Sport & Work n.108 – 01/2018 – Anno 5 L’estrema bellezza di Marina

Dunque la bellezza può essere anche sedazione e profondo azzeramento della sofferenza. Questo privilegio per molto tempo e’ stato riservato solo a chi nei luoghi previsti poteva permetterselo.

Oggi a brevetti scaduti per la maggior parte degli antidolorifici, la democrazia del dolore puo’ fare il suo corso. L’agonia semmai è nell’utilizzo di un protocollo sempre troppo standard per ridurre al massimo le sofferenze della malattia, degli spasmi muscolari e della privazione di ossigeno degli ultimi giorni.

Con un personale medico incaricato che sin qui, in tema di sedazione, pare attenersi ad una liberalità deontologica, secondo coscienza e con poco dibattito.

Mentre il malato che di questo rito standardizzato (e a volte abbreviato) è la vittima diretta resta per lo più inascoltato nella sua peculiarità dignitosa e umana.

L’ alchimia per una buona morte è l’ultimo atto di un processo di civiltà che riguarda tutta la nostra vita. e non può essere più tumulato. Invece la percezione sin qui rilevata e il comune sentire pareva riguardassero non un diritto reale, ma un’ opzione discrezionale.

Quasi una sfumatura di pre-eutanasia per una morte silenziosa in un indefinito contesto di pietà.

Marina Ripa di Meana, donna innovatrice intanto e innata comunicatrice poi con un colpo di teatro a sorpresa ha sollevato la veletta contro un muro di omertà e stupidità.

E si è aperto un mondo.
Ha sdoganato la morte con due sole parole. “Fatelo sapere”.

Ho appreso dal Web e ho colto immediatamente la valenza di un gesto immenso che non voleva essere solo un saluto.

Dal 14 dicembre 2017, la legge sul testamento biologico è realtà anche se declinata sotto forma di disclaimer. Di fatto sancisce un utilizzo piuttosto circostanziato del consenso informato con l’aggiunta, pare, di più dettagliate e burocratiche incombenze per le soluzioni “bio” a seguire.

Niente di grandioso per ora ma almeno è una boccata di libertà.

Pensate al business del funerale e del suo indotto mai abbastanza indagato.

Un terziario in doppiopetto a dir poco stravagante. Un servizio senza volto a cui con piacere si voltano le spalle. Necessario quando proprio non se ne può fare a meno.

Chi non ha toccato ferro.. o non ha fatto le corna davanti ad un’agenzia funebre?

E allora di chi è la colpa di tanta prolungata insensatezza? Perchè in questo paese il dopo morte proprio non ce la fa ad assumere una dimensione sostenibile: sobria o almeno logica, nel rispetto dell’ambiente.

Se non ci sarà un cambiamento , il piano scientifico della legge Fornero ( mai cognome fu più appropriato) verra’ “allungato” al cimiteriale, per capire tutto ciò che ruota intorno alla cittadinanza fino in fondo. All’ambiente, ai diritti.

Altro che abolizione!

Ambiente che non è solo inquinamento e riscaldamento del pianeta ma un luogo intelligente in cui percepire la nostra multiforme esistenza.

Abbiamo realmente bisogno di cerimonie pompose e di quei numeri “memorabili” che incutono timore già dalla loro tragica e ripetitiva sequenza?

Sempre buona l’occasione per cadere nel ridicolo, nell’infiorata e nella spettacolarizzazione di un evento in fondo così umile. E qui le confessioni di appartenenza in che modo entrano in relazione con queste realtà consumistiche e accessorie?

Perchè non spendiamo i nostri soldi pubblici in modo pianificato invece di scaricare sul privato ogni onere di prestazioni compreso il costo del commercialista per capire cosa è deducibile e cosa non lo è?

Due minuti prima di morire non è meglio farsi un giro di shopping online e contemplare la Gioconda piuttosto che prefigurare un untuoso funerale classico come rito definitivo ?

Fa bene all’anima forse? Quasi mai.

Rispecchia il carattere del protagonista? Solo in parte.

Ne mortifica piuttosto l’individualità e dunque la bellezza.

Marina anche qui ha previsto tutto e se l’è goduta fino alla fine unica come sempre nella sostanza e con molta ironia estetica.

E’ nella libertà che si smuovono e si risvegliano le coscienze. L’unica cosa che uccide davvero è il gesto inutile e ripetitivo.

Questo il suo animo d’artista.

Chi è più stravagante dunque? Tradita dal corpo sì’, ma lucida nella testa, non si è fatta scappare il privilegio di esibire con capriccio la sua più gaia e lungimirante bellezza.

L’ultima bellezza di uno spirito allegro e davvero libero.

A sinapsi umide e con tono solenne con lei si riapre il tempo delle battaglie civili. Riprendiamoci anche la morte quale momento della vita.

Diamo un senso compiuto a questi anni di epitaffi, necrologi e commemorazioni di massa che inconsapevolmente e senza merito ci hanno avvicinato al tema del fine vita.

Vuoi essere crema o pernigotto? Cenere al vento o concime per girasoli?

E’ bene differenziarsi perché  qui l’omologazione non ci preserva e non salva nemmeno l’ambiente.

Impariamo da questa signora del gossip, che quello che resta davvero è la dimensione creativa della nostra vita fosse anche solo infedele o beffarda rappresentazione.

Consideriamo che nei prossimi 30 -40- 200 anni (ritornano i numeri giocateveli se volete) non sarà mai troppo tardi per essere artisti totali, nel modo più grottesco audace e personalizzato possibile.

Perché mettere in scena il proprio talento è sempre un ottimo esorcismo.

Ecco la massima:“ La medicina non è divertente ma c’è molta medicina nel divertimento”.

La medicina non è divertente ma quando gioca a fare la “drug queen” è molto, molto più utile.

Lina Tedesco

Lina Tedesco: correttrice di bozze ed appassionata segretaria di redazione di riviste aziendali bancarie, intrepida addetta stampa di ambienti creditizi, ha svolto incarichi in agenzie pubblicitarie, promoter, collaboratrice e venditrice di gallerie di arte contemporanea , conquistata dalla Rete con estrosità.

 

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