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Pallavolo: Powervolley Milano, la stagione dalla A alla Z, ricordando il prof. Rapetti!

La stagione dell’Allianz Powervolley dalla A alla Z
L’alfabeto del team meneghino racconta un’annata piena di emozioni fino all’interruzione del COVID19.

MILANO – Dalla A alla Z: l’Allianz Powervolley Milano riavvolge il nastro della stagione 2019-2020 attraverso tutte le lettere dell’alfabeto per raccontare un’annata caratterizzata da un’altalena di emozioni, proiettandosi così al futuro che le riserverà il 2020-2021.

A come Allianz: un anno all’insegna del gruppo leader nel settore assicurativo-finanziario a livello internazionale e in Italia. Title sponsor della squadra e del palazzetto, casa del volley a Milano, la partnership con Allianz si è sviluppata anche in progetti sociali come volley4all con l’obiettivo di promuovere una cultura inclusiva nella società attraverso la metafora dello sport.

B come Best off: il meglio della stagione sarebbe dovuto arrivare con i playoff scudetto che avrebbero potuto regalare sorprese da una parte e conferme dall’altra. Milano era pronta a giocarsi le sue carte, certa delle sue qualità e del percorso fatto in campionato (da ricordare le vittorie esterne a Perugia per 3-0 ma soprattutto la vittoria a Civitanova per 3-2).

C come Compagni di viaggio: sono gli sponsor della stagione cui va il grazie profondo della società. Partner che hanno sposato il progetto e condiviso valori, per riportare in alto la pallavolo a Milano ma anche per promuovere i progetti di interesse sociale che Powervolley sviluppa: da volley4all all’alternanza scuola-lavoro, dal progetto scuole all’alleanza educativa con il CSI e gli oratori.

D come Difficoltà: è stata la spada di Damocle sulla testa della stagione meneghina. Prima l’infortunio di Matteo Piano, durante la World Cup con la nazionale, che lo ha costretto a saltare l’intera stagione, poi l’assenza prolungata di Alletti per problemi cardiologici. La “maledizione” dei centrali che si è abbattuta su Milano, ma che ha stimolato la creatività e l’ingegno di coach Piazza, capace di trovare soluzioni alternative e strabilianti.

E come Europa: la prima volta in Europa della Powervolley si interrompe sul più bello. La conquista delle semifinali di CEV Challenge Cup e la prospettiva di poter portare a casa un titolo europeo (il primo in assoluto della propria storia) si scontra con lo stop della stagione. Restano le 6 vittorie in altrettanti match giocati con 18 set vinti ed un solo set perso.

F come Fusaro: la passione del presidente è il cuore pulsante dell’attività della società. Un imprenditore legato alla pallavolo, fortemente radicato alla storia della sua città e desideroso di restituire al territorio, attraverso lo sport (ed in particolare la pallavolo), valori, ideali ed anche risultati.

G come Gruppo: la forza “nascosta” della squadra è stata lo spirito di gruppo. Capace di andare oltre le difficoltà incontrate nel corso del proprio cammino, Sbertoli e compagni hanno saputo stringersi tra di loro, creando una chimica di squadra unica nel suo genere.

H come Hoffer: il giovane libero classe 2000, al pari del suo compagno di squadra e pari età Fabrizio Gironi, è il simbolo e la testimonianza di una società attenta ai giovani, capaci di crescere nel proprio settore giovanile e pronti al salto in Superlega. Da due stagioni, infatti, due millennials sono aggregati al gruppo della prima squadra.

I come Identità: quella che ha sviluppato Powervolley negli ultimi anni, rafforzando il suo posizionamento nel panorama pallavolistico nazionale ed europeo. Una crescita costante, favorita dai successi nelle varie competizioni sportive e dalle attività extra campo, con l’obiettivo di rendere la società un modello di virtuosità ed organizzazione.

L come Lido: è il nuovo polo di riferimento per l’Allianz Powervolley. Dopo anni di pellegrinaggio in giro per la Lombardia, la società del presidente Fusaro ha trovato la sua nuova casa in piazzale Lotto. Il centro di allenamento con la tensostruttura e la sala pesi, gli uffici societari nel Lido di Milano rappresentano un punto di aggregazione per il volley milanese, ma soprattutto formano la Powervolley Academy Sport & Work, volta a connettere le attività ordinarie sportive a dinamiche di integrazione con le iniziative sociali che la società propone.

