Lesioni muscolari: come sono classificate e come trattarle.

La lesione muscolare è un danno del tessuto contrattile, che può essere causato da una sola contrazione o da più contrazioni ripetute.

Solitamente avviene durante un’attività eccentrica, cioè durante la quale si richiede una contrazione muscolare in fase di allungamento e una maggiore espressione di forza, anche fino a tre volte maggiore rispetto a una concentrica che avvenga alla stessa velocità.

La zona del muscolo maggiormente colpita da questo tipo di lesione è la giunzione mio-tendinea, e cioè quello spazio dell’unità muscolare in cui gli elementi passivi (i tendini) si congiungono agli elementi attivi (le fibre muscolari); questa zona infatti, oltre ad essere un passaggio delicato in cui si modifica la natura cellulare del tessuto, è anche la meno vascolarizzata del sistema muscolare e per questo più soggetta a “sofferenza” nutrizionale.contrazione

I muscoli a essere maggiormente colpiti sono:

-quelli superficiali, rispetto a quelli profondi
-quelli formati dalle cosiddette fibre bianche, a contrazione veloce, rispetto a quelli formati dalle fibre rosse, a contrazione lenta
– pluriarticolari rispetto ai monoarticolari

Per gli arti superiori i muscoli più colpiti sono il deltoide e il bicipite brachiale; molto più comune il coinvolgimento, agli arti inferiori, di gastrocnemio (o gemelli o polpaccio) e ischio-crurali (i muscoli posteriori della coscia) che comprendono bicipite femorale, semitendinoso, semimembranoso e gracile. 

Le cause principali per cui avviene questo tipo di infortunio sono:

          squilibri muscolari: un gruppo muscolare è molto più forte rispetto al suo antagonista (es. il rapporto tra la forza
degli ischio-crurali, flessori di gamba, e del quadricipite, estensore, dovrebbe essere di 2/3 ma molto spesso invece  i flessori sono molto più forti);

        cattivo riscaldamento: la messa in moto della massa muscolare dovrebbe essere progressiva e non troppo intensa fin dalle prime fasi;

          poco allenamento;

          affaticamento;

          trauma diretto.

 

Molte volte l’espressione “lesione muscolare” viene usata come sinonimo di elongazione, distrazione, stiramento, strappo, contrattura, in realtà esiste una classificazione in base all’entità del danno provocato e quindi alla quantità di tessuto coinvolto:

         contrattura: dolore muscolare poco localizzato che insorge quasi sempre a distanza dall’attività sportiva dovuto ad alterazione diffusa del tono e imputabile ad affaticamento ma senza danni anatomici macro o microscopici;

     stiramento: episodio doloroso acuto ben localizzato e ben identificabile in anamnesi, che obbliga il soggetto ad interrompere l’attività, non per forza per impotenza funzionale. Non comporta lesioni macroscopiche, ma la rottura delle miofibrille o interruzione della conduzione neuromuscolare o lesioni submicroscopiche;

      lesione di I grado: coinvolge le fibrille e i mio filamenti (l’unità muscolo tendinea) senza perdita di continuità del tessuto;

        lesione di II grado: interruzione di un certo numero di fibre (< di ¾ della sezione muscolare in quel punto) senza coinvolgimento di porzioni muscolari macroscopicamente visibili;

     lesione di III grado: rottura ampia di porzioni di muscolo (> di ¾ della sezione muscolare in quel punto) clinicamenteevidenti, identificabile al tatto con un avvallamento e a volte con comparsa di edema diffuso.

 

Cosa fare? 

Fino a qualche anno fa si tendeva a seguire la regola del RICE:

     Rest: il riposo deve essere considerato come un importante “mezzo di allenamento” che consente all’atleta di sopportare e assorbire fisiologicamente i carichi di lavoro;

      Ice: da sempre la crioterapia è alla base dei trattamenti non farmacologici che si posso applicare su ogni tipo di trauma. Mettere inizialmente ghiaccio sulla zona dolorosa facilita ad accelerare e ridurre i processi infiammatori; importante è non tenere il ghiaccio più di 10-15 minuti altrimenti la vasocostrizione prolungata provocherà un effetto opposto di vasodilatazione, afflusso di liquido e ulteriore sangue (che è quello che vorremmo evitare);

          Compression: compressioni di debole entità possono facilitare il ritorno venoso, evitare la diffusione dell’edema e la formazione di eventuali trombi;

          Elevation: la posizione declive dell’arto al di sopra del livello del cuore facilita il ritorno venoso, il riassorbimento dell’edema e l’eliminazione delle cellule infiammatorie.

Da qualche tempo invece, al posto di RICE si segue la regola del MICE, dove la M significa Movement: infatti si è visto che il movimento, inizialmente di distretti o muscoli distanti a quello lesionato, può favorire il ritorno venoso e quindi la guarigione e il superamento della fase infiammatoria più velocemente rispetto all’approccio con Rest.

Dopo una prima fase acuta, in cui si posso anche effettuare bendaggi compressivi o con tape elastico, si può anche iniziare a muovere e attivare il muscolo colpito; al momento della lesione infatti le fibre di collagene e tessuto connettivo che circondano il muscolo si rompono e si è visto che durante la fase di guarigione ricrescono e si dispongono in maniera confusa.

Con il movimento e quindi la contrazione si dà alle fibre un aiuto per disporsi in maniera corretta e più ordinata, così che alla fine si creano cicatrici più elastiche e meno aderenti.

Quando si riprende l’attività fisica, in genere dopo circa tre settimane (a seconda del danno), ovviamente gli esercizi devono essere poco intensi e si deve allenare prima il muscolo a contrarsi in maniera concentrica (in accorciamento e con espressione di meno forza); dopodiché si può cominciare, senza carichi e pesi, ad abituare il muscolo all’attività eccentrica e pliometrica (ovvero con alternanza di contrazione concentrica ed eccentrica).

Erika Rancati

 Erika Rancati – laureata in Fisioterapia a Milano nel 2011. attualmente svolge la libera professione sia a domicilio che presso uno studio privato di Milano. Specializzata in bendaggio elastico(Kinesio Taping) e nel trattamento dei disturbi miofacciali (cicatrici, rigidità e disfunzioni muscolari). Ha frequentato un corso di Terapia Manuale secondo il concetto Maitland.

Per eventuali richieste e informazioni: erika.rancati@gmail.com

 

 

 

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