Se una notte d’autunno…(Esperienza vissuta)

Nel letto d’ospedale sprofondo nell’avvilimento, all’improvviso sono diventato un uomo inutile.

Mi sento in una fossa profonda.

Devo subire un intervento chirurgico difficile e rischioso. Un mistero: il mistero che il mio cuore dovrebbe fermarsi, la mia vita continuare artificialmente con l’ausilio di macchine, e dopo potrei risvegliarmi o forse no…..

Nella camera entrano il rumore della città, le parole dei medici, il pallido sole autunnale, l’odore dei medicinali, la realtà della morte…..

La morte non diventa una buona ragione per diventare tutto d’un tratto veri. Dissimulare la morte in punto di vita costa altrettanta teatralità che simulare la vita in punto di morte.

Ecco, questo è il vero pudore: la vergogna di non poter fare nulla, l’aver bisogno di tutti, il mostrarsi così vulnerabile.

Lentissima arriva la notte. La città tace, il cielo si è spento e nel corridoio si sente solo qualche passo stanco. Allora prevale l’angoscia; vorrei piangere, ma piangere tanto per sciogliere il nodo che toglie il respiro. Invece non devo. Sono diventato sì un uomo inutile, ma lì, sotto la fronte, c’è pure un cervello che pensa e ricorda.

Ho passato in rassegna la mia vita che è stata quella che ho potuto fare e probabilmente non quella che avrei voluto fare, consapevole che lo starmi accanto molto spesso è costato. Nella mia solitudine chiedevo un’attenuante: la buona fede nei miei errori – ma la chiedevo a me stesso – convinto che, eventualmente, Dio me l’avrebbe concessa.

In tedesco esiste una bellissima espressione per definire questo stato d’animo: “Gedankenverloren” (perduto nei propri pensieri), che disegna con estrema esattezza la condizione nella quale mi sono trovato per giorni.

Mi piace ogni tanto, immaginare in un lampo la vita del mondo. Chiudere gli occhi, concentrare la mente e vedere in una sterminata fotografia i sei miliardi di donne e di uomini che vivono sulla terra. Mezzo emisfero dorme l’altra metà è sveglio. Milioni si affannano, piangono, ridono, urlano di rabbia e di dolore, fanno l’amore, lavorano negli uffici, nelle fabbriche, nelle strade, sui libri. Migliaia di bambini escono tutti insieme dai ventri delle madri e, nello stesso attimo migliaia di persone si arrendono alla morte.

Vedrei in un lampo della mente persone che rubano, che violentano, che uccidono, ma tante altre, infinitamente di più, che proteggono, aiutano, accarezzano. Miliardi di persone, di lacrime e di sorrisi, di sguardi. Miliardi di niente, di ore perdute, di inutili attese.

E’ un lampo.

La foto scompare ed io mi guardo attorno, incredibilmente solo.

Vivere è di solito abbastanza difficile, ma è indispensabile sapere per che cosa vale la pena di farlo. E questo motivo lo puoi sì trovare da te ma solo se leggi, se studi, se domandi, se pensi, se preghi, se lavori, se piangi, se ti danni, se ridi, se soffri, se giochi, se ami. Se insomma fai qualcosa di vero. Anche se più di una volta si fa spontanea la domanda: “vale la pena ?”

Il guardarsi negli occhi senza nessuna difesa non è semplice, sono troppi i momenti in cui l’invidia degli altri ci fa restare e fermare mentre vorremmo essere altrove; sono troppi i momenti in cui ci si rende conto di non poter tornare indietro: non si può aggiustare un vetro rotto in due. Credo che dopotutto la mia salvezza stia proprio in questo sentirmi estraneo alla gente, al mondo che mi circonda. Quindi sentirmi lontano da tutti questi volti di gente che giudica e condanna ma non fa mai niente, assolutamente niente: né il bene né il male; sentirmi al di fuori dei loro progetti, dei loro disegni, fuori da tutti i loro sotterfugi insidiosi mi pare l’unica scelta.

LA GENTE

Che significa la gente? In paradiso la gente non entrerà mai perché Dio giudica ciascuno secondo i suoi meriti e le sue colpe e non esistono meriti o colpe di massa! Non esistono peccati di comitiva ma solo quelli personali. Non esistono anime collettive.

…..Occorre fidarsi dell’amore…..

A volte hai come la sensazione che tutti ti abbiano abbandonato, che per te non ci sia più nessuna pietà, nessuno più disposto a salvarti. Questa è la parte del mio modo d’essere che mi angoscia di più: sentirmi perso nel vuoto senza avere alcun diritto alla fede, a credere in qualcosa o qualcuno perché sono  “peccatore”, allora io non so più quando mi metto a pregare, se quello che ascolta è il Dio che ha fatto gli uomini tutti uguali e li ama indistintamente oppure è un Dio che fa distinzioni…..ma ognuno nasce e muore per conto proprio e Dio considera gli uomini uno per uno, non gregge per gregge.

