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Nuova strategia, la presentazione a pagamento di un prodotto commerciale

Crisi Ambientale… oppure no?

Immaginate un capannone, chiuso, dove sono assiepate centinaia di persone a cui manca l’aria, lo spazio, le risorse per sopravvivere con decenza.

C’è “crisi”.

E’ una “crisi” ambientale che dipende dalla mancanza di spazi vitali: all’inizio per prosperare, ora addirittura per sopravvivere. Non è colpa di nessuno, sono troppi. Invocano aiuti, misure di “sistema”, attribuiscono colpe. Agli altri, ovviamente.

All’improvviso però, senza che nulla cambi, qualcuno mostra una insospettabile vitalità. Non è cianotico come gli altri, a lui l’ossigeno non sembra mancare, corre, si muove, lavora, è ben vestito, in una parola: prospera.

Allora la “crisi”, se c’è qualcuno che non è sofferente in quell’ambiente, non è dovuta ad un ecosistema in deficit di risorse. Forse non siamo in un capannone chiuso dove manca sempre di più per tutti, siamo semplicemente confinati in un angolo piccolissimo, quello che riusciamo a vedere, rispetto a spazi enormi di cui non abbiamo coscienza ma che sono lì vicino, a portata di mano, come quel pimpante signore ci dimostra. Perché non ci andiamo anche noi?  Perché non l’abbiamo visto prima?

E’ questa l’immagine che mi è balzata in mente quando ho visto questo annuncio di Google.foto

 L’azienda americana presenterà il suo prodotto Google Glass, e la tecnologia su cui è basato, il 15 dicembre a Milano presso la Bocconi. Una presentazione di prodotto come un’altra.

L’aspetto “eclatante” è che per partecipare si deve pagare un biglietto: € 75 fino al 1 Novembre (terminati), € 100 fino al 15 Novembre e € 150 successivamente (se rimarranno i biglietti ma pare proprio che siano già terminati prima della scadenza).

Faranno certamente il pienone.

Quante aziende conoscete che al lancio del loro prodotto fanno pagare un biglietto (salato) agli interessati che vogliono partecipare?

Ve lo immaginate che successo avrebbe il lancio dell’ultimo modello di un’auto o di un occhiale da sole, l’apertura di un nuovo ristorante di una catena internazionale, il volo inaugurale di una nuova compagnia aerea con un biglietto di ingresso caro?

Penso siamo tutti d’accordo sulla risposta: nessuno.

Certo si potrebbe obiettare che Google sta lanciando una nuova tecnologia sulla quale vi è attesa e curiosità, laddove gli esempi fatti non possiedono questa caratteristica. Contro-obietto che vi sono numerose aziende che ogni anno lanciano prodotti basati su nuove tecnologie alle quali, però, non gli viene riservata dal mercato l’attenzione che invece è tributata all’azienda americana.

La chiave del “mistero” è da un’altra parte. Google ha fama, meritata, di essere in grado di dare nuovi significati alle tecnologie esistenti, tra l’altro abbondantissime intorno noi e disponibili a tutti, di costruirci intorno un “nuovo senso” (il nuovo prodotto non è altro che un mezzo) e metter su ecosistemi capaci di rafforzarlo e diffonderlo velocemente.

Dunque non magia ma capacità “strategica” di ripensare la propria identità, il senso delle tecnologie, incapsulandolo in prodotti innovativi, viste nuove di mercati che altri non vedono.

Tale capacità è innata in tutte le imprese, soprattutto italiane, ma si è andata progressivamente spegnendo. Milioni di aziende, in Italia e nel mondo, sono appiattite su prodotti, visioni del mercato, tecnologie, catene del valore, rigide, ferme a decenni fa quando il fondatore, che forse non è più nemmeno in azienda, fece partire l’attività. Da qui la “crisi di sistema” che episodi come quelli di Google, ma vene sono tanti altri anche locali, smentiscono.

Così lo scrittore Edoardo Nesi, qualche anno fa, concludeva lucidamente, da novella Cassandra, il suo appassionato libro Storia della mia gente

 …è colpa anche nostra, che pensavamo di poter continuare all’infinito a fare il mestiere dei nostri padri, come se fosse un diritto acquisito e intoccabile, che ci illudevamo di poter vendere nel terzo millennio gli stessi tessuti che producevano loro, fatti delle stesse materie prime e degli stessi filati, e tesserli sugli stessi telai, tingerli degli stessi colori, rifinirli allo stesso modo e venderli ai soliti clienti, nei soliti mercati.

Quanto di questo è vero anche per tanti altri settori diversi dal tessile!

Ecco allora che oggi gli imprenditori, e i manager che si fanno carico di responsabilità imprenditoriali, hanno necessità di essere sollecitati e supportati con strumenti di ispirazione e progettazione di futuro, un futuro che solo loro e le loro persone, la loro organizzazione aziendale, potranno progettare. Strumenti e linguaggi di strategia di impresa che consentano di rappresentare tale futuro come loro lo vedono, non come vogliono i professionisti del settore. Purtroppo sono invece lasciati soli oppure sollecitati con strumenti banali e tediosi che rifiutano, percependo il loro utilizzo come una perdita di tempo.

Se invece si liberassero tali capacità progettuali, avremmo aziende che alla presentazione dei loro prodotti o servizi, qualsiasi essi siano, vedrebbero orde di clienti disposti a pagare l’ingresso. E soprattutto, ancora più importante, vedrebbero i clienti disposti ad acquistare i prodotti stessi al giusto prezzo (definito dal fornitore) pagandolo prima, e non dopo, contribuendo così a migliorare quei flussi di cassa delle aziende così importanti per tutti (e non a “babbo morto” come accade oggi per la stragrande maggioranza delle aziende derelitte convinte che la crisi è “ambientale”).

Dunque un sano quesito da porsi, per imprenditori e manager, è: perché agli eventi di presentazione di Google i clienti pagano il biglietto di ingresso e a me non sono disposti a pagarmi neanche il prodotto?

E successivamente: Vi sono strumenti che mi “aiutino a capire”, non che mi diano “soluzioni”, come io posso invertire tale situazione?

Secondo noi sì.

 

Luciano Martinoli

LucianoMartinoli, laureato in Scienze dell’Informazione ha ricoperto ruoli manageriali in importanti aziende IT internazionali: HP, Cap Gemini, SSA (oggi Infor). Si è poi occupato di start-up e apertura di filiali di aziende multinazionali in Italia: Arinso, Atlantic Sky. Successivamente ha ricoperto ruolo di vertice in Incubatori di Impresa del gruppo Moratti e partecipato a progetti di sviluppo aziendale. Dal 2009 in Crescendo mette a frutto queste esperienze organizzative e strategiche nell’ambito del framework scientifico-culturale messo a punto dall’azienda.

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