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La Pagina del Doc: PANDEMIA DA COVID 19: TRA DIKTAT, PAURA E SCIENZA

Ad ormai quasi due anni dall’inizio del problema – come si sa, il primo focolaio di COVID 19 venne
registrato nel dicembre 2019 in Cina – si possono cominciare a fare un po’ di bilanci per quanto concerne
l’impatto che la pandemia ha avuto sui comportamenti della popolazione che, in assenza di chiare linee
guida, ha spesso fatto ricorso ai media per ottenere informazioni, rivelatesi però purtroppo non sempre
attendibili e scientificamente fondate.
I dati ministeriali dicono che è stato proprio il nostro Paese, il 18 febbraio 2020, a registrare quello che
ufficialmente viene considerato il primo caso europeo di SARS-CoV-2; ne ha fatto seguito una prima
ondata pandemica, da marzo a maggio 2020, scarsamente arginata dal lockdown nazionale (durato dal 9
marzo al 3 maggio), e successivamente una nuova esplosione di casi, con apice della curva dei contagi
collocabile a fine novembre 2020.
La paura e l’incertezza riguardo al proprio futuro, generate dalla indubbia situazione sanitaria di allarme –
forse sin troppo enfatizzata dai mezzi d’informazione – hanno finito per indurre a comportamenti
estremistici diametralmente opposti nella popolazione, con atteggiamenti ipocondriaci da un lato e
addirittura negazione irrazionale del problema dall’altro.
Utilizzando Google Trend, strumento di Google che offre una panoramica sulle ricerche online effettuate
in un lasso di tempo e in una circoscritta zona geografica, si ottengono alcuni dati che offrono spunti di
riflessione.
Valutando il ricorso ad internet da parte degli italiani per ottenere informazioni sulla pandemia, si è visto
che con l’aumentare dei casi cresceva in parallelo il bisogno di ricevere notizie aggiornate su prevenzione
e gestione del COVID19.
I termini più digitati sono stati “sintomi COVID19” e “terapia intensiva” – soprattutto nelle fasi iniziali
delle due ondate – mentre “vitamina C”, “lattoferrina” e “vitamina D” hanno avuto trend differenti: la
prima è stata ricercata solo a marzo 2020, la seconda solo in ottobre, la terza in entrambi i periodi.
Passando invece alla valutazione delle ricerche su un termine non propriamente collegato agli aspetti
clinici della malattia, “dittatura sanitaria” è comparso nel marzo 2020, raggiungendo con picchi
progressivamente più alti il suo massimo in ottobre.
Tutto questo denuncia senza ombra di dubbio un disagio informativo della popolazione, che – anche per
l’effetto ansiogeno generato dalle misure restrittive – ha fatto registrare pure un crollo degli accessi ai
Pronto Soccorso, specialmente in fase di lockdown.
Penso sia fondata l’ipotesi che tutti questi comportamenti siano dipesi da una scarsa qualità della
comunicazione scientifica e divulgativa, spesso insoddisfacente e talvolta addirittura confondente perché
caratterizzata da elementi contradditori.
La ricerca on line di termini come vitamina C, lattoferrina e vitamina D testimonia un interesse verso ogni
possibile (o valutato tale) mezzo difensivo nei confronti del Coronavirus, a cui fare ricorso in maniera
molto presumibilmente autogestita.
La verità è che la scarsità di notizie certe sulla natura del virus e sulle conseguenze che esso è in grado di
provocare, le misure restrittive differenti da nazione a nazione, i protocolli sanitari non sempre chiari e
soprattutto una comunicazione inefficace hanno favorito un notevole incremento delle fake news,
aumentando ulteriormente il disorientamento della popolazione.

Se si può aver paura già normalmente di ciò che non si conosce, i timori verso ciò di cui addirittura non si
riesce a sapere molto di attendibile nemmeno cercando di informarsi, inevitabilmente crescono.
Al posto di far ricorso ai droni – in un malinteso bisogno di sorveglianza – per cogliere sul fatto
malcapitati runners da spiaggia, intenti a fare un po’ di innocuo (per la comunità) footing solitario, credo
siano infinitamente più importanti da tenere d’occhio non i litorali, bensì il web ed i social media.
Essi si sono infatti dimostrati in grado di diffondere informazioni che, quando inappropriate o anche solo
male interpretate, hanno favorito il negazionismo ed altri comportamenti decisamente censurabili e
controproducenti.

 

 

Carlo Napolitano

Carlo Napolitano, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina  2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.

Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:
2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.
2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga
2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

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