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La pagina del Doc: meglio avere sale in zucca…che nel piatto!

Il sale da tavola, comunemente usato per esaltare il sapore delle preparazioni alimentari, ed in alcuni casi come agente conservante, a causa del suo notevole contenuto di sodio può indurre un aumento del rischio di sviluppare ipertensione arteriosa, condizione che a sua volta è associata a numerose e gravi problematiche cardiovascolari (infarto, ictus, ecc…)

Sappiamo infatti con certezza che un eccesso di questo minerale facilita fenomeni infiammatori, stress ossidativi e induce una crescente rigidità delle pareti arteriose; in pratica, non dovremmo ingerirne più di 1.500 mg al giorno, e poiché anziani e bambini sono ritenuti categorie più sensibili al problema, sarebbe bene che nella loro alimentazione la quantità di sodio fosse ancora inferiore.

Viceversa, una recente indagine condotta negli USA dai Centers for Disease Control and Prevention su oltre 4.200 bambini tra gli 8 e i 18 anni ha evidenziato che, in media, l’apporto di sodio nei giovanissimi risulta superiore a 2.200 mg/die, un quantitativo quindi decisamente troppo elevato.

A questo va poi aggiunto il fatto che consumare cibi troppo sapidi induce un senso di sete che talvolta viene sedato facendo uso non di semplice acqua, che sarebbe la scelta migliore per ottenere un ristoro, bensì di bevande gassate e dolcificate: e questo notoriamente accresce il rischio di sviluppare sovrappeso o obesità, incrementando ulteriormente i potenziali rischi cardiovascolari.

E’ possibile ridurre il quantitativo di sodio nella dieta per prima cosa ricordando che molti ingredienti lo contengono già naturalmente in quantità sufficienti, nonché privilegiando il consumo di frutta e verdura e di cibi a basso contenuto di grassi saturi. Inoltre è fondamentale limitare il consumo di alimenti troppo saporiti, come snacks e insaccati e, nella preparazione dei piatti, privilegiare le cotture al vapore o al cartoccio che, per natura, consentono agli alimenti di cuocere con i loro stessi succhi, esaltandone il sapore e senza richiedere una ulteriore aggiunta di sale. Come sana alternativa a quest’ultimo, può risultare utile, e altrettanto gustoso, ricorrere alle spezie e alle erbe aromatiche, oppure al succo di limone, o all’aceto.

Quest’anno, all’inizio del mese di marzo, è stata celebrata la settimana mondiale per la riduzione di sale promossa dal WASH (World Action on Salt & Health), associazione mondiale con partner in 95 Paesi, i cui obiettivi sono in linea con quelli del Programma Guadagnare Salute, promosso dal nostro Ministero competente in questa delicata materia.

Nell’ambito dell’iniziativa, sono stati sottoscritti anche accordi volontari con le industrie alimentari nonché con  le principali associazioni nazionali dei panificatori artigianali, col preciso intento di ridurre il contenuto di sale in una ampia gamma di prodotti disponibili sul mercato, a cominciare proprio dal pane, che risulta essere la prima fonte di sale nella dieta degli Italiani. Il consumo medio quotidiano pro-capite di esso nel nostro Paese oggi risulta infatti pari a 11 grammi per gli uomini e 9 per le donne, nettamente superiore quindi ai valori raccomandati dall’OMS.

Dovremmo quindi abituarci a leggere attentamente l’etichetta nutrizionale dei cibi che la presentano, scegliendo poi per ogni categoria quelli a minor contenuto di sale, restando ove possibile sotto la soglia dei 300 mg per etto, che corrispondono a 120 mg di Sodio.  Andrebbero limitati per questo anche insaporitori che ne sono ricchi, come dadi da brodo, maionese, salse, ketchup, nonché snack salati, insaccati, cibi in scatola, e alcuni formaggi; ma in realtà, come abbiamo visto, anche i prodotti da forno per questo aspetto risultano insidiosi, tanto che già una semplice fetta di pane, a seconda del tipo, può contenere il 15% del fabbisogno giornaliero raccomandato di sodio.

Questo genere di abitudine rivestirebbe una considerevole importanza anche sotto il profilo educativo per quanto concerne i giovanissimi, i quali così potrebbero imparare progressivamente ad apprezzare sapori diversi dal “semplice” salato, sviluppando le proprie preferenze gustative che costituiranno il cardine di una futura corretta dieta, basata su un’ampia varietà di cibi. Pertanto, in particolare nei primi 18 mesi di vita, viene decisamente sconsigliato aggiungere sale alle pappe dei bambini, anche perché è stato infatti ormai ampiamente dimostrato che i comportamenti alimentari acquisiti in età infantile, più o meno corretti, tendenzialmente vengono in seguito mantenuti pure da adulti.

Carlo Napolitano

Carlo Napolitano, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina  2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.

Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:
2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.
2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga
2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

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