MAR (Ra): la prima volta dell’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle

Il Comune di Ravenna in collaborazione con il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna, nell’ambito della VI edizione 2019 della Biennale di Mosaico Contemporaneo, realizzata grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, di Edison e della Regione Emilia-Romagna, con la partecipazione di Niki Charitable Art Foundation, presenta un’opera dell’artista franco – statunitense Niki de Saint Phalle, a Ravenna per la prima volta.

Un progetto a cura di Giorgia Salerno, un omaggio alla tradizione del mosaico ravennate attraverso una lettura contemporanea, linea questa sempre più consolidata nelle scelte espositive del museo e con l’intento di ampliare i rapporti con istituzioni e fondazioni culturali internazionali.

Vanitas è il titolo scelto per il progetto che espone una scultura in mosaico dalle grandi dimensioni raffigurante un teschio, realizzato da Niki de Saint Phalle nel 1988 con tessere in vetro specchiato e foglie di palladio, mentre è impegnata nella creazione delle sculture per il Giardino dei Tarocchi a Garavicchio, in Toscana. 
Parco artistico esoterico unico nel suo genere, il Giardino dei Tarocchi, viene aperto al pubblico nel 1998 dopo quasi venti anni dall’inizio dei lavori autofinanziati dall’artista, ed espone ventidue opere ciclopiche in acciaio e cemento, decorate interamente a mosaico con specchi, vetri e ceramica e dedicate ai simboli dei tarocchi.

Niki de Saint Phalle, donna colta e anticonformista, esponente del Nouveau Réalisme, ha dedicato la sua ricerca artistica principalmente alla figura femminile contrastando gli stereotipi sulla differenza di genere e affermando la libertà creativa attraverso la pittura, la scultura e il cinema. Ne sono esempi le sue Nanas, sculture monumentali di donne sinuose e colorate che realizza dal 1965, interrogandosi sul concetto di nascita e rinascita, suo personale contributo alla liberazione femminile (nello stesso anno in Francia una legge apre alla possibilità per la donna di lavorare senza il permesso del coniuge).

Nell’opera esposta al MAR, Tête de Mort I, Niki de Saint Phalle, svilisce la drammaticità della morte attraverso le grandi dimensioni della scultura e, ironicamente, afferma il superamento della fine con la continuità della vita.

Le tessere specchiate riflettono l’immagine di chi osserva, obbligando ad un confronto diretto, come memento mori, con il simbolo della fine, e contemporaneamente restituiscono la molteplicità dell’identità umana. Rifrazioni di personalità che si ricompone in una visione d’insieme.

L’opera scelta, non casualmente per Ravenna città dei mosaici e dei mausolei, rimanda chiaramente all’iconografia della vanitas e ad un tema particolarmente connotativo per il territorio, quello della vittoria della vita eterna sulla morte.  I monumenti funerari cittadini, come il mausoleo di Teodorico, quello di Galla Placidia, la lastra sepolcrale di Guidarello Guidarelli fino alla Tomba di Dante, sono esempi di come la vita, la cultura e le testimonianze storiche abbiano prevalso sulla morte terrena

Niki de Saint Phalle affronta l’iconografia del teschio e riprende gli stilemi delle antiche raffigurazioni scegliendo non solo la tecnica del mosaico ma utilizzando il potere riflettente dello specchio, inevitabile rimando all’arte musiva bizantina – ravennate, che si caratterizza in primo luogo per la lirica della luce, grazie all’utilizzo di tessere in pasta vitrea e oro zecchino, trascendendo verso una dimensione ultraterrena (verso il divino),  così come Tête de Mort I  oltrepassa la natura terrena per tramutarsi in vita eterna.

 

 

 

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