M come Milano: la città che riabbraccia la pallavolo. Powervolley ritrova Milano e Milano ritrova la pallavolo. Simbolo di eccellenza nella moda, nell’innovazione, nel business e nel cibo, la città meneghina ritrova anche l’altissimo livello con il volley, che si affianca a calcio, basket e a tutti gli altri sport che rispondono alle esigenze e alle passioni dei milanesi.

N come Nimir: il vero trascinatore della Powervolley è un olandese di 201 cm nato nel 1992. Bomber di razza, in questa stagione ha dimostrato in maniera definitiva le sue qualità: devastante dai 9 metri, infallibile sotto rete. Nimir è cresciuto con Milano e Milano è cresciuta con Nimir: un giocatore che rimarrà per sempre nel cuore degli appassionati di Powervolley.

O come Obiettivi: quelli che la società si era prefissata ad inizio anno. Capacità di competere con le “big 4” d’Italia diventando, numeri alla mano, la quinta sorella, ambire a vincere la CEV Challenge Cup (arrivando in semifinale) con la prospettiva di portare a Milano il trofeo europeo.

P come Palalido: il rinnovato Palalido, ora Allianz Cloud, ritrova finalmente la pallavolo. Un amore tanto desiderato quanto ritardato, ma finalmente arrivato. Il palazzetto più bello d’Italia, nel pieno cuore della città, ha riassaporato sul proprio terreno il gusto e le emozioni della grande pallavolo, ospitando tutte le gare casalinghe della formazione milanese.

Q come Quinti: è la posizione con cui hanno concluso anzitempo la stagione i ragazzi di coach Piazza. Dopo aver chiuso il girone di andata al quarto posto davanti a Trento e l’anno 2019 al terzo posto (a pari merito con Modena, dopo la vittoria nel derby con Monza), la prima parte del girone di ritorno ha riportato Milano in quinta posizione, congelata poi dal COVID19.

R come Roberto Piazza: prima stagione sulla panchina milanese e subito grandi fuochi d’artificio per il tecnico nato a Parma. Fautore della rivoluzione nel modo di giocare in campo con un solo centrale di ruolo, Piazza ha saputo trasformare una difficoltà in una opportunità, sapendo plasmare un gruppo che lo ha seguito e capito, portando entusiasmo, dedizione al lavoro e grande conoscenza tecnica in materia.

S come Social: crescita social al top per l’Allianz Powervolley, che ha fatto registrare nei 6 mesi di stagione analizzati da IQUII Sport una crescita complessiva del 16,2%. Il dato fa riferimento all’incremento che Powervolley ha avuto sui principali quattro social network (Facebook, Twitter, Instagram e YouTube) con un fanbase aggregata complessiva che si attesta su 33.4 k follower, dato al quale va aggiunto anche le statistiche di Tik Tok, con 23k follower e più di 4 milioni di views.

T come Tifosi: la Curva Biancorossa Milano non ha mai fatto mancare la propria presenza al palazzetto ed in trasferta. Veri appassionati di pallavolo a Milano che hanno saputo seguire la squadra anche quando lontana dalle proprie case (Busto Arsizio, Desio, Castellanza). Ora che la società è di nuovo in città l’obiettivo è quello di allargare sempre più la comunità di tifosi appassionati e legati alla pallavolo e a Powervolley.

U come Undici: il numero che è mancato all’appello più di tutto in questa stagione. La maglia del capitano Matteo Piano, divenuto per infortunio capitano non giocatore. Una dolorosa perdita tecnica e caratteriale in campo, compensata dall’affetto che Piano ha ricevuto nel suo lungo percorso di riabilitazione che lo ha reso ancora più forte di prima, in attesa di tornare a vederlo rindossare la maglia numero 11 di Milano e la maglia della nazionale.

V come Volley4all: il progetto promosso in collaborazione con la Fondazione Allianz UMANA MENTE è nato per promuovere una cultura inclusiva dello sport e favorire la socializzazione e lo spirito di squadra. Il progetto ha centrato l’obiettivo di sensibilizzazione nei confronti del pubblico: volley4all si è sempre posto l’obiettivo di “abbattere muri” e “costruire ponti”, esaltando la diversità che diventa occasione di crescita e di ricchezza umana e sociale, se colta nella sua interezza.

Z come Zoom: è una di quelle app che ha permesso al mondo di rimanere in contatto ed in relazione, abbattendo muri, distanze, difficoltà. Ora è però il tempo di zumare sul futuro, rimboccarsi le maniche e concentrarsi sulla stagione 2020-2021, ringraziando chi è stato protagonista del campionato concluso e accogliendo chi arriverà e proverà ad esserlo con la maglia dell’Allianz Powervolley Milano. 

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Piano: “Così ho scoperto me stesso: sono un uomo forte con le proprie fragilità”
Il capitano dell’Allianz Powervolley protagonista del nuovo appuntamento di randstad sport con Jack Sintini.

MILANO – L’importanza di conoscere se stessi, affrontare le proprie paure, allenarsi mentalmente per ripartire con forza e determinazione: sono questi i temi principali affrontati nella diretta instagram promossa da randstad, partner di Powervolley Milano, con Jack Sintini, head of randstad sport, e Matteo Piano, capitano e centrale del team meneghino.

“Distanti ma vicini con lo sport che ci unisce” è l’iniziativa digitale di randstad: un confronto online con i campioni dello sport per provare ad affrontare argomenti di grande attualità in questo periodo di emergenza e declinare i valori dello sport che possono essere utili nelle sfide quotidiane.

Si parte così dall’allenamento della mente: «È fondamentale allenarsi a livello mentale, è una parte di noi che conosciamo man mano che cresciamo e ci perfezioniamo, affinando il nostro modo di fare e di essere dentro e fuori dal campo. È tanto importante quanto lo è l’allenamento della parte fisica. Penso che ognuno di noi abbia i propri punti di forza, ma quello mentale è un aspetto che tutti noi dovremmo considerare».

Ed è proprio la mente quella che ha aiutato Piano nel suo percorso di vita e nelle difficoltà, divenute poi sfide, della propria carriera: «L’ultimo infortunio che ho subito – prosegue Piano stimolato dalle domande di Sintini – mi ha dato in dote un periodo che al tempo stesso è stato bellissimo e difficilissimo. Bellissimo perché ho sentito l’affetto dei miei compagni e della mia squadra, ma difficilissimo perché ero in mezzo a persone sane che giocavano a pallavolo, che è quello che so fare e volevo fare.

È un tempo bellissimo perché sono sempre stato focalizzato sul mio recupero, ma difficilissimo perché ora che la stagione è finita ho magari meno stimolo per tornare in campo per un campionato che è chiuso. Sicuramente ho cercato di prendere tutto in allegria, perché fa parte del mio modo di essere. Penso che ognuno con la propria esperienza può contaminare l’imprevisto. È ciò che noi facciamo quando ci capita qualcosa che ci rende delle persone speciali, ognuno con le proprie risorse». Un percorso in cui Matteo ha scoperto anche le proprie fragilità. «Si, è vero. Ma con la certezza che le proprie fragilità possono dare forza. Ed ognuno ha le sue. È importante sapere quali sono i propri punti vulnerabili e scoprire le cose che ci toccano, per intenderci quelle corde che non sono felicissime. Ognuno scopre se stesso, ed è anche bello capire le proprie fragilità. Mi sento forte ma allo stesso tempo mi sento fragile. Sono un uomo forte con le proprie fragilità».

Ma quale è il trucco per scoprire se stessi? «Parte molto dal carattere – prosegue Piano – : io probabilmente sono predisposto ad una apertura introspettiva. Non ho avuto paura di farmi domande scomode, anche se tante volte siamo bravi a nascondere la polvere sotto il tappeto. Quando giocavo a Città di Castello avevo già iniziato a lavorare con un psicologo.