In questo mondo c’è posto per tutti ma noi l’abbiamo dimenticato, l’avidità ha avvelenato i  nostri cuori, ci ha condotto a passo d’oca a fare le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha trasformato in cinici. L’avidità ci ha reso duri e cattivi. Parliamo troppo e ascoltiamo poco.

Guai a chi rinuncia alla sua coscienza personale per partecipare ad una coscienza collettiva. L’opinione pubblica ha un valore…..certo fu l’opinione pubblica ad inchiodare Cristo sulla croce !

…..Occorre fidarsi dell’amore……

Se la nota dicesse: non è una nota che fa la musica, non ci sarebbero le sinfonie.

Se la parola dicesse: non è una parola che può fare la pagina, non ci sarebbero i libri.

Se la pietra dicesse: non è una pietra che può alzare un muro, non ci sarebbero le case.

Se la goccia d’acqua dicesse: non è una goccia d’acqua che può fare un fiume, non ci sarebbero gli oceani.

Infine se l’uomo dicesse: non è un gesto d’amore che può salvare l’umanità, non ci sarebbe mai né giustizia, né pace, né dignità, né felicità sulla terra degli uomini.

La vita mi ha insegnato questo: bisogna soffrire tanto per diventare più forti, più felici. Niente viene dato in regalo. La felicità è un premio, bisogna conquistarla e per farlo è necessario il dolore. Lo so è difficile convincersi di questo; il dolore fa spavento, si vorrebbe sfuggirgli, ma non c’è scampo.

Certo, durante gli ultimi sessanta secondi, quando sfila velocissimo il film della vita, si capisce d’aver sprecato tanta parte del tempo assegnatoci. Solo allora si scopre la vanità di tante fatiche, di tanti crucci, di tante attese, di tante amarezze. In quei sessanta secondi si guarda alla vita come a una palude nebbiosa popolata di fantasmi e illuminata da bagliori.

La gente dice che per dimenticare conviene cambiare ambiente. Storie!!!!

Il passato ci accompagna. I ricordi si muovono dentro di noi come calabroni. E’ facile dire che al mulino l’acqua macina una sola volta e che quando è passata non serve più. Già, ma il cervello è un mulino cocciuto che rimescola sempre la stessa acqua.

Il buono di tutto questo è che domani nient’altro rimarrà che una cicatrice suturata che si riaprirà e si richiuderà fino alla fine, così come le ore si aprono e si chiudono l’una nell’altra poiché il tempo ti ammazza, questo è certo, ma anche ti salva.

Non ci si può illudere di cancellare il tempo alle spalle. Il passato è nostro come il presente: è un padre tiranno che pretende di essere ascoltato.

…..Dopo non so quanto ho finalmente riaperto gli occhi, l’orologio davanti a me in sala di rianimazione segna le 10.50 (non so né il giorno sia né se sia mattina o sera), aiutato nel respirare, intubato e vigilato da due infermiere mi sto riprendendo lentamente; tento di parlare ma la voce non viene.

Qualche minuto dopo capisco con angoscia che i tubi in gola e nel naso mi impediscono di articolare le parole e di emettere suoni ed allora alla faccia che mi guarda da vicino, sillabo, muovendo le labbra, una parole ripetuta più volte ”acqua” (ecco che fa capolino la figura della Samaritana), come naufrago, un disperso nel deserto, uno che brancola esausto ed assetato chiedo: “acqua”. !!!!!

“Non guardare indietro e non accarezzare sogni per il futuro. Ciò non varrebbe né a restituirti il passato né a soddisfare gli altri tuoi sogni ad occhi aperti. Il tuo dovere, la tua ricompensa, il tuo destino sono qui, ora” (Dag Hammarskjold)

Franco Mauroner

Franco Mauroner, funzionario pubblico, ritirato dal lavoro, è stato responsabile della comunicazione istituzionale e trasparenza del Comune di Trezzano Sul Naviglio. Dal 2007 al maggio 2012 segretario particolare del Sindaco di Abbiategrasso e per il Comune di Trezzano Sul Naviglio in oltre un trentennio ha ricoperto le funzioni di funzionario dell’area sociale, dell’area culturale e dell’area informatica. Ha collaborato con Anci, Ancitel, Upi, Uncem; inoltre è stato consulente per Anci risponde ed Anciform, Legautonomie, Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano, Associazione dei Comuni del Lodigiano, DTC PAL del Canavese, Consiel Enti Locali. Svolge attività di docenza e consulenza nella Pubblica Amministrazione in materia di applicazione della legge sulla trasparenza, del codice privacy, di diritto all’accesso, di comunicazione istituzionale.

Ha pubblicato alcuni volumi e numerose pratiche per la pubblica amministrazione e ad oggi pubblica articoli e saggi su varie testate (Comuni in rete, Pa-Web, Il Sole 24 ore, Strategie Amministrative, Italia Oggi, Ascolodi, Ordine e Libertà).

Ha anche per il 2017 l’attestazione professionale di “comunicatore pubblico”, cioè responsabile della comunicazione istituzionale, inoltre è stato nominato componente la delegazione Lombardia dell’Associazione Comunicazione Pubblica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *