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Macchie solari (NASA)

OSSERVARE IL SOLE

E’ possibile osservare il Sole senza restare abbagliati? Astronomicamente la domanda è tutt’altro che mal posta!
I nostri occhi si sono evoluti per poter osservare un ambiente diurno illuminato dalla luce di una stella come il nostro Sole, al fine di procacciarci il cibo e proteggerci dai pericoli del mondo. La loro sensibilità ci permette di assistere anche alla meraviglia del cielo stellato, costituito in sostanza da un’infinità di punti luminosi e chiarori nel cielo, o di muoverci tra paesaggi illuminati da un potente riverbero della luce solare come i deserti… ma nulla più, poiché risultano assai poco efficienti in ambienti bui o estremamente illuminati.
Risulta infatti impossibile, e sconsigliabile, fissare il Sole per poco più di qualche frazione di secondo.
Fatte queste premesse, sembrerebbe impossibile quindi poter osservare la nostra stella e carpirne i dettagli ed i segreti. In effetti è stato così per la quasi totalità della storia dell’umanità e fino ad un paio di secoli fa, quando gli astronomi hanno creato speciali filtri lasciano passare solo una minuscola frazione della luce solare permettendo al nostro occhio di osservare il disco del sole senza rischiare danni permanenti alla vista. Questi particolari filtri, applicati correttamente su un telescopio, permettono di osservare in dettaglio la “superficie” del Sole.



Un disco?! Si. Un delle cose più incredibili da accettare per chi osserva per la prima volta il Sole è proprio quella di realizzare che il sole è una sfera (proprio come gli altri pianeti del sistema solare) con dei bordi ben definiti ed una superficie talvolta solcata da macchie più scure, e non un punto di luce accecante e indistinto come mostrano i nostri tanto preziosi quanto limitati occhi.

I filtri a cui accenno si chiamano “filtri solari” e ormai fanno parte del corredo di accessori di ogni astrofilo che osserva le meraviglie del cosmo… ma anche dei semplici curiosi che ogni tanto assistono alle eclissi di Sole parziali o totali che la natura di tanto in tanto ci regala.
Quelli per i telescopi sono di varie misure, a seconda del diametro del telescopio su cui vanno applicati, mentre gli altri generalmente assumono la forma di occhialini per poter assistere in sicurezza alle eclissi solari.

Ma quindi, con un buon binocolo o un telescopio dotato di questi filtri, cosa posso vedere sul Sole?
Innanzi tutto va premesso che il Sole non ha una vera e propria superficie, intesa come una quella di un pianeta solido come la Terra. Infatti, come tutte le altre stelle, è una sfera di gas incandescente ribollente alimentato da continue reazioni termonucleari che dal suo nucleo irradiano energia verso lo spazio esterno.
La “superficie” di questa sfera definita che pensiamo di osservare al binocolo o al telescopio è in realtà molto più sfumata di quanto appare… da 150 milioni di km (ovvero la distanza della Terra dalla nostra stella): è come osservare un banco di nebbia in lontananza: è possibile osservare la forma del banco di nebbia fin dove la densità della nebbia lo permette, delimitandone così la forma. Si chiama più tecnicamente fotosfera, e brucia mediamente ad oltre 5000°C .
Le strutture più appariscenti che posso osservare sulla fotosfera solare sono le macchie solari: si tratta di aree a più bassa temperatura (che dunque appaiono più scure) la cui forma e durata è dettata dalle configurazioni del potentissimo campo magnetico solare. La variazione della forma e del numero di queste macchie varia col passare delle ore e dei giorni, diventando molto interessanti da seguire.
Altra cosa interessante che si nota col passare dei giorni e prestando attenzione alla posizione delle macchie solari è la rotazione del Sole attorno al proprio asse in circa 25 giorni terrestri: anche il Sole ruota!

Aumentando gli ingrandimenti si può anche scorgere la struttura fine della fotosfera, che non appare omogenea ma bensì granulare: assomiglia molto alla superficie di una palla da basket. Ognuno di questi granuli dal diametro di centinaia di km, rappresenta l’evidenza dell’interno turbolento del Sole che attraverso i suoi moti convettivi interni trasporta luce e calore fino in superficie ed infine nello spazio.

Ancora una volta l’astronomia ci mostra una realtà straordinaria che va ben oltre le apparenze.

 

 

Stefano Tosi – nato a Milano nel 1988, ha studiato Astronomia presso l’Università di Bologna. Astrofilo ed appassionato di pianeti extrasolari da sempre, unisce all’osservazione dell’Universo col suo telescopio l’interesse per la Storia. Membro del Circolo Astrofili di Trezzano sul Naviglio (MI), tiene conferenze, un blog ed ha pubblicato un libro sulla storia di Milano e del suo quartiere Da Milano alla Barona. Storia, luoghi e persone di questa terra (2012), seguiti da Le lune del sistema solare (2014), La Terra vista dallo spazio (2014) e Animali e piante nello spazio (2015) . http://www.stefanotosi.net – http://www.lulu.com/spotlight/StefanoTosi

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