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Francesco Panuello

Natura e Immagini: codirosso spazzacamino

Spazzacamin, spazzacamin…

Il codirosso spazzacamino. In questa foto di Francesco c’è, secondo me, l’essenza di questo animale. Bello nelle sue sfumature di colore, nere, grigie e rosso mattone, nel suo sguardo attento, come di uno che la sa lunga, con un’eredità di milioni di anni di vita sulla terra. Solitario e, nel suo piccolo, selvaggio.

Una specie interessante per il suo comportamento e la sua onnipresenza.

Insomma, non è che sia onnipresente. Però è comune in due ambienti in cui vivo e che frequento da diversi anni. Casa mia e la montagna.

È anche per questo che ho deciso di parlarne. Perché sicuramente anche tu avrai avuto modo di vederlo vicino a casa, scorgerlo sulla grondaia di una palazzo oppure sentirlo cantare dall’alto di un camino o un campanile.

Non dirmi che non l’hai mai notato! È uno dei pochi che si sente cantare nei paesi e nelle città!

Trtt tick trtt tick tick… il suo verso grattato e poi il suo canto, che non capisci bene come riesca a produrre, sono veramente unici.

E poi il tui, tui, tui, ripetuto all’infinito se il pericolo è vicino e permane.

Insomma, se ci fai caso, lo senti.

Quest’anno il guizzo nero e rosso mattone che vive nei miei paraggi è un bel maschio adulto. Nero e grigio, con due triangoli bianchi ben evidenti quando le ali sono chiuse. Stupendo, elegante.

Non è mica scontato che sia nero. Eh, no, sarebbe troppo semplice! È stato infatti notato, lo notarono due ricercatori a partire dagli anni ‘90 in Piemonte, tali Cucco & Malacarne, che una parte dei maschi che cantano e si riproducono sono grigi, come le femmine. Mistero, di primo acchito. Poi si scoprì che una quota dei maschi al secondo anno, nati cioè l’anno precedente, non muta nel piumaggio da adulto, ma è comunque fertile e si riproduce. Diventeranno neri nell’autunno seguente.

Il guizzo nero e rosso, Spaz per gli amici, si vede che è di casa, perché lo vedo sovente sulla grondaia, scende poi sulla tettoia dove facciamo cadere le briciole, canta più volte al giorno dall’antenna, dal tetto di fronte, dal nostro tetto. Sta cantando adesso, proprio adesso.

Insomma, il suo territorio è qui. A dir la verità uno o più codirossi spazzacamini ci sono sempre durante tutto l’anno, maschi e  femmine, poi naturalmente i giovani quando s’involano.

In primavera e fino all’autunno cantano sovente, d’inverno sono più silenziosi ma, come il pettirosso, sopportano a fatica i loro simili

E in montagna? In effetti è una specie che all’origine frequentava solamente ambienti aperti, con cespugli bassi, rocce e massi, tendenzialmente ben esposti. Ambienti che oggi sono in quota.

Ma siccome è un animale che tollera la nostra presenza e ha saputo approfittare delle opportunità di rifugio e cibo che senza saperlo mettiamo a sua disposizione, voilà, eccolo che ha colonizzato i nostri paesi di montagna, prima, e poi giù giù lungo le vallate e ormai in molte città di pianura.

I tetti e le case ricordano vagamente le rocce e le pietraie e poi non è mica l’unico che ha approfittato di noi.

La femmina non la si vede da giorni, certamente starà covando, il nido nascosto in qualche nicchia, in una delle case intorno.

È alla prima covata, poi dovrebbero seguirne una o due altre, fino all’estate.

Ho letto che la popolazione italiana è stimata da Brichetti in circa 400.000 coppie al massimo. Dunque a fine estate, quando tutte le covate sono involate, si possono stimare qualcosa come tre milioni di codirossi spazzacamini in giro per l’Italia. Un bel numero vero?

Alla fine dell’estate però qualcosa cambia. In montagna inizia a fare fresco, magari a nevicare, al Nord del continente europeo è ormai ora di partire.

E così molto codirossi spazzacamini nordici e montani si spostano.

Chi verso Sud: una quota dei nati in Germania, soprattutto, ma anche Polonia e Paesi dell’Est, viene osservata o ricatturata in Italia, in transito verso l’Africa, Libia e Marocco, o in sosta invernale lungo la penisola.

Chi verso le pianure, le coste e i centri abitati. Ma non tutti i giovani nati nel Nord Italia rimane nel nostro Paese, perché una parte migra verso il Nord Africa.

Quindi succede come per altre specie, come il pettirosso o il merlo: ci sono sempre pettirossi intorno a noi, ma non sono sempre gli stessi durante l’anno.

Phoenichurus, Linneo lo chiamò. Ovvero dal greco phoinix, porpora, lo stesso nome con il quale erano conosciuti i Fenici, che esportarono in tutto il Mediterraneo la porpora; e dal greco latinizzato oura, coda.

E poi si ripete nel nome specifico ocrhruros, ovvero dal greco okra, ocra e oura, coda. Quindi codirosso codarossa, potremmo dire.

Normalmente viene considerato un Turdide, e così l’ho imparato io, ma altri (Del Hoyo & Collar) invece lo considerano un Muscicapide, cioè più simile a un pigliamosche. Vabbe’, non sottilizziamo.

Credo sia interessante sapere che, essendo una specie di successo, è distribuita dalla Spagna a Ovest fino all’India a Est. Per questo ha sviluppato diverse sottospecie, alcune lo rendono molto simile all’altro codirosso, quello comune, ovvero Phoenicurus phoenicurus, migratore africano. Ad esempio la sottospecie P. p. semirufus, come si nota in questa foto.

Un guizzo nero e rosso atterra sulla ringhiera davanti alla finestra. Indugia, si inchina nervosamente alcune volte, su è giù su e giù… “che bello”, penso, “sarà venuto a trovarmi?”

Poi il mio ego incontra la logica… ah già, si specchia nei vetri e vede un altro maschio. “E chi sei tu? Che ci fai qui? Questo è il mio territorio!” l’intruso ha gli stessi atteggiamenti, non indietreggia. “Attento, c’è un umano, meglio allontanarsi”… e vola via.

Luca Giraudo

Luca Giraudo si appassiona all’avifauna intorno ai 22 anni. Questa passione parte comunque da lontano, da quando, intorno ai 12 anni, si appassiona di insetti e aracnidi. Grazie a questa spinta si avvicina al mondo dei parchi e nel 1992 prende l’abilitazione da Accompagnatore Naturalistico. Con una base più solida e l’esperienza di campo, riesce nel 193 a diventare guardiaparco presso l’allora Riserva Naturale del Bosco e dei Laghi di Palanfrè, poi accorpata nel Parco Naturale Alpi Marittime. Dal 2004 in poi, prima come tecnico e poi come funzionario tecnico, si occupa di molti progetti legati sia all’avifauna, come il Progetto Migrans, il Progetto Gipeto, i monitoraggi dei Galliformi e dei Passeriformi, sia all’ittiofauna e agli invertebrati, collaborando nel progetto ATBI. In questi anni segue numerosi progetti europei e coordina la Rete Osservatori Alpi Occidentali, che raccoglie le osservazioni di gipeto e altri avvoltoi.

Dal 2018, prima in aspettativa e poi definitivamente, lascia il Parco, dedicandosi alla nuova attività che nel frattempo ha sviluppato: ornitologo, guida ambientale escursionistica, istruttore di Nordic Walking, consulente sull’escursionismo per Comuni ed Enti locali. Per contatti www.lookingaround.it

 

 

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