Ho iniziato poi ad approfondire il mio percorso con la psicologia dello sport e ho cercato di prendere me come esempio, scegliendo di affidarmi ad uno esperto. Bisogna essere umili nel sapere di aver bisogno e che qualcuno può aiutarti: da lì è iniziato un percorso che ha avuto il suo compimento per arrivare poi all’autonomia». Un’autonomia che oggi lo porta ad essere capitano dell’Allianz Powervolley Milano: «Non mi immaginavo capitano: ho scoperto nel tempo cosa significa esserlo.

All’inizio ero molto concentrato su cosa fare bene o non bene, soprattutto perché facevo il paragone con i miei capitani del passato. Poi ho capito che dovevo essere semplicemente me stesso: ho sempre cercato di fare del mio meglio in quello che sono, provando a dare il massimo agli altri, ma al tempo stesso prendendo qualcosa dagli altri, ma sempre apprezzando la diversità. È una responsabilità, un onore che mi sento addosso, ma è un qualcosa di positivo». Chiusura dedicata all’attività extra campo, ai tanti progetti che coinvolgono Matteo: «Il mio ex allenatore Radici mi insegnò che dovevo stare bene fuori dal campo, per questo i progetti che porto avanti mi migliorano anche quando sono dentro al campo. Voglio essere un uomo felice, essere una persona buona».

VIDEO MATTEO PIANO – RANDSTAD SPORT: https://www.youtube.com/watch?v=dYWcgTNekgY

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Il presidente Fusaro ricorda il prof. Walter Rapetti: “La sua scomparsa lascerà un vuoto umano incolmabile”

Il Presidente Lucio Fusaro, i dirigenti, lo staff tecnico, la squadra e tutto il sodalizio Powervolley Milano intendono esprimere profondo cordoglio e vicinanza per la dolorosa scomparsa del professor Walter Rapetti.

Stimato allenatore, professore e docente universitario, ha dedicato la sua vita al volley.  Giocatore di Serie A dal 1968 al 1976, allenatore di Serie A dal 1975 al 1990, è stato anche membro della commissione nazionale allenatori dal 1982 al 1984. Grande protagonista sulla panchina del Gonzaga Milano, allenato dalla Serie B fino alla Serie A1.

Numerose le sue pubblicazioni sulla pallavolo, in particolare una realizzata insieme al presidente Lucio Fusaro: “Pallavolo – Programmazione, preparazione fisica, valutazioni funzionali del giocatore”, scritto proprio in collaborazione con L. Fusaro e E. Bombardieri,  (Ed. Sperling & Kupfer 1978). 

Il rapporto tra i due è però soprattutto legato dall’esperienza del Gonzaga Milano: quella squadra che il professor Rapetti portò nel 1976 in Serie A e che nel roster contava un giovanissimo Lucio Fusaro, che ne prese poi il testimone in panchina diventandone prima allenatore (nel 1979 e 1980 della Polenghi Milano) e poi 2° allenatore (nel 1981 della Casio Milano). 

«E’ mancato il mio grande amico e mentore Walter Rapetti – ricorda il presidente Fusaro in una commovente lettera –. L’avevo conosciuto quattordicenne quando, come tutti i ragazzi di quell’età, cercavo di farmi largo nel mondo della pallavolo. Lui, mio primo allenatore, probabilmente aveva capito subito che non sarei mai diventato un campione ma non me lo ha mai nemmeno accennato. Ha continuato ad insegnarmi lo sport con amore e passione. 

Dapprima sono stato un suo allievo a scuola, poi un suo giocatore. In seguito mi chiamò a fare il suo assistente alla cattedra di pallavolo all’ISEF; nel frattempo, ma sempre per merito suo, eravamo diventati colleghi all’istituto Gonzaga che in quell’epoca era uno dei pochi istituti scolastici che aveva capito l’importanza di coniugare scuola e sport. Ed infatti, il 6 aprile 1976, in una mitica partita al Palalido il Gonzaga Milano arrivò in serie A. Nei campionati successivi smisi di giocare in prima squadra e gli feci da secondo allenatore inculcandomi passione e professionalità. Ancora adesso nel sito di Legavolley sotto la voce allenatori mi si trova come allenatore di Serie A nei campionati 1980 e 1981.   

