L’importanza del voto!

Il signor voterò

Sempre  più  siamo aggrediti da notizie o costatiamo di persona che chi ci amministra – i politici – per intenderci, è spesso coinvolto in storie poco pulite di tangenti, di mafia od al­tro, oppure esercita il cosiddetto “potere” come una sorta d’investitura divina, un dono affida­togli di­rettamente dal padre Eterno.

Posti di fronte a questi fatti ci chiediamo sempre più fre­quente­mente dove si sia na­scosta la cosiddetta “questione  morale” e le nostre rea­zioni posso­no essere di vario genere : appro­vazione incon­trastata del marciume che ci cir­conda, scettici­smo alle notizie, messa in stato d’accusa di perso­ne  e partiti, sconforto e ri­bellione che non controllata ha portato, negli anni 70, ad atti di terrorismo.

Certo, penso che soprattutto in questi casi siano lo sconforto e la rabbia a pre­valere, entrambi ali­mentati dal fatto di aver po­sto la nostra fidu­cia in perso­ne e partiti che né ricoprono le no­stre istanze e le nostre pro­blematiche, ne tantomeno – in questi casi – ci rappresen­tano, hanno la nostra delega !

Dicevo che il fattore domi­nante, è la rabbia  ali­mentata dall’impo­tenza all’azione; non è per­messo agli elettori esigere le dimis­sioni dei   “ trafficanti politici “; che calpestano le nostre de­leghe ed i  principi più ele­mentari della no­stra convi­venza sociale: onestà, coeren­za mora­le, coscienza e  cor­ret­tezza.

Infatti all’interesse per la collettività si contrap­pone l’interesse lot­tizzato e finalizzato in modo cliente­lare, inte­resse finalizzato sì alla collettività ma a quella di parte  o a quella parte che deve essere  “corteggiata”. Pur di fare adepti che nelle elezioni ingrosseranno le va­rie fila, tutto è leci­to; non credo di stupire nessuno af­fermando che le assunzioni in enti pubblici, ad ogni li­vello, in genere sono fatte più per lottizzazioni tesserarie  che per meriti o profes­sionalità; è comodo poi lamentarsi dei propri collaboratori! Il “potere” dà la possibilità di fare tutto ma…attenzione, è un bene effimero; una volta persolo si riceve quanto si è dato ! Non esiste più nessun tipo di immunità che possa bloccare i commenti o le azioni di chi si è sen­tito offe­so da colui che lo esercitava.

Non si deve rispetto a chi esercita il potere perché “investito di una missione di­vina”; non si deve rispetto a  chi amministra “allegramente” e si permette il lusso – per il ruolo ricoperto di scaricare sugli altri, collaboratori o no, gli umori giornalieri. E’ como­do strillare, soprattutto inti­morire ed intimare a chi  nel  momento contin­gente è su­bordinato, ma poi ? Non si esiga che si sia disposti a stare a tavola come se niente fosse, non si pretenda che si sia sempre dispo­sti a porgere cristianamente l’altra guan­cia. Si cerchi di essere almeno coerenti !

Dopo insulti, dise­ducazione e mancanza di umiltà non si pre­tenda il “ siamo tutti amici “ ! Non si può sem­pre tollerare e sop­portare questo utilizzo del potere da basso impero, ba­sato solamente  sulla  pre­sunzione, l’arroganza ed il clienteli­smo.

Allora ?

Non condividendo assolutamente la tesi del “ partito dello sfascio “, non ci resta che at­tuare nel nostro piccolo quanto già si è verifi­cato. Boicottare in massa le ele­zioni e il denunciare pubbli­camente marciume ed arro­ganza non ba­sta più. La gente è stanca, stan­chissima. Ogni tanto qualcuno dice :” la scheda è anche un pu­gno sul tavolo. E’ importante ! Molto più impor­tante dei programmi politici as­soluta­mente inter­cambiabili come gli abiti di un grande ma­gazzino. E’ rilevante che il cit­tadino ritrovi il senso dello Stato così umiliato e scon­fitto o congelato nei vari labirinti del potere.

Non è vero che l’italiano non capisce. Benché ignorante di politica, almeno quanto ne è nau­seato per indigestione forzata, il cittadino de­ve vo­tare. E’ uno dei rari modi in cui può ricor­dare  all’eletto   il   suo   compito  rappresen­tativo. Ed i politici si guardino bene dai comizi di piazza. Solo i leghisti ed i 5 stelle sono ancora in grado di man­dare qualcuno a fare da uditorio. Gli al­tri non ci troverebbero che i piccioni o qualche turista incu­riosito. Stiano attenti  alla televi­sione. Allo spettatore niente riesce più indigesto di un politico che gli parla di “salto di qualità”. Miracoli  da questa gente non pos­sia­mo aspet­tarcene. Ma un pic­colo sforzo per spiegarci in italiano come mai ci hanno portato dove siamo e cosa si ripromettono di fare per tirarcene fuori devono farlo. Ma lo  facciano  con  discorsi  di­messi  e  toni sommessi. Non vengano ancora una volta a parlare di “ riforme globali “ di           “ operazioni a monte “ di “ verifiche “ di “alternative “.

Dopo sett’antanni che se ne parla, non c’è più nessuno che prenda sul serio questo pen­siero. La politica, in Italia, è una chiesa (non me ne voglia quella vera), in cui i voti si danno, non si prendono. Chi li prende  o  finisce simoniaco  come gli altri o finisce eretico. Nel primo caso avrà  perso l’anima, nel secondo il tempo !

Abbiamo tutti biso­gno, parafrasando lo slogan della “ primavera di Praga “, di una politica dal volto umano, di un fare politica e soprattutto di persone che non ci amministrino nell’inte­resse di un partito, delle pro­prie tasche, del proprio pre­stigio; abbiamo bisogno di persone che non ci costrin­gano, dopo una loro stretta di mano, a lavarcela. Abbiamo bisogno di persone che non si facciano compatire per la loro arroganza che, ac­comunata all’ignoranza, sembra sia la dote necessaria a far carriera in politica. Abbiamo biso­gno di persone che non pretendano comunque stima, comprensione e rispetto se a loro volta non attuano questo comportamento.

…..Certo tutti concordiamo su queste cose, ne di­scutiamo, ci arrabattiamo; ci diciamo che oc­corre far finire questo co­stume che giorno dopo gior­no ci coinvolge; tutti vogliamo volti nuovi e pro­getti attuati……     Ma…..

Domenica pomeriggio, tra le diciassette e le diciannove la gente si muove di malavo­glia. La giornata si sta spe­gnendo, le macchine rien­trano in colonna dal fine settimana, gli spalti dello stadio brulicano di carte e bicchieri di pla­stica, la folla esce im­bambolata dalle sale cine­matografiche; i bambini sie­dono con i genitori al bar da­vanti alla coppa di gelato svuota, gli innamorati si ba­ciano sul portone. Sui tavoli di marmo delle latterie i pen­sionati cenano con una tazza di latte e due uova fritte. L’aria è diven­tata color violet­to; d’un tratto si accendono  i  lampioni  e  domani comincia una settimana nuova.

Arrivederci…………..ci  vediamo do­menica !!!

 

Franco Mauroner

Franco Mauroner, funzionario, ritirato dal lavoro, è stato responsabile della comunicazione istituzionale e trasparenza del Comune di Trezzano Sul Naviglio. Dal 2007 al maggio 2012 segretario particolare del Sindaco di Abbiategrasso e per il Comune di Trezzano Sul Naviglio in oltre un trentennio ha ricoperto le funzioni di funzionario dell’area sociale, dell’area culturale e dell’area informatica. Ha collaborato con Ancitel, servizio privacy on line, il gruppo creato per facilitare la collaborazione tra Garante Privacy, Anci, Ancitel, Upi, Uncem; inoltre è stato consulente per Anci risponde ed Anciform, Legautonomie, Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano, Associazione dei Comuni del Lodigiano, DTC PAL del Canavese, Consiel Enti Locali. Svolge attività di docenza e consulenza nella Pubblica Amministrazione in materia di applicazione della legge sulla trasparenza, del codice privacy, di diritto all’accesso, di comunicazione istituzionale. Ha pubblicato alcuni volumi e numerose pratiche per la pubblica amministrazione e ad oggi pubblica articoli e saggi su varie testate (Comuni in rete, Pa-Web, Il Sole 24 ore, Strategie Amministrative, Italia Oggi, Ascolodi, Ordine e Libertà).
Ha anche per il 2016 l’attestazione professionale di “comunicatore pubblico”, cioè responsabile della comunicazione istituzionale.

 

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