscolo, polvere rispetto alle stragi dirette che si consumano nelle guerre – civili o esterne – e guerriglie varie nel sud del mondo. Gli Afgani, i Tamil, i Rwandesi, gli Etiopi, i Curdi, i Ceceni i palestinesi e diversi Israeliani hanno subito tante e tali disgrazie che non esiste proprio paragone possibile. Questi sono fatti incontrovertibili e negarli è solo un puro fatto di malafede. Questo per inscrivere la tragedia nelle sue corrette proporzioni. Fermo restando che ogni singolo omicidio è una ferita a tutto il mondo, il Sud del mondo a forza di queste ferite è irriconoscibile, un corpo maciullato; l’Occidente un gigante appena scalfito, o meglio spettinato. Purtroppo le scelte sciagurate che tutte dipendono dal controllo dell’economia sulla politica e da una politica estera miope e particolarmente stupida – dall’una come dall’altra parte – hanno determinato la realtà che conosciamo. Annegare l’Occidente nella paranoia securitaria e nella repressione poliziesca dei cittadini non solo non risolverà le cose, ma ha peggiorato letteralmente il quadro generale. Ecco perché non trovo molto approfondita questa analisi ancorché di prima mano.

    1. Anna Marani

      Riporto la stessa risposta di FB:
      “Anna Marani Non vuole essere un’analisi, solo un breve reportage. Non si intende sminuire ciò che accade altrove, né fare a gara di disastri con il sud del mondo: i morti sono morti ovunque si commettano stragi, e nessuna vita perduta rientra nella definizione di “inezia”. La maggior parte della gente vorrebbe solo vivere in pace, le guerre le vogliono i potenti, gli avidi e i malvagi.”

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