Maternità surrogata, utero in affitto, ultima frontiera della schiavitù femminile

IL NOME DELLA MADRE SURROGATA NON COMPARE NEL CERTIFICATO DI NASCITA

Non sono napoletana ma, leggendo queste ineffabili realtà,  voglio gridarle come titoli di giornale, col fiato di uno strillone per la strada!

Il commento canoro spontaneo e indignato lo prendo da una bella canzone:

“Se revòtano ll’onne de lu mare, pe’ la “ schifezza “ càgnano culoreee…”

Notate la licenza poetica.

Forse proprio perchè c’è un detto napoletano che dice: “I figli so’ piezze ‘e core”, mi è venuta in mente Napoli…ma più o meno ovunque, tradotto in mille lingue, esprime la sostanza dell’unione inscindibile fra madre e figlio.

Elucubrazioni psicologiche ci vorrebbero convincere che le donne hanno l’invidia del pene!

Non ci sto, esimi “Freud vari e avariati “ !

Non si invidia un pene.

Chi nasce donna è felice di esserlo.

Sente la propria vita come un grande dono, sente la propria femminilità come una opportunità unica.

Sono le lune a dare il ritmo alla vita della donna, ogni mese, dopo lo sviluppo, si pensa al significato della vita, sappiamo che potremo essere madri, dare alla luce un essere vivente, che aiuteremo a crescere e  che potremo anche nutrire con il nostro latte.

Adesso, con gli impianti di ovuli e con uteri pagati per fare da contenitori, si fa un sopruso ai danni del più atavico e profondo istinto umano.

Non c’entra nessuna religione, né fede politica a far sentire quanto sia irriverente e violento questo snaturamento dell’origine della vita.

Ci sono perfino i prezzi, più o meno cari, per queste pratiche, che fanno sì che coppie eterosessuali o omosessuali possano avere fra le braccia un bambino strappato alla vera madre.

Le donatrici di ovuli si sottopongono a rischi notevoli legati alla stimolazione ormonale delle ovaie e alla seguente procedura di prelievo eseguita in anestesia generale.

Le ovaie della donna subiscono un vero intervento chirurgico. Il requisito indispensabile per le donatrici è un’ottima salute. La donna deve comunque realizzare che tale procedura non esclude complicazioni come la perdita delle ovaie o anche l’esito letale.

E’ una vera e propria industria che in varie parti del mondo sfrutta le donne a tale scopo, fornendo anche garanzie di rimborsi in caso di fallimento.

Tobia, figlio di Nicky Vendola è nato da un ovulo di madre californiana, bianca e bionda, che è stato poi impiantato nell’ utero di donna indonesiana che costa meno. Lo sperma è di Ed Testa, compagno trentottenne  del sessantenne Vendola.

Vendola ama quel bambino “come fosse suo”, ma certamente NON E’ SUO.

Il bambino è stato defraudato di un diritto naturale, il più grande e indiscutibile: avere una madre.

Caro Freud & company, chi è che ha invidia di qualcosa che non è suo? Ribalta il tuo assunto.

Se in Italia, come in molti speriamo, diventerà legale l’adozione anche per gli omosessuali e per i singoli, uomini o donne, credo che sarà un bene, visto quanti bambini vivono in tristi orfanotrofi, mentre potrebbero godere di affetto e benessere: ma un conto è adottare, un altro è presumere qualcosa che non esiste.

Questi uomini non si accettano,  sono loro ad avere una incredibile invidia degli organi riproduttivi femminili!

Non potendo partorirli loro, i figli, tentano di cancellare per legge il ventre materno!

Su internet si leggono i prezzi per queste pratiche che vanno dai 20.000 ai 140.000 euro, a seconda dei paesi dove sono legali. I meno cari sono India e Thailandia, in Algeria si spendono 40.000 euro, mentre i paesi più cari sono Usa, Inghilterra e Canada.

Ripeto che in questo giudizio negativo non c’entra né religione né politica.

Se eterosessuali o omosessuali ricorrono a queste pratiche non amano il bambino, vogliono solo l’illusione di avere un erede che assomigli in qualcosa a loro.

Potrà assomigliare ad uno solo della coppia, al donatore del seme, nel caso di coppia gay.

A questo punto, se proprio vogliono un figlio a loro somiglianza,  si facciano un clone!

Luciana Brusa

Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato tre romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ), ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ) e “Il peso nel ventre” con prefazione di Anna Marani Cortese ed. Sport & Work (2016). Dal 2013 collabora al giornale Sport & Work.

 

 

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