Categorie
numero 60 Socio politico

Marino, troppe domande non trovano risposte e troppi dubbi in questo tempo di caos

Marino: il sindaco demiurgo

Troppe domande non trovano risposta e troppi dubbi in questo tempo di caos.

Tempo di circostanze diaboliche e tempo patologico anche per la rappresentanza.

La rappresentanza politica, un paziente inglese che evirato e senz’ anima langue nella globalizzazione.
In altre parole, dov‘è finita la rappresentanza politica, è mai esistita?

Nessun prefetto timido, commissariamento alcuno o conduzione manageriale dell’ultima ora potrà’ mai consolarci per essere stati truffati proprio a Roma, primo comune d’Italia e piazza simbolica nella pancia delle istituzioni.

Una rete di almeno 101 usurai a dirigere la nostra vita cittadina mai innovata.
Un labirinto di corruttele su tutto…piccoli tangentisti alle frontiere dell’impossibile.

Colpisce la cattiva reputazione di una città’ globale e confusa, ormai regina solo di beghe privilegi e impedimenti.
Colpisce che Marino, il medico che ci doveva salvare, si senta “accoltellato” come Giulio Cesare.
Colpisce che egli stesso con maestria filosofica chiuda il sipario e lasci il teatro non da funzionario ma da attore di una democrazia che non si è realizzata e di un quadro politico che improvvisamente lo respinge.
Colpisce che se ne vada a piedi, come un cittadino qualunque, non più’ organo monocratico e rappresentante governativo ma indagato sui generis stile di vita pulito e come tutti sguardo troppo avanti per vedere la sporcizia nelle vasche delle nostre fontane.

Fuori il medico, curriculum di prim’ordine, gentile nei modi e composto nel respiro.
Fuori l’uomo civile nel cuore come io credo, forse il primo sindaco di standing anche internazionale che Roma abbia mai avuto. Esce di scena da perdente, da incapace come uno sprovveduto che non conosce il marketing della politica, qualche macchia qua e là, tra accuse e memorie difensive.

Un giaguaro “da macchiare” in carne ed ossa esibito con orgoglio ma classificato come politicamente irrisolto. Uscito forse dal cilindro sbagliato, quello di D’alema e per questo reietto e contestato dal suo primo esordio in Panda.
Ora pedala per se’ non più’ primo cittadino e modello di sostenibilità’, pedala senza gloria per le vie della città’.
Eppure si è’ impegnato per il tempo che ha avuto, ma resta incompreso e sottostimato.
Un sindaco preconcetto come una seconda moglie, curiosamente forte nel consenso elettorale ma in pari misura impopolare.
Un cittadino di prim’ordine diventato un untore.

Tanto da ricordare una canzone “ mi consegnerò’ se avrò’ finito il repertorio che invento nel mortorio del mio laboratorio…Ungo dove giungo…il mio cuore batte più’ delle battone quando porto confusione nella popolazione…”.
E un po’ di confusione c’è’ stata.

La peste è a Roma da anni, così’ la corruzione e dunque DAJE sì’, ma all’untorello Marino…..
C’è’ la peste a Roma che di sera è’ un dormitorio di sbarcati, barboni, dementi e nuovi poveri.

Sporcizia su sporcizia, cumuli di foglie nelle tenebre tra candele dell’altro secolo.
E mentre al buio i belli si confondono con i bravi che spadroneggiano, all’ombra dei grandi palazzi lumeggia qualche Faraone.

Per contro sciami di seminaristi ad illuminare il giorno così lindi nella loro grazia.
C’è la carestia in Italia e la peste è a Roma e ri DAJE sì, all’untorello Marino…..che entra chirurgo ed esce demiurgo.

Servirebbe un Super sindaco un vero supereroe con esse d’acciaio e non un piccolo premier “ducetto o scherzetto “ una sorta di Renzi da piccolo, oppure uno slot-robot a delinquere.
Marino, come diciamo a Roma, per sua disgrazia conosce anche il Manzoni .

Ignazio, politicamente imperfetto forse indelicato, è’ comunque persona di equità’ intellettuale … ed è per suo insindacabile giudizio che quel matrimonio si poteva fare…..
Ci chiediamo in questo tempo transgenico, particelle di dio al vento, dove va ora il pensiero della gente, dei tifosi , dei devoti, de piu’ derubati che presidiati, un commissario per ogni colle e una lupa del Campidoglio schierata e inamovibile, davvero di bronzo e quasi oscena in quel ruolo iconoclastico….

In campo i primi 46 imputati e tanti monitor, Rebibbia- Tribunale videoconferenza per politici affaristi appaltasti e “schiacciapollici”…i cinque stelle spingono, la lega fa festa.
Papa Francesco anatemizza sconfortato contro la disonestà che scala lo Stato Vaticano come un qualunque altro stato.

La peste è a Roma, e i metodisti della corruzione ne municipalizzano il morbo.
Da una sponda del Tevere all’altra, l’aria è strana, perché Roma è una, tanta quanto condivisa.

Questo sindaco uscente è già da consegnare alla storia, un chirurgo psichedelico a cavallo, un Marco Aurelio dimissionario infettato dagli eventi della politica.

Un alieno, un marziano che voleva colmare una voragine.
Il suo progetto forse una coscienza collettiva più laica e civile in una metropoli europea che davvero arranca.
Non è un reato, ne’ si può dire per questo che egli provenga da un ‘altro pianeta se non dal Pd.

La sua sala operatoria era composta da un capo del cerimoniale in maschera, un ragioniere, una collaboratrice storica e una carta di credito in plastica. Un team immancabile per un uomo solo.

Alle porte un‘ospitalità negata un matrimonio officiato da dimenticare.
Solo anticorpi contro peculato, usura, usi e costumi di corruzione da sette generazioni …
Anticorpi per le storie di sempre, traffici di cassonetti, mercati improvvisati, campi rom inadeguati e mille piccole discariche a cuore aperto. L’immenso business dell’accoglienza all’italiana.

Anticorpi per le droghe fuori dalle scuole, nelle discoteche, per ogni singola cicca, cewing gum, crepa o sanpietrino dissotterrato, contatore sventrato.
Anticorpi per strade in dissesto, semafori in “eterno” stand¬-by piante agonizzanti e centinaia di gelati ogni giorno schiantati a sfregio sull’asfalto , pizza al taglio appena abbandonata, lattine, vetro e plastica in ogni pubblico luogo, carta arruffata e cartoni agli angoli di ogni strada.
Anticorpi.

Monumenti sfregiati, statue mutilate, inestimabili bellezze offerte come perle ai porci e tante porcate per tutti, ricordini made in china, eterni anche quelli.
L’ Europa, che pure si è imposta per la salute l’igiene e la sicurezza ambientale dei Paesi membri in tema di corruttele corruzioni e corrotti è spenta, lavora per sottrazione, non trova efficace antidoto o brandisce armi piuttosto spuntate.

Una gestione puntuale della città’ a Roma è già emergenza.
I romani, ricattati su viabilità’, trasporti e per tutto ciò che nei paesi civili arriva come premio di cittadinanza, meritano da anni parchi sporchi e strutture fittizie e irraggiungibili.

I romani già dai tempi di Rutelli appaiono negletti in modo quasi sistemico come cittadini, vengono ignorati come persone e “stimati “solo come automobilisti o consumatori.
I romani dotati di ogni anticorpo come sempre attendono il giubileo.

Parlano con Cristo e parlano da soli, mentre i più tacciono.
Leattle Easter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *