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La pagina del DOC numero 21

Malanni invernali, terapie e “fuoriporta”

INVERNO: aerosol… ma anche gite all’aria aperta (e pulita)

 La terapia inalatoria, indiscussa protagonista dei trattamenti per i malanni che nei nostri climi imperversano soprattutto nel periodo autunno-inverno, rappresenta una delle più antiche metodiche di cura nelle malattie delle vie aeree: si sa per certo, ad esempio, che in India, già 4000 anni fa, si utilizzavano i fumi di preparati a base di alcune piante.

Ma fu poi con lo sviluppo dell’industria dei profumi, avvenuto in Francia intorno alla metà del 1800, che vennero realizzati i primi apparecchi atomizzatori e nebulizzatori, considerabili come gli antenati dei moderni sistemi di erogazione dell’aerosol che utilizziamo al giorno d’oggi.

Il grande vantaggio che questo tipo di terapia consente è quello di riuscire ad agire direttamente col farmaco sui propri specifici organi bersaglio, cioè quelli dell’apparato respiratorio, e quindi evitare o quanto meno ridurre il bisogno di somministrarlo a livello sistemico. Ne deriva la possibilità di ottenere gli effetti desiderati con dosaggi più bassi, ad esempio di corticosteroidi, rispetto a quanto risulterebbe viceversa necessario se si utilizzasse la via orale o parenterale.

Questa metodica permette infatti di trasportare elevate concentrazioni del principio attivo direttamente ove ne sia richiesta l’azione, ed è abbastanza facile intuire come ciò ridimensiona oltretutto i rischi nei confronti di eventuali possibili effetti avversi, nettamente maggiori per una somministrazione sistemica che consenta di arrivare ad ottenere una risposta equivalente, sul piano dell’efficacia, a quella garantita dall’aerosolterapia. 

Un’altra caratteristica positiva dei farmaci somministrati per via aerosol consiste nella buona rapidità dell’entrata in azione dopo l’inalazione, e questo rappresenta un vantaggio non indifferente per alcuni pazienti, come ad esempio gli asmatici, che in fase di crisi possono lamentare una vera e propria dispnea, con quella che viene definita in maniera efficacemente descrittiva “fame d’aria”.

Ma va precisato che non tutti gli aerosol sono uguali, in quanto risultano influenzati dal tipo di farmaco, dalla sua formulazione e anche dall’apparecchio erogatore: quando si utilizza ad esempio un principio attivo in soluzione, anziché in sospensione, otteniamo particelle di dimensioni più ridotte (circa del 50%) e questa caratteristica consente una penetrazione più a fondo nelle vie aeree, in particolare se si trattiene un po’ il respiro al termine dell’inspirazione, e successivamente si espira prolungatamente.

 Per dare un’idea dell’ordine di grandezza di cui stiamo parlando, nell’apparato polmonare le particelle più “penetranti” risultano essere quelle con diametro inferiore a 2 micrometri, vale a dire la millesima parte di un millimetro.foto aerosol

 I nebulizzatori per aerosol possono essere di 2 distinte categorie: tipo jet oppure a ultrasuoni, e pur basandosi su differenti metodiche di funzionamento vantano molte caratteristiche in comune.

 Il primo tipo, definito anche meccanico, rappresenta il 90% degli apparecchi abitualmente in uso nel nostro Paese, e costituisce anche il genere di erogatore più adatto per i farmaci corticosteroidei – meglio se in soluzione – mentre quello ad ultrasuoni, ove un cristallo piezoelettrico emette vibrazioni ad alta frequenza, genera particelle più piccole, molto adatte agli asmatici che necessitano di accurata broncodilatazione, ma viceversa non può essere usato per le sospensioni di cortisone.

Attualmente la terapia inalatoria è lo strumento più utilizzato per il trattamento delle malattie polmonari nei bambini, dato che consente di ottenere elevate concentrazioni locali del principio attivo per mitigare la broncocostrizione e le infiammazioni acute e croniche delle vie aeree; ma vorrei qui ricordare che, soprattutto per i soggetti che vivono in zone urbane o suburbane soggette a inquinamento e smog, specialmente durante la stagione meno clemente, può giovare notevolmente anche un semplice, periodico stop all’esposizione a polveri sottili e particolato, autentici avvelenatori del nostro apparato respiratorio.gita fuori porta

Dato che non tutti possono permettersi soggiorni prolungati in montagna o al mare, è bene riflettere sul fatto che la semplice gita fuoriporta a cadenza settimanale o quindicinale, rappresenta comunque una benefica immersione in un contesto più salubre, che certamente contribuisce a “ripulire” le mucose delle vie aeree di grandi e piccini; in fondo, è proprio come cambiare l’acqua del vaso ai pesciolini, che infatti subito dopo questa operazione ossigenante sembrano quasi volerci manifestare gratitudine, dimostrando una ritrovata vitalità.

 

Carlo Napolitano

 

Carlo Napolitano, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina  2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.

 

Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:
2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.
2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga
2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

 

 

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