Vivevo più da lui che a casa mia: dopo giornate passate in palestra, dopo l’ultimo allenamento serale e le mitiche cene al ristorante Berto andavamo a casa sua dove passavamo le notti a scrivere (a mano!) un libro sulla preparazione fisica dei giocatori da 11 a 18 anni che a quel tempo era molto trascurata se non inesistente. Con la prefazione del professor Anderlini e l’importantissima parte medica curata dal prof. Bombardieri, all’epoca uno dei più forti centrali italiani poi luminare della medicina, Sperling & Kupfner fece 8 o 9 ristampe.   

Nel 1977, in un golpe estivo, mi fece eleggere Fiduciario Allenatori di Milano. Poi io cambiai lavoro. Entrai in una multinazionale cosmetica prima di “mettermi in proprio” nel 1986 e trasferirmi all’estero. Dopo il mio rientro in Italia, ritornammo in contatto, dopo anni di lontananza: mi aveva inserito nella “Old Star Milano” la squadra degli antichi giocatori del capoluogo lombardo che frequento in palestra una volta ogni 2/3 anni ma che vedo con affetto ad ogni partita di superlega all’Allianz Cloud.

Questa tristissima notizia mi ha lasciato, come tutti, esterrefatto: ci eravamo visti in occasione di un mio intervento alle società milanesi al centro Pavesi e, pubblicamente, l’avevo citato come mio maestro: con il suo consueto sorriso mi ha ringraziato e si preparava all’ennesimo campionato. 

Ora, tutta la pallavolo piangerà “Walterone”. Ma a noi, suoi discepoli e amici, la sua scomparsa lascerà un vuoto umano incolmabile“. 

Da parte del presidente Fusaro e di tutto il mondo Powervolley giungano alla moglie Marilena e a tutta la famiglia Rapetti le più sentite condoglianze.

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Milano riparte da Sbertoli: ufficiale il rinnovo di contratto
Accordo biennale per il regista dell’Allianz Powervolley, annunciato in stile “La Casa di Carta”


VIDEO ANNUNCIO: https://www.youtube.com/watch?v=6wEjQBcyF5k

MILANO – Passato, presente e futuro: Riccardo Sbertoli è l’anello di congiunzione della storia di Powervolley Milano. È ufficiale il rinnovo di contratto del registra classe 1998, pronto a vestire per altre due stagioni la maglia della squadra della sua città, annunciato attraverso un video sui canali della società sullo stile de “La Casa di Carta”, celebre serie tv su Netflix, e preceduto da un finto attacco hacker sui profili social.

A soli 22 anni Sbertoli, infatti, rappresenta il passato, il presente ed il futuro dell’Allianz Powervolley. Cresciuto nelle giovanili del Volley Segrate, bacino privilegiato del settore giovanile meneghino, Sbertoli ha esordito con la maglia di Milano a soli 17 anni e, con la firma sul rinnovo biennale, si appresterà a disputare la sua sesta (e settima) stagione in Superlega. Cinque campionati già sulle spalle del palleggiatore che, con Powervolley e grazie al suo talento, si è conquistato un posto in nazionale. Sbertoli è sì il simbolo del passato, ma anche del presente. Un presente che è passato attraverso la crescita, soprattutto negli ultimi tre anni, di una società che ha trovato il suo posizionamento a ridosso delle prime quattro posizioni in classifica, imponendosi, attraverso le prestazioni sul campo e guidato in regia proprio da Sbertoli, come la “quinta sorella”.

Ora è tempo di proiettarsi al futuro, sicuramente nuovo e diverso dal che passa dalla conferma del talento di casa. Sbertoli è legato alla squadra della sua città e Powervolley è legata alle qualità, umane e sportive, di Sbertoli. Il palleggiatore in maglia numero 6 sarà così uno dei punti cardini del futuro di Milano e si va ad aggiungere alla conferma di Pesaresi, che a febbraio ha rinnovato il proprio legame con Powervolley Milano fino al 2023, e ai contratti pluriennali di Kozamernik e Piano, in attesa di scoprire chi saranno gli altri protagonisti ne “La Casa di Powervolley” per la stagione 2020-2021. 

Paolo Tardio
Head of Communication

Powervolley Milano 2.0 ssdrl 
3895816173 | p.tardio@powervolleymilano.it
3492375428 | uff.stampa@powervolleymilano.it

 

 

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